Golden Goose, il fondo cinese Hsg rileva il controllo con un’operazione da 2,5 miliardi

Il fondo di venture capital cinese Hsg ha raggiunto un accordo per acquisire la partecipazione di maggioranza in Golden Goose, mentre Temasek prenderà una quota di minoranza e l’ex controllante Permira realizzerà parzialmente il proprio investimento rimanendo come azionista strategico di minoranza. Fonti finanziarie indicano un valore dell’operazione stimato intorno a 2,5 miliardi di euro.

Golden Goose ha spiegato:

“L’operazione si basa su una forte affinità strategica e culturale con le ambizioni di crescita di Golden Goose. Sfruttando l’esperienza dei nuovi investitori e il loro track record negli investimenti in marchi internazionali del lusso e nella tecnologia — tra cui Moncler e Ermenegildo Zegna da parte di Temasek, e Pop Mart, RedNote e Marshall da parte di Hsg — i partner supporteranno l’espansione internazionale di Golden Goose come azienda di lusso di nuova generazione, preservando e continuando a investire nelle radici Made in Italy del gruppo.”

I numeri e la governance

Nei nove mesi chiusi a fine settembre 2025 Golden Goose ha registrato una crescita dei ricavi del 13% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sostenuta dall’incremento del 21% del canale DTC (direct-to-consumer) e dall’espansione della rete retail diretta, che è salita a 227 punti vendita rispetto ai 97 del 2019.

La gestione operativa resterà affidata all’attuale leadership: Silvio Campara continuerà a guidare il gruppo come Amministratore Delegato, mentre Marco Bizzarri, finora Direttore Non Esecutivo del Consiglio, sarà nominato Presidente Non Esecutivo.

Contesto e implicazioni strategiche

Temasek è un fondo d’investimento con base a Singapore noto per partecipazioni strategiche in aziende globali, mentre Hsg opera come fondo di venture capital con forte orientamento verso tecnologie e brand consumer in rapido sviluppo. L’ingresso di questi investitori evidenzia l’attrattiva dei marchi di lusso italiani per capitali internazionali, in particolare quando combinano heritage produttivo e capacità di crescita tramite vendite dirette al cliente.

L’operazione, oltre a fornire risorse per l’espansione commerciale e digitale, può favorire sinergie in termini di penetrazione di nuovi mercati e sviluppo di prodotti, mantenendo però la necessità di garantire continuità produttiva e tutela del Made in Italy. Sul piano istituzionale e regolatorio, la presenza di investitori esteri rilevanti comporterà probabilmente attenzione sulle politiche industriali e sugli strumenti di tutela del settore moda e manifatturiero a livello nazionale ed europeo.

Nei prossimi mesi è atteso il completamento delle formalità contrattuali e la definizione dei piani operativi con i nuovi soci, che dovranno bilanciare ambizioni di crescita internazionale e tutela della identità produttiva e creativa del gruppo.



Author: Tony
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