Glencore a Portovesme rallenta il passo: piani a velocità ridotta per le linee bismuto e litio
- 2 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Dal progetto per l’estrazione di litio dal riciclo delle batterie esauste alla linea di zinco ormai inattiva e priva di investitori, fino alla possibile valorizzazione del bismuto, molte questioni restano aperte per il futuro dello stabilimento metallurgico di Portovesme, nel polo del Sulcis Iglesiente, dove fino a pochi anni fa si producevano piombo, zinco, oro, argento, rame e acido solforico.
Due anni fa lo stabilimento ha iniziato a spegnere progressivamente le linee produttive a causa dei costi energetici elevati: prima la linea del piombo, ritenuta non più competitiva, poi la linea dello zinco. Queste chiusure hanno innescato tavoli di confronto con le istituzioni e proposte di rilancio che sono state discusse anche nel corso dell’incontro avvenuto un anno fa nella sala riunioni dello stabilimento alla presenza dei ministri Adolfo Urso e Elvira Calderone, della sottosegretaria Fausta Bergamotto e della presidente della Regione, Alessandra Todde.
La situazione della linea dello zinco e la ricerca di investitori
La linea dello zinco è rimasta ferma per l’onere energetico diventato insostenibile. Tra le ipotesi valutate è quella di un ingresso di nuovi operatori industriali interessati a rilevare o gestire il segmento produttivo, ma a distanza di un anno non sono emerse soluzioni immediate. L’azienda ha avviato interlocuzioni con il Mimit e con Invitalia, condividendo dati tecnici e informazioni necessarie per individuare possibili investitori disposti a sviluppare progetti alternativi nell’area di Portovesme.
È prevista a breve la possibilità di una visita da parte di Invitalia per verificare lo stato effettivo degli impianti e delle aree di interesse, un passo necessario per incentivare iniziative di reindustrializzazione o per definire piani di dismissione ordinata. Queste valutazioni richiedono tempi, studi economici e garanzie sulla sostenibilità dei nuovi insediamenti produttivi.
Il progetto per il litio: opportunità industriale e vincoli normativi
Tra i progetti più rilevanti figura quello per la produzione di litio partendo dalla cosiddetta black mass, la frazione ricca di metalli ottenuta dalla triturazione e dalla lavorazione delle batterie esauste. L’iniziativa prevede un investimento superiore ai 400 milioni di euro e la capacità di recuperare non solo litio, ma anche nickel, rame, manganese e cobalto, oltre a una componente acquosa derivante dal processo.
Tuttavia il progetto è rallentato da questioni amministrative e regolamentari: manca infatti una normativa chiara sull’utilizzo e sulla gestione della black mass, e dalle prime consultazioni con le autorità competenti emergono criticità nell’iter autorizzativo. A questi limiti si aggiungono vincoli di filiera, a partire dall’assenza diffusa in Europa di gigafactory per la produzione delle celle, che condiziona la disponibilità e la continuità dell’approvvigionamento di materiali rigenerati.
Per superare tali ostacoli sono necessarie decisioni politiche coordinate a livello nazionale e interventi normativi che definiscano chiaramente le procedure di gestione, i requisiti ambientali e le condizioni per gli incentivi pubblici, nonché un coinvolgimento strutturato di agenzie pubbliche e soggetti privati per attrarre capitali e tecnologie.
La fonderia di San Gavino e il ruolo del bismuto
Nel frattempo il progetto nella fonderia di San Gavino procede con gradualità. La produzione di leghe triple è pianificata per proseguire per tutto il 2026, assicurando la piena occupazione degli impianti nel prossimo biennio. Parallelamente prosegue lo studio tecnico sul bismuto, un metallo che si ricava dalla raffinazione del piombo e che, pur operando in un mercato di nicchia, ha applicazioni strategiche in settori come la medicina e l’aerospazio.
Valorizzare il bismuto potrebbe offrire una nuova vocazione produttiva per la struttura, aumentando il valore aggiunto del ciclo metallurgico locale e diversificando l’offerta produttiva della filiera.
Implicazioni sociali, occupazionali e ambientali
Le scelte industriali e le decisioni amministrative avranno impatti significativi sull’occupazione e sull’economia del Sulcis Iglesiente. La riattivazione di linee o l’avvio di nuove produzioni post-rilancio possono ricreare posti di lavoro diretti e indotti, ma richiedono garanzie di sostenibilità economica e ambientale nel medio-lungo periodo.
Dal punto di vista istituzionale, il coordinamento tra il Mimit, Invitalia e la Regione è cruciale per accelerare percorsi autorizzativi, attrarre investimenti e strutturare piani di riconversione industriale. Parallelamente occorre monitorare gli aspetti ambientali legati al trattamento di scarti e al riciclo delle batterie, per rispettare le norme europee e italiane su emissioni e gestione dei rifiuti speciali.
Nei prossimi mesi sarà importante seguire l’evoluzione delle interlocuzioni istituzionali e gli eventuali sopralluoghi tecnici, che definiranno tempi più certi per la possibile riaffermazione produttiva dell’area e per la concretizzazione degli investimenti annunciati.