È morto il ciclo quadriennale?

Bitcoin ha chiuso il 2025 a un livello inferiore rispetto a quello di inizio anno, segnando la prima volta in cui la criptovaluta retrocede in un anno successivo a un halving.

Per halving si intende il dimezzamento periodico, approssimativamente ogni quattro anni, della ricompensa destinata ai miner: questo riduce il numero di nuove monete che entrano nel mercato e storicamente ha influenzato i cicli di prezzo.

In passato il meccanismo ha prodotto una sequenza relativamente ripetuta: una fase di accumulo seguita da un forte rialzo post-halving, il picco del mercato, una correzione marcata e poi un mercato ribassista pluriennale. Episodi simili si sono osservati dopo i halving del 2012, del 2016 e del 2020.

Questa volta, però, il modello si è interrotto: nonostante l’ultimo halving sia avvenuto nell’aprile 2024, il prezzo del BTC è sceso di oltre il 30% rispetto al record storico di ottobre, chiudendo l’anno su livelli inferiori a quelli di partenza.

Interpretazioni e reazioni del mercato

Più commentatori del settore hanno interpretato il fatto come la fine del ciclo quadriennale tradizionale.

Vivek Sen ha scritto su X:

“La ciclicità quadriennale è ora ufficialmente morta.”

Armando Pantoja ha osservato invece che il mercato è cambiato radicalmente con l’ingresso di nuovi attori istituzionali e prodotti strutturati.

“Il mercato ha nuovi partecipanti, le crypto non sono più quelle del 2016 o del 2020. ETFs, istituzioni e bilanci aziendali non operano come il retail guidato dall’hype. Bitcoin ora è influenzato da fattori macro: reagisce a liquidità, tassi, regolamentazione e geopolitica, non a un calendario di halving perfetto.”

Pantoja ha aggiunto che il halving continua a essere rilevante nella prospettiva dell’offerta, ma che la disponibilità di strumenti finanziari e linee di credito per i miner attenua l’impatto automatico del taglio della creazione monetaria.

Posizioni contrastanti tra operatori ed esperti

Nel corso del 2025 alcuni dirigenti e analisti di rilievo, tra cui Cathie Wood, Arthur Hayes, Matt Hougan e Hunter Horsley, hanno sostenuto che la teoria del ciclo quadriennale appartiene al passato, soprattutto alla luce della crescente partecipazione istituzionale.

Tuttavia altri osservatori ritengono che il ciclo non sia scomparso, ma che si sia trasformato e interagisca con variabili macroeconomiche più ampie.

Markus Thielen ha detto:

“Il ciclo rimane intatto, ma non è più dettato esclusivamente dai tagli programmati all’offerta.”

Implicazioni pratiche per investitori e miner

L’evoluzione descritta ha conseguenze concrete. L’ingresso di ETFs e capitali istituzionali modifica le dinamiche di liquidità e la velocità con cui grandi volumi possono essere allocati o ritirati dal mercato, rendendo i movimenti meno riconducibili a pattern puramente tecnici.

Per i miner, la possibilità di accedere a finanziamenti e strumenti di copertura attenua l’effetto immediato di un dimezzamento della ricompensa: alcuni operatori possono sostenere estrazioni anche con ricavi inferiori, mentre altri ottimizzano costi ed efficienza.

Fattori macroeconomici come la liquidità globale, i tassi d’interesse, le decisioni di politica regolamentare e i conflitti geopolitici possono sovrapporsi e in alcuni periodi prevalere sul tradizionale effetto-ciclo, rendendo le previsioni più complesse.

Nel complesso, gli analisti suggeriscono di integrare nei modelli previsionali variabili macro e flussi istituzionali oltre alle metriche on-chain storiche, poiché la meccanica del halving resta importante ma non più esclusiva nella determinazione dei prezzi.

Resta dunque aperto il dibattito su quanto il ciclo quadriennale continuerà a guidare il mercato delle criptovalute e su come investitori e operatori debbano adattare strategie e strumenti di gestione del rischio in uno scenario più integrato con la finanza tradizionale.