Fisher: borse davvero in bolla? il rapporto prezzo/utili non è una bussola infallibile

Molti investitori danno per scontato il valore predittivo del rapporto P/E e di altri indicatori di valutazione, considerandoli strumenti infallibili. Questa fiducia spiega perché gli attuali livelli elevati dei P/E globali suscitino preoccupazione, con la conseguente paura che possano trascinare al ribasso anche le azioni considerate “sottovalutate” in Italia.

È però importante sottolineare che le valutazioni, prese isolate, non determinano la direzione dei mercati azionari. La storia mostra ripetutamente che un P/E alto di per sé non costituisce una previsione affidabile sull’evoluzione dei corsi.

Valori come il rapporto prezzo/fatturato (PSR), ideato e impiegato dagli analisti da oltre quarant’anni, e il P/E vengono spesso esaltati come strumenti di market timing. L’idea comune è semplice: P/E bassi indicano titoli “sottovalutati” e invitano ad acquistare a basso prezzo, mentre P/E elevati suggeriscono bolle e attese di rendimenti futuri più deboli, quindi la strategia sarebbe “vendere in alto”.

Tuttavia, questa logica risulta empiricamente debole. Per valutare l’efficacia di questi indicatori è utile ricorrere a strumenti statistici che misurano quanto una variabile spieghi l’andamento di un’altra.

Il caso di Piazza Affari

Analizzando l’indice MSCI Italia e prendendo come riferimento il P/E di partenza calcolato sugli utili degli ultimi dodici mesi, il coefficiente di determinazione noto come R al quadrato (o R-squared) tra il P/E iniziale e i rendimenti futuri a un anno, nel periodo dal 2000 in poi, risulta pari a 0,03.

Per chiarire il significato di questo valore: un R al quadrato uguale a 0 significa assenza di relazione spiegabile, mentre 1,00 indicherebbe una relazione completamente deterministica. Un valore di 0,03 implica che soltanto il 3% della variabilità dei rendimenti a un anno può essere correlata al P/E di partenza. In termini pratici, si tratta di una spiegazione trascurabile.

Lo stesso esercizio effettuato sui rendimenti a tre e cinque anni restituisce un R al quadrato pari a 0,01 in entrambi i casi: il P/E spiega quindi solo l’1% della variabilità dei rendimenti su orizzonti più lunghi, valore anch’esso marginale.

Questi risultati indicano che i P/E da soli forniscono scarso potere predittivo sui rendimenti futuri del mercato italiano. Le valutazioni rimangono utili per contestualizzare prezzi e rischi, ma non devono essere utilizzate come unico criterio di decisione.

In primo luogo, i mercati riflettono una combinazione complessa di fattori: crescita degli utili, tassi di interesse reali e nominali, liquidità a livello globale, politica monetaria delle banche centrali, flussi da parte di fondi pensione e gestori patrimoniali, oltre a dinamiche settoriali e cambiamenti regolatori. Queste variabili possono dominare l’impatto di un singolo indicatore di valutazione.

Inoltre, la struttura dell’indice conta. Il mercato azionario italiano è caratterizzato da una concentrazione settoriale significativa su banche, utilities e grandi gruppi industriali, e la composizione dell’indice può amplificare o attenuare l’effetto di variazioni delle valutazioni medie.

Dal punto di vista operativo, valutare opportunità d’investimento richiede l’integrazione di più strumenti: analisi dei fondamentali (crescita dei ricavi, margini e flussi di cassa), metriche di valutazione combinate (P/E, PSR, rapporto prezzo/flusso di cassa), indicatori di momentum, e lo studio del contesto macroeconomico e geopolitico. È inoltre essenziale considerare l’orizzonte temporale dell’investitore e le regole di gestione del rischio.

Va anche ricordato che un P/E basso può talvolta segnalare un “value trap”: società con prospettive di profitto in declino o problemi strutturali per i quali il prezzo rimane depresso per lunghi periodi. Al contrario, un P/E elevato può essere giustificato da tassi di crescita attesi superiori o da una struttura del capitale più solida.

In sintesi, nei mercati finanziari moderni l’uso esclusivo del P/E come strumento di timing è sconsigliabile. Gli investitori professionali combinano valutazioni con analisi qualitativa, scenari macro e gestione del rischio per costruire strategie più robuste e resilienti.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.