Salis avverte: troppo accentramento nella riforma dei porti

Una proposta per istituire una scuola delle professioni del mare per colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro nel settore marittimo; la semplificazione amministrativa per ridurre la burocrazia comunale; l’intenzione di conciliare lo sviluppo della grande distribuzione con l’offerta di servizi nei quartieri più svantaggiati: sono questi alcuni degli elementi centrali del progetto urbano illustrato dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, eletta con una coalizione di centrosinistra. Nel suo piano l’attività economica deve integrarsi con le esigenze sociali del territorio, con particolare attenzione a vicende industriali complesse come quella dell’ex Ilva.

Riforma portuale

Sindaca, come vede il progetto di riforma portuale varato dal Consiglio dei Ministri?

La sindaca esprime preoccupazione per una strategia che tende all’accentramento, perché potrebbe indebolire i soggetti che gestiscono quotidianamente i traffici e le attività portuali, in particolare le Autorità di sistema portuale. Un processo di questo tipo rischia di aumentare la burocrazia centrale e di sottrarre peso ai territori che, per tradizione, hanno competenze e conoscenze operative specifiche. Tuttavia si osserva anche che molte riforme vengono corrette in itinere quando emergono criticità pratiche, perciò la posizione resta attenta ma disponibile al confronto e alle modifiche necessarie.

Sviluppo delle imprese

Che piani ha per favorire l’insediamento e la crescita delle imprese sul territorio?

L’approccio delineato privilegia la facilitazione degli insediamenti attraverso la sburocratizzazione e l’accompagnamento degli investitori. Il Comune non può sostituirsi a compiti che spettano ad altri livelli di governo, ma può semplificare i processi di accesso ai servizi amministrativi e affiancare chi intende investire. A questo scopo sono già in corso interlocuzioni con Liguria Digitale e altri partner istituzionali per progettare percorsi più semplici e digitalizzati che riducano i tempi e gli oneri per le imprese.

Un esempio concreto è l’idea di avviare una scuola delle professioni del mare, concepita per rispondere alla carenza di personale qualificato nella blue economy. Le imprese del settore segnalano difficoltà nel reperire figure tecniche come saldatori, tappezzieri, falegnami e verniciatori indispensabili per la costruzione e la manutenzione di imbarcazioni e navi. Poiché la formazione è di competenza della Regione, il progetto prevede collaborazioni istituzionali per integrare percorsi formativi rivolti non solo ai giovani, ma anche alla riqualificazione di persone disoccupate o insoddisfatte del proprio impiego.

La proposta si inserisce in una strategia più ampia che punta a coniugare attrazione di investimenti, tutela dell’occupazione locale e responsabilità sociale d’impresa, chiedendo alle aziende di tenere conto della realtà sociale della città e di partecipare attivamente alla formazione di capitale umano locale.

Silvia Salis ha precisato in merito all’ex Ilva:

“Qualsiasi discussione relativa a un diverso utilizzo delle aree dell’acciaieria, attualmente non impiegate, può essere solamente successiva al salvataggio della fabbrica.”

In termini istituzionali la questione dell’ex Ilva pone nodi complessi che coinvolgono competenze nazionali, regionali e locali: la salvaguardia dell’occupazione, la sostenibilità ambientale e la riqualificazione delle aree richiedono percorsi concertati fra il Comune, la Regione e il Governo centrale, oltre che il coinvolgimento delle parti sociali e delle imprese coinvolte.

Complessivamente la linea proposta dalla sindaca mette al centro la necessità di un’amministrazione più snella e digitalizzata, l’investimento sulla formazione tecnica per rispondere alle esigenze produttive locali e una gestione dei processi infrastrutturali che preservi la capacità decisionale del territorio, garantendo al contempo dialogo e collaborazione con le istituzioni nazionali per le scelte strategiche.



Author: Tony
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