Sovraffollamento, suicidi e autolesionismo: la sfida delle carceri nel 2026
- 1 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Secondo il rapporto redatto dai volontari di Antigone, il numero delle persone detenute continua a crescere, mentre la capacità ricettiva del sistema resta insufficiente e le condizioni materiali e sanitarie in molte strutture risultano critiche.
Volontari di Antigone affermano:
“180 persone in più ogni mese: questo aumento non può essere spiegato con un generale incremento della criminalità.”
Aumento dei detenuti e dinamiche dei reati
I dati citati nel bilancio mostrano che, nel primo semestre del 2025, i reati denunciati sono stati 1.140.825 contro i 1.199.072 dello stesso periodo dell’anno precedente, con una diminuzione del 4,8%. I volontari evidenziano che l’incremento della popolazione carceraria non è dunque spiegabile con una crescita dei fatti criminosi denunciati.
Volontari di Antigone osservano:
“A crescere non è la criminalità, ma l’uso della detenzione come risposta quasi esclusiva ai conflitti sociali, alle fragilità e alle marginalità.”
Capienza e sovraffollamento
Il rapporto segnala che la capienza del sistema penitenziario è ulteriormente diminuita e che il fenomeno del sovraffollamento strutturale ha raggiunto livelli ritenuti intollerabili: mancano quasi 18.000 posti rispetto alle presenze effettive, con un tasso nazionale di affollamento del 138,5%.
Volontari di Antigone riportano i casi più critici:
“Il tasso di affollamento raggiunge il 247% a Lucca, il 243% a Vigevano, il 231% a Milano San Vittore, il 216% a Brescia Canton Monbello, il 215% a Foggia, il 211% a Lodi, il 209% a Udine e il 201% a Trieste.”
Condizioni materiali e servizi
Le visite effettuate segnano criticità diffuse nelle strutture: problemi al riscaldamento e all’acqua calda, carenza di celle con doccia, e mancanza di spazi destinati alla socialità, alla formazione e al lavoro. Queste carenze compromettono la dignità delle persone detenute e ostacolano percorsi di recupero e reinserimento.
Volontari di Antigone riportano alcuni dati di dettaglio:
“Nel 10% degli istituti visitati il riscaldamento non era sempre funzionante; nel 45,1% erano segnalati problemi con l’acqua calda. Oltre la metà delle carceri (56,3%) presenta ancora celle prive di doccia. Nell’8,5% degli istituti mancano spazi per la socialità, nell’8,6% non esistono ambienti esclusivi per scuola e formazione, e nel 31% non ci sono locali per attività lavorative come falegnamerie o laboratori.”
Autolesionismo e salute mentale
Il rapporto sottolinea anche la diffusione di fenomeni legati alla sofferenza psichica e al disagio: atti di autolesionismo, tentativi di suicidio e frequenti isolamenti disciplinari. Questi indicatori richiamano la necessità di rafforzare i servizi psico-sanitari all’interno e all’esterno delle carceri.
Volontari di Antigone segnalano i numeri relativi agli eventi critici:
“Negli istituti visitati si registrano in media 16,7 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, 2,6 tentati suicidi e 16,4 isolamenti disciplinari ogni 100 persone detenute.”
Dalle oltre 100 visite effettuate è emerso che l’8,9% delle persone detenute presentava una diagnosi psichiatrica grave al momento dell’accesso; il 20% assumeva regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi e il 44,4% faceva uso di sedativi o ipnotici. Il rapporto evidenzia come gli psicofarmaci siano spesso impiegati come principale strumento di gestione dell’ordine interno, talvolta in assenza di percorsi terapeutici e di supporto adeguati.
Implicazioni e possibili interventi
L’insieme delle osservazioni contenute nel bilancio porta a considerare misure strutturali e politiche: riduzione del ricorso alla detenzione per rispondere a conflitti sociali e marginalità, potenziamento dell’offerta di misure alternative, investimenti in infrastrutture carcerarie e in servizi psico-sanitari, oltre a programmi concreti di formazione e lavoro per favorire il reinserimento.
Per affrontare il problema è necessaria una risposta coordinata tra il Ministero della Giustizia, le amministrazioni locali, il sistema sanitario e il terzo settore, così da coniugare sicurezza, rispetto dei diritti e percorsi di recupero che riducano la recidiva e migliorino le condizioni di vita delle persone detenute.