Il pm di Caltanissetta ricorre in Cassazione sulla pista nera: è morta Anna Falcone, sorella del magistrato ucciso
- 5 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Anna Falcone, sorella maggiore del magistrato Giovanni Falcone, è morta all’età di 95 anni. Prima di tre fratelli, insieme alla sorella Maria aveva contribuito alla costituzione della Fondazione Falcone, dedicando la propria attenzione, in modo discreto e riservato, alla memoria del giudice e alla diffusione dei valori di legalità.
Con il suo carattere riservato, Anna Falcone aveva limitato gli interventi pubblici, scegliendo un impegno antimafia soprattutto fatto di sostegno silenzioso. Negli ultimi anni aveva accettato un incontro con l’ex calciatore Fabrizio Miccoli, che le aveva chiesto scuse in seguito a frasi offensive rivolte alla memoria del fratello emerse in intercettazioni.
Roberto Lagalla ha dichiarato:
«La scomparsa di Anna Falcone rappresenta un momento di profondo cordoglio per la città di Palermo. Con il suo stile riservato e la sua straordinaria dignità ha custodito e onorato la memoria del fratello, contribuendo insieme a Maria alla nascita della Fondazione. A nome dell’amministrazione comunale esprimo il più sentito cordoglio alla famiglia, riconoscendo il valore morale che il nome Falcone rappresenta per la comunità.»
Indagini sulla strage di Capaci
La vicenda giudiziaria collegata alla strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta, resta al centro di sviluppi rilevanti. La Procura di Caltanissetta ha presentato un ricorso in Cassazione contro la decisione della gip Grazia Luparello, che ha respinto per la seconda volta la richiesta di archiviazione relativa alla cosiddetta «pista nera», ovvero l’ipotesi di possibili mandanti esterni alla mafia.
Il ricorso contesta l’ordinanza della gip per presunta «abnormità del provvedimento» e mira a ottenere una verifica presso la Corte di Cassazione, l’organo di suprema giustizia che può stabilire se l’iter processuale sia conforme alle norme e alle garanzie procedurali. La controversia evidenzia la complessità delle indagini, che alternano richieste di archiviazione e nuove esigenze istruttorie.
Salvatore De Luca, procuratore di Caltanissetta incaricato di seguire gli accertamenti sulle stragi, ha descritto la «pista nera» come «zero tagliato», precisando tuttavia che restano aperti più filoni investigativi. Questa definizione indica che quella specifica ipotesi è valutata con scetticismo dagli inquirenti, ma non è esclusa in assoluto la necessità di ulteriori approfondimenti su diversi elementi del fascicolo.
La prima richiesta di archiviazione relativa a possibili «mandanti esterni» risale al maggio 2022: la gip Grazia Luparello dispose allora nuove indagini, indicando 32 punti di verifica, fra i quali accertamenti sulla figura di Stefano Delle Chiaie. Nel dicembre 2024 la Procura ha ripresentato una nuova istanza di archiviazione, che è stata nuovamente respinta dalla gip, la quale ha chiesto approfondimenti, fra l’altro, sull’interesse che il giudice Paolo Borsellino avrebbe avuto riguardo a un collaboratore, Alberto Lo Cicero.
Le dichiarazioni di Alberto Lo Cicero
Negli atti è presente un colloquio del 5 giugno 2007 tra Alberto Lo Cicero e il pm Gianfranco Donadio, emerso dopo il ritrovamento di una informativa del capitano dei carabinieri Antonio Cavallo nell’archivio della Direzione nazionale antimafia. Quel colloquio è ora oggetto di attenzione perché contiene dichiarazioni sulle presunte frequentazioni e incontri avvenuti a Palermo nel 1992.
Alberto Lo Cicero ha dichiarato:
«Ho visto Delle Chiaie a Palermo nel 1992 e ricordo un incontro tra lui e Mariano Tullio Troia nello stesso anno.»
Alberto Lo Cicero ha dichiarato:
«No, Troia andava da Delle Chiaie? No, Delle Chiaie andava da Troia
Alberto Lo Cicero ha dichiarato:
«Ho visto la macchina blu più di una volta sul luogo della strage di Capaci, con dentro Delle Chiaie. Erano in tre.»
Alberto Lo Cicero ha dichiarato:
«Il discorso di Capaci fu portato dalla politica; l’ultimo pezzo lo ha fatto Delle Chiaie.»
Queste dichiarazioni, se confermate da riscontri oggettivi, possono influire sulla ricostruzione degli eventi e sulle ipotesi investigative relative a mandanti esterni. Va ricordato che Stefano Delle Chiaie è deceduto nel 2019 e non è mai stato formalmente indagato per la strage di Capaci, circostanza che complica eventuali sviluppi processuali.
La complessità del quadro giudiziario sottolinea l’importanza del ruolo degli uffici inquirenti e della Corte di Cassazione nel dirimere questioni procedurali e sostanziali. Le parti coinvolte proseguono nelle rispettive azioni: la Procura cerca di ottenere l’annullamento delle disposizioni della gip per proseguire nell’archiviazione, mentre la magistratura di verifica sollecita approfondimenti per chiarire eventuali responsabilità oltre il perimetro mafioso tradizionale.