La capitolazione dei miner segnala una ripresa di slancio per il prezzo di BTC, dice VanEck
- 23 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La recente diminuzione dell’attività di mining di Bitcoin, attualmente intorno a BTC$87.525, viene spesso interpretata come un segnale di tensione sulla rete: margini ridotti per i miner, calo del hashrate e dubbi sulla sostenibilità economica delle operazioni di estrazione.
Tuttavia, l’analisi della società di investimento in asset digitali VanEck propone una lettura alternativa: periodi di calo del hashrate sono storicamente risultati essere indicatori contrarian, associati a un miglior slancio del prezzo piuttosto che a una debolezza strutturale permanente.
Negli ultimi trenta giorni il hashrate della rete Bitcoin ha segnato il calo più pronunciato dallo scorso aprile, mentre il prezzo è sceso a circa 87.000 dollari dopo una flessione del 36% dal massimo storico di ottobre.
Il quadro si è aggravato per i miner anche a causa del recente halving, l’evento che dimezza la ricompensa per blocco circa ogni quattro anni e riduce l’emissione di nuovi bitcoin, comprimendo ulteriormente i margini degli operatori con costi più elevati o con leva finanziaria importante.
Secondo VanEck, la riduzione del hashrate durante fasi di discesa dei prezzi riflette una capitolazione dei miner: chi opera con costi elevati o con esposizione geopolitica chiude gli impianti o vende riserve di bitcoin, alimentando una pressione di vendita sul mercato spot.
Tuttavia, il calo del hashrate tende a seguire la discesa del prezzo e non a precederla. Nel tempo questo posizionamento temporale ha spesso indicato che il mercato si trova più vicino a un punto ciclico di minimo che a un picco.
Quando i miner ad alto costo escono, si verificano aggiustamenti della difficoltà miniera verso il basso, il che rende più semplice l’estrazione di blocchi. Questo ripristino della redditività riduce la necessità di vendite forzate da parte degli operatori rimanenti, stabilizzando l’offerta nel medio periodo.
Dati e implicazioni per gli investitori
La società ha osservato che, nei periodi in cui la crescita del hashrate su 90 giorni è risultata negativa, il Bitcoin ha registrato ritorni positivi a 180 giorni nel 77% dei casi. Questa statistica suggerisce una probabilità maggiore di recupero nei sei mesi successivi a correzioni prolungate del hashrate.
Inoltre, VanEck stima che l’acquisto di Bitcoin durante fasi prolungate di correzione del hashrate abbia migliorato i ritorni a 180 giorni di circa 2.400 punti base, consolidando l’idea che la capitolazione dei miner sia uno dei segnali contrarian più persistenti nel mercato delle criptovalute.
Limitazioni e rischi
È importante sottolineare che si tratta di una correlazione storica e non di una garanzia. I mercati delle criptovalute rimangono volatili e influenzati da molteplici fattori: condizioni macroeconomiche globali, regolamentazione, costi energetici e innovazioni tecnologiche nella rete.
La riduzione del hashrate può in alcuni casi segnalare problemi più profondi, come interruzioni infrastrutturali o pressioni politiche su aree con elevata concentrazione di mining; tali contesti richiedono un’analisi specifica caso per caso.
Conclusione
In sintesi, il calo dell’attività di mining non deve essere interpretato automaticamente come un indicatore esclusivamente negativo per il prezzo del Bitcoin. Storicamente, la capitolazione dei miner ha spesso coinciso con fasi vicine ai minimi ciclici e con successivi miglioramenti della performance di mercato, ma rimane essenziale valutare il contesto operativo e i rischi specifici prima di assumere posizioni di investimento.