Il picco di BTC al netto dell’inflazione di quest’anno è meno impressionante del previsto
- 24 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Secondo Alex Thorn, responsabile globale della ricerca presso Galaxy Digital, il Bitcoin potrebbe aver raggiunto nominalmente oltre 126.000 dollari lo scorso ottobre, ma una correzione per l’inflazione lo riporta al di sotto della soglia dei 100.000 dollari se espresso in termini reali.
Alex Thorn ha scritto:
“Se si aggiusta il prezzo del bitcoin per l’inflazione usando i dollari del 2020, BTC non ha mai superato i 100.000 dollari. In termini di dollari del 2020 ha toccato al massimo 99.848.”
Prezzo nominale e prezzo reale
La distinzione tra prezzo nominale e prezzo reale è fondamentale per valutare l’andamento di un asset nel tempo. Il prezzo nominale indica il valore riportato al momento della transazione, mentre il prezzo reale corregge quel valore tenendo conto dell’inflazione, offrendo una misura del potere d’acquisto costante rispetto a un anno di riferimento.
Nel caso citato, l’uso dei dollari del 2020 come base di confronto significa che i picchi nominali vengono ridimensionati in relazione al livello generale dei prezzi successivo, permettendo di confrontare in modo più accurato quanto effettivamente valgono i guadagni rispetto a un punto fermo nel tempo.
Perché scegliere l’inizio del 2020
Secondo l’analista, la scelta del 2020 come anno-base è collegata alle politiche monetarie successive allo scoppio della pandemia da Covid: proprio in quel periodo la Fed e altre banche centrali avviarono massicce misure di espansione monetaria che hanno influenzato il valore reale delle attività finanziarie.
Utilizzare un anno in cui è avvenuto un importante cambiamento di politica monetaria consente di vedere più chiaramente quanto la stampa di moneta e l’aumento dei prezzi abbiano eroso il valore reale dei rendimenti nominali.
Possibili interpretazioni
I dati possono essere letti in modi diversi a seconda dell’orientamento di chi analizza il mercato. Gli ottimisti potrebbero sostenere che il movimento rialzista partito dal minimo del 2022 appare meno “parabolico” se valutato in termini reali, suggerendo quindi che resta spazio per ulteriori rialzi senza un eccesso di speculazione evidente.
D’altra parte, i critici potrebbero argomentare che la performance del Bitcoin corretta per l’inflazione dimostra come l’asset non abbia rispettato pienamente la narrativa secondo cui fungerebbe da copertura efficace contro l’espansione della base monetaria. Questi osservatori tendono a preferire asset storicamente considerati rifugi, come l’oro, anche se anche quest’ultimo ha mostrato limiti nella capacità di sovraperformare l’inflazione in alcuni periodi recenti.
Implicazioni per investitori e istituzioni
Per gestori patrimoniali, fondi e investitori retail, la differenza tra valori nominali e reali è cruciale nella costruzione di portafogli e nella valutazione del rendimento reale degli investimenti. Le strategie di allocazione dovrebbero tenere conto non solo dei movimenti nominali dei prezzi, ma anche dell’impatto dell’inflazione sul potere d’acquisto dei rendimenti attesi.
Le istituzioni che promuovono criptovalute come copertura dall’espansione monetaria potrebbero dover raffinare i loro argomenti, inserendo analisi in termini reali e scenari che contemplino politiche monetarie diverse. Allo stesso tempo, gli investitori dovrebbero valutare il ruolo del Bitcoin all’interno di un portafoglio diversificato, comparandone rischi e benefici con quelli di asset tradizionali.
Considerazioni finali
La rettifica per l’inflazione non altera i dati di mercato, ma cambia l’interpretazione del loro significato reale. Comprendere questa differenza aiuta a valutare meglio il valore relativo di un picco nominale rispetto alla capacità dell’asset di preservare potere d’acquisto nel tempo.