Debito pubblico, scenari 2026: spread record in area 50, gli investitori puntano su Italia e Spagna
- 3 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Avanti con un forte focus sulle emissioni rivolte al piccolo risparmiatore, un progressivo allungamento delle scadenze medie con la possibile riapertura del capitolo dei «matusalem bond» a 50 anni, e l’attenzione verso opportunità di collocamento in valute estere come il dollaro per intercettare la domanda internazionale sul debito italiano. Queste sono le direttrici principali della strategia sul debito per il 2026, in un contesto che vede una possibile rivalutazione dei Paesi considerati periferici dell’area euro come Italia e Spagna rispetto alla Germania.
Strategia del debito per il 2026
La strategia per il prossimo anno poggia su tre pilastri: la continuità nell’offerta dedicata agli investitori retail, l’allungamento della vita media del portafoglio titoli e la valutazione di collocamenti in valute estere per diversificare la base degli acquirenti. Il ricorso a strumenti di lungo termine mira a stabilizzare il profilo di rifinanziamento e a sfruttare il buon interesse delle famiglie.
Nel confronto fra economie avanzate, la Spagna risulta favorita da prospettive di crescita più robuste — secondo il Fmi la crescita stimata per il 2025 è stata indicata attorno al 2,9% — mentre la Italia beneficia di un bilancio più prudente che potrebbe consentirle di uscire da procedure di infrazione europee. Questi fattori, insieme all’andamento dei tassi tedeschi, hanno contribuito al restringimento degli scarti rispetto al bund.
Alcuni analisti valutano per il 2026 uno spread sul bund per la Italia nella forchetta 50-60 punti base e per la Spagna tra 30 e 40 punti base, in un quadro in cui i rendimenti tedeschi potrebbero risalire verso area 3%, livelli non visti dal 2011, anche per via dell’indebitamento della Germania dedicato a investimenti in difesa e infrastrutture.
Le incognite
Non mancano però fattori di incertezza. Il fabbisogno dello Stato per il 2025 è migliorato rispetto alle precedenti stime, ma rimangono due elementi critici: una crescita economica in Italia ancora modesta e l’elevata volatilità dei mercati finanziari globali, che potrebbero tradursi in correzioni particolarmente rilevanti nelle Borse statunitensi.
Un altro elemento di rischio è legato alla politica monetaria della Fed, che dopo aver segnalato aperture a misure non convenzionali potrebbe vedere tensioni politiche nelle fasi di rinnovo della governance. Le scelte della banca centrale statunitense influenzano direttamente i flussi di capitale e i rendimenti globali, con conseguenze sulla domanda di titoli sovrani europei.
Emissioni di titoli di Stato
Le linee guida sul debito per il 2026 indicano che le emissioni lorde di titoli di Stato a medio-lungo termine dovrebbero collocarsi tra 350 e 365 miliardi di euro, a fronte dei circa 380 miliardi registrati nel 2025. La riduzione pianificata riflette una strategia di gestione attiva del calendario delle scadenze e della domanda.
È previsto il proseguimento dell’offerta rivolta agli investitori retail per ampliare e diversificare la base degli acquirenti: la quota detenuta dalle famiglie sul debito pubblico è infatti aumentata significativamente negli ultimi due anni, raddoppiando fino a rappresentare una porzione più rilevante del mercato.
Nel disegno di gestione del portafoglio, il segmento decennale manterrà un ruolo centrale, fungendo da riferimento per l’intera curva dei rendimenti nominali e quale leva operativa nell’ottica dell’allungamento della vita media del debito pubblico.
Ipotesi Btp Valore e Btp Italia
Fra gli strumenti che potrebbero tornare in calendario figura il Btp Valore, già utilizzato con due emissioni nel 2025 per circa 31,5 miliardi di euro. Il ritorno di questo prodotto consentirebbe di rafforzare l’offerta retail con titoli destinati al risparmio domestico.
Il Tesoro e il Mef potrebbero inoltre valutare il ripristino del Btp Italia, un titolo indicizzato all’inflazione che in scadenza porterà al rimborso di un ammontare attorno a 6,45 miliardi. La scelta di reintrodurre il prodotto dipenderà dall’analisi del profilo inflattivo e dalla domanda da parte degli investitori domestici.
Il documento di fine anno disegna anche una mappa delle scadenze su cui il Tesoro intende calibrare l’offerta, privilegiando strumenti che contribuiscano a una composizione del debito più resiliente e meno sensibile a shock di mercato.
Sul fronte delle emissioni in valuta estera, l’ipotesi di collocamenti in dollaro risponde alla necessità di intercettare investitori internazionali e diversificare le fonti di finanziamento. Questa opzione apre però alla gestione del rischio di cambio, che richiede strategie di copertura e attenta valutazione dei costi associati.
In sintesi, la strategia per il 2026 combina un rafforzamento del canale retail, l’allungamento delle scadenze e la possibile apertura a mercati valutari esteri per bilanciare domanda e offerta: scelte che mirano a stabilizzare il profilo di finanziamento pubblico, pur dovendo fare i conti con rischi macroeconomici e mutamenti delle condizioni finanziarie internazionali.