Argento oltre i 75 dollari l’oncia, oro ai massimi storici

Argento ha superato per la prima volta la soglia simbolica dei 75 dollari l’oncia, in un contesto in cui sia i metalli preziosi sia quelli a uso industriale toccano livelli record, sostenuti dall’incertezza economica e geopolitica che spinge la domanda di beni rifugio e di materie prime strategiche.

Nel corso della giornata il prezzo dell’argento ha raggiunto un picco a 75,1515 dollari l’oncia (31,1 grammi), segnando un nuovo massimo storico nominale per il metallo.

Nuovi massimi per l’oro

Oro ha aggiornato i propri record: durante la seduta del Santo Stefano i futures con scadenza febbraio hanno toccato 4.561 dollari l’oncia prima di stabilizzarsi a 4.547 dollari, con un aumento dello 0,98% rispetto alla chiusura precedente.

Il prezzo spot dell’oro è stato intorno ai 4.515 dollari l’oncia, con un rincaro dello 0,81% rispetto al giorno precedente, sostenuto dalle preoccupazioni su inflazione, politiche monetarie e rischi geopolitici che rafforzano l’interesse degli investitori verso i metalli preziosi.

Rame ai massimi e dinamiche di offerta

Rame ha anch’esso segnato nuovi picchi: i prezzi sono saliti in modo significativo a Shanghai e hanno registrato rialzi anche a New York, alimentando i forti guadagni annuali. La corsa è motivata dalle attese di una contrazione dell’offerta globale nel 2026 e dall’effetto di un dollaro statunitense più debole sui mercati delle materie prime.

In Cina i prezzi hanno guadagnato fino al 3,7%, avvicinandosi per la prima volta a quota 100.000 yuan (circa 14.230 dollari) per tonnellata alla Borsa dei futures di Shanghai. Sui mercati statunitensi i contratti sono aumentati di quasi il 4% a 5,7855 dollari la libbra al Comex, toccando per il benchmark americano il livello più alto dopo lo short squeeze senza precedenti registrato a luglio.

Il London Metal Exchange è previsto riaprire dopo la pausa natalizia, un evento che potrebbe determinare nuova volatilità e portare a ulteriori aggiustamenti di prezzo in funzione delle posizioni speculative e delle dinamiche di domanda e offerta globali.

L’ultimo rialzo del rame è coinciso con un’impennata dei metalli preziosi: oro, argento e platino hanno tutti raggiunto massimi storici nominali in un potente rally di fine anno che ha dominato i mercati delle materie prime.

Implicazioni economiche e prospettive

L’aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime ha effetti su più fronti: per gli investitori rappresenta un segnale di ricerca di coperture contro l’incertezza e l’inflazione; per l’industria significa costi maggiori per produttori che dipendono dal rame e altri metalli; per le politiche pubbliche richiede attenzione da parte delle banche centrali e delle autorità di vigilanza sui possibili effetti inflazionistici e sulla stabilità dei mercati finanziari.

Le prospettive a medio termine dipenderanno dall’evoluzione della domanda industriale (in particolare nei settori dell’elettrificazione e delle energie rinnovabili), dall’andamento delle forniture minerarie e dai movimenti del dollaro statunitense. Eventuali strozzature dell’offerta o svolte geopolitiche potrebbero intensificare la volatilità, mentre un rafforzamento delle politiche monetarie restrittive potrebbe attenuare le pressioni sui prezzi.

Gli operatori e gli osservatori di settore seguiranno con attenzione le prossime sedute dei mercati fisici e dei futures, le comunicazioni delle aziende minerarie e le decisioni delle autorità monetarie per valutare se i livelli attuali sono sostenibili o se è probabile una correzione nei mesi a venire.