Terrorismo, il nipote di Hannoun in interrogatorio racconta di essere stato messo in contatto con Hamas

Mohammad Hannoun evita il confronto frontale con i magistrati: durante l’interrogatorio di garanzia ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere e si limiterà a rendere dichiarazioni spontanee davanti al Giudice per le indagini preliminari.

Dettagli sull’interrogatorio

L’interrogatorio odierno segue l’arresto dell’architetto, effettuato dai pubblici ministeri e dalla Direzione Nazionale Antimafia con l’accusa di aver finanziato il movimento Hamas, per un presunto flusso di circa 7 milioni di euro dal 2001 a oggi.

La scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere è stata definita dalla difesa come una mossa cautelativa, volta a evitare dichiarazioni premature mentre gli atti dell’indagine vengono ancora esaminati.

Materiale probatorio e utilizzabilità

I difensori indicano che il fascicolo contiene una mole molto ampia di documentazione: oltre diecimila pagine, secondo quanto riferito in udienza, che richiedono un’analisi approfondita prima di prendere posizione in modo definitivo.

Emanuele Tambuscio ha detto:

“Ci sono oltre diecimila pagine di atti che devono essere studiate.”

Al centro dell’indagine, oltre agli accertamenti svolti dalla Digos e dalla Guardia di finanza di Genova, ci sono documenti pervenuti dall’estero: atti e carte raccolti dalle autorità di Israele durante le operazioni militari successive all’attacco del 7 ottobre 2023.

I legali sollevano dubbi sulla piena utilizzabilità di tali elementi processuali, sostenendo che alcune prove potrebbero essere state formate nel corso di attività militari e pertanto potrebbero essere acquisite con modalità che ne condizionano l’impiego in sede giudiziaria.

Tra i documenti citati figura un verbale del 2013: l’interrogatorio reso dalla polizia israeliana a Muhammad Awad, oggi trentottenne, il cui reperimento e modalità di acquisizione sono oggetto di chiarimenti da parte degli investigatori.

Nel contesto di quell’atto, la posizione di Awad è stata inquadrata come dichiarazione resa nell’ambito di un procedimento giudiziario, con la qualifica processuale tipica del testimone.

Presunti rapporti con Hamas e soggetti collegati

Secondo le dichiarazioni acquisite agli atti, Awad avrebbe attribuito al proprio zio il ruolo di intermediario non solo verso organizzazioni di soccorso per i civili palestinesi, ma anche verso strutture e persone con vincoli, sempre secondo l’accusa, con il movimento Hamas.

Muhammad Awad ha detto:

“Ho ricevuto la lista di attivisti di Hamas da mio zio Muhammad: mi aveva chiamato a dicembre 2012 e mi ha detto che c’era un importo di 200.000 shekel (circa 40.000 euro all’epoca) che mi sarebbe arrivato e che io avrei dovuto distribuirlo ad attivisti e prigionieri affiliati a Hamas detenuti in Israele in quel periodo. Lui disse che mi avrebbe fornito i nomi e i numeri di telefono dei loro genitori e io ho accettato.”

Nel racconto emergono nomi e contatti: tra questi, la figura di Rateb Zaidan, indicato come noto esponente del movimento e citato con l’alias Abu Abdullah, nonché altri riferimenti identificati come Abu Shahed e Abu Ahmad. Sempre secondo le dichiarazioni, tramite questi contatti sarebbero state convogliate risorse per sostenere le famiglie di persone considerate martiri dal movimento.

Viene inoltre citata l’associazione Al Nour, ritenuta dalle autorità estere collegata a strutture riconducibili a Hamas, tramite la quale sarebbero state canalizzate risorse verso beneficiari segnalati dagli interlocutori.

Implicazioni giudiziarie e quadro istituzionale

Le contestazioni mosse nei confronti dell’indagato rientrano nella disciplina penale relativa al sostegno a organizzazioni considerate terroristiche, con riflessi sia sul piano della responsabilità penale personale sia su quello degli strumenti patrimoniali eventualmente impiegati.

In sede giudiziaria saranno valutate la rilevanza e la prova degli elementi raccolti, l’eventuale utilizzabilità di atti prodotti all’estero durante operazioni militari e il contraddittorio tra accusa e difesa. La collaborazione investigativa internazionale e la qualità delle acquisizioni documentali saranno determinanti per l’evoluzione del procedimento.

Dal punto di vista procedurale, la posizione dell’indagato, la richiesta di misura cautelare e le decisioni del Giudice per le indagini preliminari dipenderanno dall’esame critico degli atti, dalle deposizioni ritenute ammissibili e dagli ulteriori sviluppi investigativi richiesti dai pubblici ministeri.



Author: Tony
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