Defi è morta: mercato da trilioni di dollari attende la finanza onchain, dice il ceo di Maple Finance Powell
- 21 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Sid Powell, amministratore delegato e cofondatore di Maple Finance, propone una visione netta per il futuro dei mercati finanziari: la fine della DeFi come categoria separata dalle strutture tradizionali.
Sid Powell ha dichiarato:
“La DeFi è morta.”
La tesi di Powell
Con questa affermazione Powell intende dire che non verrà meno l’uso della tecnologia blockchain nei servizi finanziari, ma che essa smetterà di essere vista come un ambito distinto rispetto al sistema finanziario tradizionale, il cosiddetto TradFi.
Powell ha spiegato in un’intervista che, nel giro di pochi anni, le istituzioni smetteranno di distinguere tra DeFi e TradFi e che gran parte delle attività dei mercati dei capitali si svolgerà onchain, ossia su registri distribuiti pubblici o permessi.
Analogia con l’e-commerce
Per rendere l’idea Powell usa l’analogia con l’avvento di internet e del commercio elettronico: prima la maggior parte degli acquisti avveniva in negozio, poi la tecnologia ha spostato gran parte delle transazioni online. Allo stesso modo, le infrastrutture basate su blockchain diventerebbero lo strato tecnologico su cui si regolano e si liquidano i mercati globali.
Ruolo delle stablecoin e adozione istituzionale
Un elemento chiave di questo cambiamento sono le stablecoin. Negli ultimi anni grandi operatori dei pagamenti e gruppi bancari hanno esplorato o lanciato proprie soluzioni: ad esempio PayPal con PYUSD, istituzioni come Société Générale e aziende di servizi finanziari come Fiserv che hanno sviluppato prodotti analoghi, oltre all’interesse dichiarato di importanti banche come Bank of America, Citi e Wells Fargo.
In parallelo, reti di pagamento globali come Visa e Mastercard stanno lavorando a infrastrutture di regolamento che potrebbero favorire l’adozione su ampia scala, aumentando la competizione con depositi tokenizzati e altre forme di denaro digitale emesse da banche.
Sid Powell ha affermato:
“Le stablecoin potrebbero elaborare 50.000 miliardi di dollari di transazioni nel 2026, sorpassando le grandi reti di carte.”
La logica alla base di questa previsione è economica: i commercianti sostengono margini sottili e pagano commissioni dell’ordine del 2%-3% alle reti di carte. L’uso di stablecoin per il regolamento potrebbe abbattere questi costi, restituendo quote di fatturato ai venditori e incentivando l’adozione rapida soprattutto tra le piccole imprese e le piattaforme di pagamento digitali.
Powell paragona alcuni grandi emittenti di stablecoin a società assicurative come Berkshire Hathaway per via del cosiddetto ‘float’: raccolgono depositi in valuta fiat, li investono in attività sicure come i titoli di Stato e ottengono un rendimento senza sostenere interessi significativi sulle passività, creando così uno spread che può moltiplicare i ritorni.
Impatto sui mercati dei capitali
Secondo Powell, la diffusione delle stablecoin e la tokenizzazione di attività reali e crypto-native alimenteranno una crescita del valore complessivamente bloccato nell’ecosistema DeFi. A oggi la capitalizzazione complessiva del settore DeFi si aggira su decine di miliardi di dollari, ma il potenziale di espansione è strettamente legato alla crescita della massa monetaria digitale e degli asset tokenizzati.
Nella sua visione gli strumenti finanziari tradizionali—come mutui garantiti da BTC, obbligazioni strutturate su prestiti crypto e cartolarizzazioni di crediti derivanti da carte collegate a criptovalute—potrebbero trovare spazio nei mercati dei capitali in forma tokenizzata, contribuendo a raggiungere livelli di mercato nell’ordine del trilione di dollari nei prossimi anni.
Regolamentazione e principali attori
Perché questo scenario si realizzi è però necessario un quadro regolamentare chiaro e stabile. Senza regole condivise per l’emissione, la custodia e il regolamento delle attività digitali, la penetrazione istituzionale rimarrebbe limitata.
Gli utilizzatori principali di questa nuova “carta onchain” sarebbero soggetti istituzionali come fondi sovrani, gestori di fondi pensione, assicuratori e grandi asset manager, ossia la classe manageriale che oggi detiene buona parte dei mercati finanziari globali.
Conclusione: una trasformazione infrastrutturale
La definizione provocatoria “DeFi is dead” non è quindi una previsione di scomparsa della tecnologia, ma piuttosto l’idea che la finanza decentralizzata verrà assorbita e normalizzata come strato tecnologico di base dei mercati finanziari. Se questa tendenza proseguirà, la distinzione fra DeFi e TradFi diventerà sempre meno rilevante, fino a dissolversi nelle nuove tubature infrastrutturali basate su blockchain.