Non solo Trentini: chi sono gli altri 27 italiani detenuti a Caracas per motivi politici
- 9 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
L’annuncio delle prime liberazioni in Venezuela offre un barlume di speranza per la sorte degli italiani attualmente detenuti a Caracas. Stime raccolte da fonti diplomatiche indicano la presenza di circa 46 connazionali nelle carceri venezuelane, alcuni trattenuti per reati comuni ma un numero significativo — stimato in 27 persone — sarebbe detenuto per motivi riconducibili a prigionieri politici o a accuse di natura politica, spesso considerate pretestuose.
Detenuti e contesto
Le ragioni delle detenzioni sono state descritte come legate ad attività politiche, incarichi professionali o espressioni pubbliche ritenute scomode dall’attuale governo di Maduro. Tra i casi segnalati figura anche quello di Alberto Trentini, cooperante arrestato diversi mesi fa. Una parte degli arresti sembrerebbe essere avvenuta dopo le elezioni presidenziali del 28 luglio 2024, con almeno una dozzina di persone arrestate in quel periodo.
Il caso di Daniel Enrique Echenagucia
Tra i cittadini italiani, spicca la vicenda di Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore originario di Avellino e padre di due figli, arrestato insieme ad alcuni familiari il 2 agosto 2024. I familiari sono poi stati rilasciati, mentre di lui non si sono avute notizie per diverse settimane.
Secondo quanto è stato riferito dalla famiglia, Echenagucia risulta trattenuto in regime di isolamento nel carcere El Rodeo I, situato a Guatire, a circa 30 chilometri da Caracas. Le condizioni di salute comunicate dai familiari sono preoccupanti: soffrirebbe di asma ed avrebbe perso molti chili a causa della detenzione prolungata.
La scomparsa e il ritrovamento di Mario Burlò
Un altro caso che ha destato attenzione è quello di Mario Burlò, imprenditore torinese scomparso il 12 novembre 2024. I familiari avevano denunciato la mancanza di contatti prolungata e segnalato l’assenza di motivazioni chiare per la sua detenzione.
Burlò, che nel 2024 si era recato in Venezuela alla ricerca di opportunità imprenditoriali, era già stato coinvolto in passato in un processo per presunti legami con la ‘ndrangheta, dal quale era stato assolto in via definitiva. La figlia aveva riferito di non averlo visto dal novembre 2024 e di aver avuto solo sporadici contatti telefonici nei mesi precedenti. Risulta ora incluso nell’elenco delle persone liberate.
Il rilascio di Biagio Pilieri e la detenzione a El Helicoide
Tra i rilasciati figura anche Biagio Pilieri, giornalista e politico italo-venezuelano di origini ragusane, noto per il suo impegno nell’opposizione. Pilieri era stato trattenuto nel carcere noto come El Helicoide, struttura spesso citata per le pratiche di isolamento e per i duri interrogatori a cui sono sottoposti i detenuti.
Il sessantenne, ex deputato e leader del partito di opposizione Convergencia, era stato arrestato il 28 agosto 2024 con l’accusa, a suo dire, di sostenere l’opposizione. Il suo caso era seguito con attenzione sia a livello consolare che da osservatori interessati ai diritti umani.
Altri nomi e prospettive diplomatiche
Oltre ai casi già citati, nell’elenco dei connazionali detenuti per motivi politici compaiono nomi come Luigi Gasperin, recentemente liberato a Caracas, Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi, Perkins Rocha e Hugo Marino, quest’ultimo segnalato come scomparso dal 2019. In passato, un altro oppositore italiano-venezuelano, Amerigo De Grazia, era stato trattenuto per oltre un anno prima di essere liberato nell’agosto 2025.
La presenza di cittadini italiani in carcere in Venezuela ha sollevato richieste di maggiore trasparenza e intervento consolare. Le autorità diplomatiche italiane sono chiamate a monitorare le condizioni di detenzione, a garantire l’accesso a assistenza legale e sanitaria e a sollecitare informazioni precise dalle controparti venezuelane.
Il quadro complessivo sottolinea la complessità delle questioni legate a casi di presunta detenzione a scopi politici: si pone la necessità di verifiche giudiziarie indipendenti, di un monitoraggio internazionale continuo e di interventi che possano tutelare i diritti fondamentali dei detenuti, in particolare quando emergono segnali di trattamenti inadeguati o di isolamento prolungato.