Garante dei minori accusa la stampa: nel caso della famiglia nel bosco violata la carta di Treviso
- 29 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
De Febis ha richiamato l’attenzione sull’impatto diretto che le fotografie e le riprese video diffuse dai media hanno avuto sulla quotidianità dei figli della coppia anglo-australiana coinvolta nella vicenda, sottolineando come l’invadenza informativa abbia portato i bambini a rinunciare al gioco all’aperto per evitare di essere fotografati.
Impatto sulla vita quotidiana dei minori
Secondo quanto segnalato, la diffusione di immagini e filmati ha modificato abitudini e spazi di libertà dei minori, riducendo la possibilità di svolgere attività ricreative in sicurezza e riservatezza. Questo fenomeno solleva interrogativi non soltanto di natura emotiva, ma anche di tutela della privacy e del benessere psicofisico dei più giovani.
De Febis ha osservato:
“La pressione costante dell’informazione rischia di alterare la percezione dei fatti e di produrre uno sbilanciamento mediatico evidente rispetto ad altri casi, altrettanto delicati, che riguardano minori, ma che non ricevono la stessa attenzione.”
Influenza sulla procedura giudiziaria
Il Garante ha anche espresso preoccupazione per la possibile influenza della copertura mediatica sull’andamento della procedura giudiziaria, richiamando la distinzione tra i tempi della giustizia e quelli dell’informazione. Quando la narrazione pubblica è intensa e continua, aumenta il rischio di compromettere il diritto a un processo equo e la corretta percezione dei fatti nella collettività.
In questo contesto è fondamentale ricordare i principi della presunzione di innocenza e dell’imparzialità, che costituiscono pilastri del sistema giudiziario e richiedono che le informazioni diffuse siano verificate e contestualizzate, senza anticipare giudizi.
Critiche alla copertura mediatica
Tra le critiche mosse ai mezzi di comunicazione vi è l’accusa di dare rilievo a informazioni inesatte o parziali, costruendo servizi basati su elementi non verificati e su prese di posizione estreme. Questo tipo di narrazione può danneggiare la dignità dei minori coinvolti e creare false aspettative o pregiudizi nell’opinione pubblica.
De Febis ha dichiarato:
“Da troppo tempo si assiste a una narrazione continua, spesso non supportata da una reale conoscenza dei fatti, caratterizzata da prese di posizione estreme e da informazioni non verificate. Si continua a parlare dei bambini, delle loro condizioni di vita, del loro passato, di presunti aspetti sanitari e scolastici, arrivando a costruire interi articoli e servizi televisivi su notizie rivelatesi inesatte.”
Appello a un cambiamento di approccio
Da qui l’invito a modificare l’approccio alla copertura informativa della vicenda, privilegiando il rispetto, la riservatezza e la responsabilità professionale, con l’obiettivo di salvaguardare l’interesse superiore dei minori. Un atteggiamento più prudente da parte dei media contribuirebbe a contenere gli effetti nocivi sulla vita privata e sul percorso giudiziario delle persone coinvolte.
De Febis ha concluso:
“Quando si parla di minori e adolescenza, la tutela dei diritti, della dignità e della riservatezza deve rimanere il punto fermo e imprescindibile. Il rispetto, in questi casi, è la prima e più concreta forma di protezione.”
Per approfondire e prevenire situazioni analoghe, è opportuno che operatori dell’informazione, istituzioni e professionisti del settore socializzino linee guida chiare su etica e pratiche di reportage che coinvolgono minori, oltre a promuovere percorsi educativi sulla tutela della privacy e sul ruolo delle autorità competenti nella protezione dell’infanzia.