Giubileo all’ultimo atto: Papa Leone XIV chiude la Porta Santa

Oggi, martedì 6 gennaio, Papa Leone XIV presiederà la chiusura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro; all’evento parteciperà anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Con la chiusura si volterà pagina rispetto all’Anno Santo appena concluso e si cominceranno a guardare i preparativi per il 2033, anno in cui la Chiesa celebrerà i duemila anni dalla Redenzione.

Il Giubileo 2025, inaugurato da Papa Francesco e proseguito sotto il pontificato di Leone XIV, ha richiamato a Roma un afflusso straordinario: complessivamente si sono registrati circa 33.475.369 pellegrini provenienti da tutto il mondo.

Impiego delle forze dell’ordine per la chiusura

Per garantire la sicurezza durante gli eventi legati al Giubileo è stato mobilitato un ampio dispositivo di ordine pubblico e servizi di supporto, che ha operato sulla città e nei luoghi chiave legati alle celebrazioni.

Roberto Massucci ha detto:

“L’impegno sul fronte della sicurezza va considerato il risultato di un insieme istituzionale: il sistema Paese ha visto all’opera oltre 70.000 operatori — polizia, carabinieri, Guardia di Finanza — con il contributo della polizia locale, della protezione civile e dei servizi pubblici che hanno lavorato insieme per garantire la sicurezza di milioni di pellegrini.”

Tra le strutture e i corpi coinvolti figurano la Polizia, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la polizia locale, la Protezione Civile e i servizi municipali come Atac, Ama e il servizio sanitario Ares 118. L’impegno congiunto ha riguardato controlli, gestione dei flussi, assistenza ai pellegrini e coordinamento logistico su larga scala.

Anno Santo e il tema della pace

Il tema della pace è stato centrale durante tutto l’Anno Santo, con appelli e riflessioni che hanno richiamato l’attenzione sulle crisi in diverse aree del mondo e sul bisogno di solidarietà internazionale.

Leone XIV ha chiesto:

“Una pace disarmata e disarmante.”

La dimensione internazionale del Giubileo ha portato a Roma rappresentanti e pellegrini provenienti da Paesi segnati dal conflitto; tra le crisi più presenti nel dibattito pubblico ci sono state quelle che riguardano Gaza e Ucraina. Oltre alle comunicazioni mediatiche, molte testimonianze sono arrivate dai volti e dalle storie delle persone che, pur sotto la minaccia delle armi, hanno voluto essere presenti alle celebrazioni giubilari.

Nel corso dell’Anno Santo si sono susseguiti incontri istituzionali e diplomatici significativi: tra questi, il faccia a faccia nella Basilica di San Pietro tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, avvenuto il 26 aprile in occasione del funerale di Papa Francesco. Il pontefice appena eletto ha inoltre avuto colloqui ripetuti con leader internazionali: ha incontrato il Presidente di Israele Isaac Herzog, il Presidente palestinese Abu Mazen e ha avuto colloqui con il Presidente ucraino.

Tra gli altri incontri di rilievo si segnala la ricezione del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, che nei giorni precedenti era stato tra gli ultimi leader politici a incontrare personalmente Papa Francesco nella residenza pontificia di Casa Santa Marta.

Durante tutto il Giubileo non sono mancati gli appelli per la pace nelle preghiere pubbliche e nei momenti liturgici, rilanciati sia dall’eredità di parole e gesti di Papa Francesco sia dalle espressioni del pontificato di Leone XIV.

Significato pastorale e impatto organizzativo

Il Giubileo 2025 lascia un’eredità articolata: sul piano pastorale ha rappresentato un’occasione di rinnovamento spirituale e di solidarietà universale; sul piano organizzativo ha messo alla prova capacità di coordinamento, sicurezza e accoglienza da parte delle istituzioni cittadine e nazionali.

Gli oltre 33 milioni di pellegrini hanno sollevato questioni pratiche e politiche relative alla gestione dei grandi eventi, alla mobilità urbana, all’assistenza sanitaria e alla cooperazione tra enti pubblici e organismi di pronto intervento. Le esperienze maturate durante questo Giubileo saranno utili per pianificare eventi futuri e per definire modalità operative in vista dell’appuntamento del 2033.

La conclusione dell’Anno Santo segna quindi un momento di valutazione e di riflessione per la Santa Sede, le autorità civili e le comunità locali: occorrerà capitalizzare le pratiche organizzative, le reti di solidarietà e le azioni per la sicurezza per sostenere iniziative religiose e sociali di larga scala nei prossimi anni.



Author: Tony
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