L’ultimo balzo di Bitcoin nasconde segnali d’allarme mentre i volumi spot si prosciugano

Bitcoin e l’intero mercato delle criptovalute hanno mostrato segnali di ripresa nelle ultime settimane, ma le condizioni di liquidità sottostanti appaiono sorprendentemente deboli, secondo i dati onchain forniti da Glassnode. Questo quadro conferma e amplia le preoccupazioni già evidenziate in un’analisi pubblicata a novembre da CoinDesk in merito a una liquidità di mercato sensibilmente ridotta dopo il crollo di ottobre.

Dati sui volumi

I dati più recenti mostrano che sia il volume spot di Bitcoin sia il volume spot aggregato delle altcoin sono scesi ai livelli più bassi dall’ultimo novembre, nonostante nelle stesse settimane i prezzi abbiano registrato rialzi. Questa divergenza — aumento dei prezzi con calo dei volumi — è un segnale tipico di una partecipazione al mercato in assottigliamento e di una domanda superficiale alla base della recente forza di prezzo.

Il volume spot misura l’attività reale di acquisto e vendita sulle piattaforme di scambio ed è un indicatore fondamentale dell’interesse di mercato concreto. In condizioni normali, salite di prezzo sostenute sono accompagnate da volumi crescenti, a indicare l’ingresso di nuovo capitale e compratori. Nel caso attuale, invece, i volumi spot non solo non sono aumentati insieme ai prezzi, ma si sono ridotti fino a raggiungere minimi annuali, sottolineando la mancanza di un’ampia partecipazione dietro i movimenti recenti.

Eredità del crollo di ottobre

L’analisi pubblicata a novembre da CoinDesk documentava come la liquidità sulle exchange centralizzati — inclusa la profondità di mercato per Bitcoin e Ether — non si fosse completamente ristabilita dopo la cascata di liquidazioni di ottobre. In quella fase furono liquidate posizioni leva per un controvalore di circa 19 miliardi di dollari in poche ore: l’evento non solo ha annullato scommesse eccessive, ma ha rimodellato la struttura sottostante del mercato.

In particolare, la profondità dei libri d’ordine è rimasta strutturalmente più bassa rispetto al periodo precedente alla svendita. Questa nuova baseline di liquidità più povera deriva in parte dal ritiro di operatori di mercato e fornitori di liquidità, rendendo i mercati più superficiali e meno capaci di assorbire ordini di grandi dimensioni senza provocare movimenti di prezzo significativi.

Implicazioni per trader e mercato

La conseguenza pratica è un incremento della vulnerabilità a oscillazioni amplificate: con meno quote ferme e meno market maker attivi, anche ordini relativamente grandi possono causare scostamenti pronunciati di prezzo. Questo quadro accentua il rischio di improvvise correzioni anche in presenza di trend di breve termine apparentemente positivi.

Ad oggi Bitcoin viene scambiato intorno a 93.500 dollari, dopo un rialzo del 7,5% dall’inizio dell’anno, ma la natura di questo avanzamento — realizzato su volumi molto contenuti — pone diversi segnali di allerta per gli operatori. La fragilità della domanda sottostante suggerisce che il rialzo potrebbe essere fragile e facilmente invertito in caso di shock esterni o di ordini di vendita importanti.

Per gli investitori e gli operatori professionali diventa quindi cruciale monitorare indicatori di liquidità come il volume spot, la profondità dei libri d’ordine e la presenza di fornitori di controparte, oltre a considerare strategie di gestione del rischio adeguate alla maggiore probabilità di slippage e volatilità. Anche le decisioni di regolatori e le condizioni macroeconomiche potranno amplificare o attenuare questi rischi nel medio termine.