Daprà di Moneyfarm: la tobin tax danneggia le pmi e ridurrà le ipo su Piazza Affari

La Tobin Tax, il cui aumento è previsto nella legge di Bilancio per il 2026, dovrebbe generare gettito destinato a compensare la riduzione di alcune misure legate alla Pex, ma resta il dubbio se l’inasprimento favorisca effettivamente la quotazione delle imprese sui listini italiani. Questa è la valutazione di chi osserva i flussi di mercato e l’attività delle società negli ultimi mesi.

Giovanni Daprà è co‑fondatore e amministratore delegato di Moneyfarm, piattaforma digitale di gestione patrimoniale con presenza su più piazze.

Giovanni Daprà ha dichiarato:

“Quest’anno non si sono registrate nuove quotazioni nel segmento principale, mentre le operazioni osservate hanno riguardato prevalentemente micro cap con capitalizzazioni mediamente contenute, intorno ai 25 milioni. Nonostante la quotazione rappresenti spesso una naturale fase di crescita per molte aziende, il mercato italiano storicamente fatica a confrontarsi con borse più solide, come quella di Londra.”

La proposta di aumentare le aliquote della Tobin Tax quali criticità solleva secondo lei?

Secondo Giovanni Daprà, l’incremento della tassa sulle transazioni tende a colpire in modo sproporzionato quella che viene definita la liquidità “buona”: cioè gli scambi che rendono il mercato efficiente e permettono l’ingresso e l’uscita dagli investimenti a condizioni ragionevoli. Al contrario, la speculazione di brevissimo periodo può spesso eludere l’imposta ricorrendo a strumenti alternativi o spostando l’attività verso mercati esteri, limitando così l’efficacia dell’intervento nel ridurre fenomeni indesiderati.

Dal suo punto di vista cosa comporta questo?

La conseguenza principale è una contrazione strutturale della liquidità. Una minore liquidità si traduce generalmente in spread più ampi, costi di negoziazione più elevati e un rischio maggiore per gli investitori che intendono finanziarie le imprese tramite il mercato azionario. Le mid e small cap, che già operano con volumi limitati, risultano particolarmente vulnerabili: la riduzione degli scambi può rendere meno attraente la quotazione e ostacolare la formazione di un mercato secondario efficiente.

Analisi dell’impatto sulla liquidità e sulle imprese

Una tassa sulle transazioni finanziarie applicata a livello nazionale e con aliquote superiori alla media internazionale può incidere sul ruolo del mercato dei capitali come canale di finanziamento per l’economia reale. Se le imprese percepiscono che la quotazione comporta costi di accesso più elevati e una minor probabilità di ottenere una valorizzazione adeguata a causa di mercati meno liquidi, potrebbero preferire altre forme di finanziamento o rivolgersi a borse estere. Ciò riduce le opportunità di crescita per l’ecosistema finanziario domestico e limita la capacità del mercato di sostenere la crescita delle imprese.

Per gli investitori istituzionali e per i market maker, l’aumento dei costi di transazione può alterare i modelli di trading e la presenza sul mercato, con un effetto a catena su spread e profondità degli ordini. Tale dinamica rende necessario valutare misure compensative in grado di incentivare la liquidità, come incentivi fiscali mirati, programmi di market making o strumenti di supporto per le IPO.

Effetti sulla competitività delle piazze e sulle scelte di quotazione

Moneyfarm ha storicamente una base operativa a Londra, mercato che continua a presentare caratteristiche di profondità e attrattiva superiori rispetto all’Italia. In questo contesto, una Tobin Tax allo 0,4% può costituire un elemento di dissuasione: imprese e investitori valutano i costi complessivi e la possibilità di ottenere una maggiore liquidità in altri mercati. La scelta di quotarsi all’estero non è solo questione di aliquote, ma anche di accesso a un platea più ampia di investitori, regolamentazione e infrastrutture finanziarie.

Dal punto di vista politico e regolamentare, il trade‑off è chiaro: il gettito aggiuntivo può finanziare misure compensative (ad esempio la riduzione di agevolazioni fiscali o il supporto a strumenti di crescita), ma un approccio che penalizza la liquidità senza politiche complementari rischia di indebolire la capacità del mercato nazionale di attrarre e trattenere imprese di medie dimensioni.

Per mitigare gli effetti negativi sull’accesso al capitale pubblico, le autorità potrebbero considerare interventi paralleli per incentivare le IPO e rafforzare la struttura del mercato: riduzione degli oneri amministrativi per le quotazioni, incentivi fiscali temporanei per la capitalizzazione delle società, programmi di supporto al market making e maggiore promozione internazionale delle piazze nazionali.

In sintesi, la decisione di aumentare la Tobin Tax comporta vantaggi fiscali immediati ma solleva questioni rilevanti in termini di competitività e funzionamento del mercato dei capitali. Un bilanciamento tra misure di prelievo e politiche di sostegno al mercato appare essenziale per evitare effetti indesiderati sulla capacità delle imprese di finanziare la crescita tramite la quotazione.



Author: Tony
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