Lasceranno davvero la California i miliardari delle criptovalute dopo la nuova tassa?

Un sindacato ha proposto in California una misura che prevede una tassa sugli attivi del 5% per i residenti il cui patrimonio netto supera 1 miliardo di dollari, scatenando reazioni forti da parte di alcuni tra gli investitori più ricchi della tecnologia e delle criptovalute.

La proposta, depositata alla fine del 2025, sostiene che la nuova imposta potrebbe raccogliere fino a 100 miliardi di dollari da circa 200 contribuenti molto facoltosi, compensando in parte riduzioni di finanziamento federale al programma sanitario statale.

Per arrivare al voto popolare nelle elezioni del novembre 2026 la misura dovrà raccogliere circa 850.000 firme valide; fino a quel momento rimane una proposta in via di raccolta delle firme e non una legge.

Contenuto della proposta

Il testo prevede due componenti principali: una imposta annuale del 5% sul valore complessivo degli attivi per i residenti con patrimonio superiore a 1 miliardo di dollari e una tassa una tantum di 1 miliardo per i residenti con oltre 20 miliardi di patrimonio. Si tratta di una tassazione sulla ricchezza misurata sugli attivi piuttosto che sul reddito, quindi comprensiva di guadagni non realizzati.

Reazioni da parte dell’industria tecnologica e cripto

Tra gli investitori e i fondatori più in vista con residenza in California sono già arrivate minacce di trasferimento altrove, con ragionamenti che evidenziano il possibile impatto su spesa privata, filantropia e attività economiche generate dalla loro presenza.

Jesse Powell ha detto:

“Si tratta di un furto; questa tassa potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso. I miliardari porteranno via con sé la spesa, gli hobby, la filantropia e i posti di lavoro.”

Hunter Horsley ha detto:

“Molti di coloro che hanno contribuito a rendere grande questo stato stanno valutando in silenzio di andarsene o hanno già deciso di trasferirsi nei prossimi 12 mesi.”

Chamath Palihapitiya ha affermato:

“Persone con un patrimonio netto collettivo di circa 500 miliardi di dollari hanno già lasciato lo stato per evitare quella che considerano una confisca degli attivi proposta come ‘tassa sui miliardari’.”

Argomenti a favore e preoccupazioni fiscali

I critici avvertono che l’esodo dei grandi contribuenti ridurrebbe le entrate statali: minore presenza di individui ad alta ricchezza può tradursi in diminuzione della spesa locale, minori donazioni e un calo delle imposte indirette legate alle loro attività.

Hunter Horsley ha detto:

“Quando i miliardari se ne vanno, se ne va anche il gettito. Se le entrate calano, lo Stato dovrà o ridurre spese e servizi o aumentare le tasse per chi resta, senza garantire maggiori benefici.”

Su posizioni opposte, chi sostiene la misura indica che la tassa sulle grandi ricchezze finanzierebbe programmi statali fondamentali, in particolare la sanità pubblica, e che il gettito stimato potrebbe essere consistente anche dopo possibili spostamenti di alcuni contribuenti.

Mobilità del capitale e trasferimenti

Alcuni osservatori del settore sottolineano che, nell’era digitale, il capitale è più mobile che in passato e che startup e imprese distribuite possono spostare attività e persone con maggiore facilità rispetto al passato.

Nic Carter ha detto:

“Il capitale è oggi più mobile che mai: le startup distribuite o globali sono ormai la norma, anche su larga scala.”

Cosa dicono le analisi sulla migrazione dei ricchi

Studi e analisi condotti in diversi paesi suggeriscono che la paura di un massiccio esodo dei più ricchi in seguito all’introduzione di imposte sulla ricchezza può essere sovrastimata. Ricerche che hanno esaminato paesi nordici e il Regno Unito dopo riforme fiscali indicano che solo una frazione minima delle famiglie più ricche si è effettivamente trasferita per motivi fiscali.

In particolare, analisi storiche mostrano tassi di migrazione annua dei milionari stabilmente inferiori all’1% in molteplici periodi e contesti, mentre i trasferimenti spesso vengono influenzati da fattori familiari, reti sociali e legami imprenditoriali più che esclusivamente da motivazioni fiscali.

Evidenze sugli effetti sulle entrate statali

Esperienze recenti mostrano che anche in stati o regioni che hanno incrementato la pressione fiscale sugli alti redditi o sulla ricchezza, il numero di individui con patrimoni elevati può continuare a crescere e che lo Stato riesce comunque a raccogliere entrate significative per finanziare servizi pubblici.

Gli economisti e gli analisti fiscali ricordano però che la struttura del sistema fiscale, la qualità dei servizi pubblici e la presenza di attività economiche locali determinano in modo più complesso la decisione di restare o trasferirsi.

Questioni politiche e narrative pubbliche

La discussione pubblica ha assunto anche toni politici: alcuni imprenditori accusano la gestione statale di sprechi e frodi come giustificazione per opporsi alla tassa, mentre i sostenitori della misura sottolineano la necessità di nuove risorse per sostenere servizi essenziali.

David Sacks ha detto:

“Perché la California dovrebbe avere una tassa sulla ricchezza? Per finanziare frodi massive. Gli stati conservatori non hanno nemmeno l’imposta sul reddito; i democratici rubano e poi incolpano i creatori di lavoro.”

Accuse di irregolarità e richieste di interventi federali sono emerse in altri contesti statali, ma spesso tali affermazioni richiedono verifiche e procedimenti ufficiali prima di poter essere confermate.

Stato del processo e prospettive

Al momento la proposta deve ancora completare la raccolta firme e il suo inserimento ufficiale sul ballot permane incerto; se raggiungerà il voto dei cittadini e otterrà l’approvazione, entrerà in vigore secondo i tempi previsti dalla normativa statale e potrà essere oggetto di ricorsi giudiziari.

L’effetto finale sul tessuto economico della California dipenderà da molte variabili: quanti ricchi sceglieranno effettivamente di trasferirsi, come risponderanno imprese e capitali, l’andamento dei mercati e le scelte politiche successive dello Stato per adattare bilancio e servizi.

La misura solleva interrogativi rilevanti sul rapporto tra equità fiscale, competitività territoriale e capacità di finanziare servizi pubblici in un contesto dove la mobilità internazionale e interstatale del capitale è più alta rispetto al passato.