Il digitale italiano cresce ma resta sul filo: energia e dazi lo frenano
- 6 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il settore digitale italiano sta crescendo, ma lo fa su basi ancora fragili e non prive di rischi.
Secondo l’ultimo studio realizzato da associazioni di settore insieme a società di consulenza, la tecnologia agisce da motore per l’economia, mentre il resto del sistema mostra segnali di rallentamento a causa di fattori esterni come i dazi e il costo dell’energia.
Rallentamento al 2028
Nel primo semestre del 2025 il mercato digitale ha registrato una crescita del 3,2% raggiungendo circa 40,5 miliardi di euro. La previsione di chiusura per il 2025 conferma lo stesso tasso di incremento, con un valore atteso pari a circa 84,2 miliardi di euro.
Per il triennio successivo lo scenario ipotizza un moderato rallentamento: la crescita dovrebbe scendere gradualmente fino al 2,8% nel 2028, portando il mercato a sfiorare i 91,5 miliardi di euro. Si tratta di una traiettoria positiva ma meno dinamica rispetto agli anni recenti.
Il passo dell’economia
Lo scenario globale pesa sulle prospettive locali. Secondo il documento di previsione dell’OCSE, la crescita economica mondiale dovrebbe scendere dal 3,3% del 2024 al 3,2% nel 2025 e al 2,9% nel 2026, un percorso che riduce lo slancio per investimenti e domanda.
I provvedimenti commerciali adottati dai partner internazionali, in particolare dai Stati Uniti, hanno già modificato comportamenti e flussi: si è registrato un anticipo degli scambi, seguito da segnali di rallentamento, mentre la fiducia dei consumatori rimane debole. In questo contesto la crescita dell’Italia è prevista su ritmi contenuti, attorno allo 0,6% per il 2025 e il 2026.
Il traino di Servizi Ict e AI
Sotto la superficie, però, il comparto digitale mostra elementi di forza: non sono più le sole infrastrutture a guidare la crescita, ma soprattutto le attività legate a servizi avanzati e innovazione.
I Servizi di rete registrano una flessione (-1,1% nel primo semestre) soprattutto per il calo della fonia e per la maturità del mercato mobile. A compensare il risultato sono i Servizi Ict, che crescono a ritmi elevati grazie alla domanda di consulenza, integrazione e gestione dei sistemi, con un incremento intorno al 7% nel periodo considerato.
Il segmento Software e Soluzioni Ict continua a espandersi (+3,5%), sostenuto dall’adozione di piattaforme, middleware e architetture ibride che integrano cloud pubblici e privati. Anche i dispositivi mostrano segnali di ripresa (+2%), trainati dalla sostituzione tecnologica e da nuovi cicli di acquisto.
In particolare, la domanda legata all’AI e ai servizi digitali gestiti si sta trasformando in un fattore strutturale: le imprese investono in automazione, analisi dei dati e soluzioni intelligenti per ottimizzare processi e prodotti.
I contenuti digitali e la pubblicità online crescono in maniera significativa, intercettando tempo e spesa dei consumatori. Il digital advertising, le applicazioni, il gaming e l’intrattenimento mobile consolidano la loro rilevanza economica e sociale, diventando voci stabili nei bilanci di famiglie e imprese.
Implicazioni per politiche e imprese
La fotografia del settore evidenzia alcune priorità: servono investimenti coerenti in infrastrutture digitali, politiche di formazione per colmare il gap di competenze e incentivi alla ricerca e sviluppo per sostenere la competitività delle imprese.
Le scelte pubbliche su regole, incentivi fiscali e governance dei dati influiranno sul ritmo di adozione delle tecnologie emergenti. Allo stesso tempo, le aziende devono pianificare strategie che combinino modernizzazione dei sistemi, sicurezza informatica e sviluppo delle competenze interne.
Nel complesso, il settore digitale rappresenta una leva fondamentale per la trasformazione economica del Paese, ma la piena realizzazione del suo potenziale dipenderà dalla capacità di affrontare vincoli esterni, carenze infrastrutturali e sfide legate alla manodopera qualificata.