Scopri 19 lotti dal Met di New York
- 17 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Altri reperti archeologici trafugati dall’Italia sono tornati a casa e sono ora esposti al Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MarTa) grazie alle indagini del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e alla collaborazione giudiziaria e diplomatica che ha coinvolto istituzioni italiane e musei esteri.
Ad aprile 2023 era rientrato il gruppo scultoreo in terracotta raffigurante Orfeo e le sirene, trafugato negli anni ’70 da un’area di Taranto, antico centro della Magna Grecia, e transitato prima in Svizzera e poi al Paul Getty Museum di Los Angeles.
Dalla metà di dicembre il MarTa ospita una nuova collezione di 19 lotti, parte di un insieme di circa 60 reperti che erano confluiti illegalmente al Metropolitan Museum di New York tramite una rete di commercio illecita.
I reperti, protagonisti della mostra Memorie Trafugate, sono rientrati grazie all’azione combinata del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, della Procura della Repubblica di Roma e del Ministero della Cultura, che ha condotto un’intensa attività diplomatica con il museo americano e con le autorità degli Stati Uniti.
Gran parte dei pezzi faceva parte del patrimonio della società britannica in liquidazione Symes Ltd, riconducibile al trafficante di antichità Robin Symes, figura nota per avere distribuito reperti al mercato museale internazionale durante il XX secolo.
Nel corso degli ultimi venti anni il Ministero della Cultura e i Carabinieri hanno recuperato e riportato in Italia circa 750 reperti oggetto di esportazioni illecite o di commercio con documentazione falsa.
I reperti esposti
Tra i beni esposti a Taranto spicca una testa in marmo della dea Atena, databile alla fine del III secolo a.C.; il reperto era conservato nella cassa utilizzata per il trasporto e potrebbe essere stato parte di un’immagine votiva collocata nella cella di un tempio all’aperto.
La mostra comprende inoltre una pittura parietale con scene di battaglia, fibule datate tra il 325-300 a.C. e il II secolo a.C., un anello del VI secolo a.C., rilievi in terracotta e pietra tenera e ornamenti in bronzo con inserti d’oro.
I reperti sono privi di documentazione sicura sul contesto di provenienza e spesso mostrano manomissioni o restauri impropri, circostanze che complicano la ricostruzione del percorso storico e legale degli oggetti e impediscono attribuzioni territoriali immediate.
Solo alcuni manufatti evidenziano affinità con materiali conservati nelle collezioni del Museo di Taranto; per molti altri, invece, qualsiasi connessione con specifici siti archeologici rimane al momento soltanto ipotetica.
Valorizzazione e ricomposizione del contesto
Stella Falzone ha dichiarato:
“È una giornata importante. La nostra azione di valorizzazione punta a costruire percorsi di conoscenza e consapevolezza: restituire questi oggetti significa restituire anche parte della loro storia e del rapporto con il territorio.”
Stella Falzone ha dichiarato:
“Il traffico illecito separa l’oggetto dal suo contesto storico e geografico. Con il rientro dei reperti abbiamo riconnesso elementi che erano stati smembrati per fini commerciali. Negli ultimi anni la politica dei grandi musei internazionali è cambiata: grazie alla diplomazia culturale e alle pratiche di restituzione, molti istituti hanno collaborato per restituire pezzi di provenienza problematica.”
Le indagini e le procedure di recupero
Colonnello Antonio Marinucci ha dichiarato:
“Spesso il rientro avviene dopo decenni perché le verifiche sono complesse e internazionali. L’attività parte dal monitoraggio di case d’asta e intermediari e richiede l’incrocio di documenti e dati per dimostrare illeciti di esportazione.”
Colonnello Antonio Marinucci ha dichiarato:
“I reperti traffugati subiscono frequentemente alterazioni documentali: ‘lavaggi’ della provenienza che rendono difficile ricostruire il percorso. Solo dopo accurate indagini si raccolgono riscontri oggettivi che consentono di presentare il caso a un museo e ottenerne la restituzione.”
Nell’attività di contrasto giocano un ruolo chiave le banche dati specialistiche e il costante aggiornamento degli archivi, strumenti che permettono di incrociare segnalazioni, confrontare immagini e identificare opere rubate o trasferite illecitamente.
Ruolo delle istituzioni e prospettive
La restituzione di reperti antichi comporta non solo un ritorno materiale ma anche implicazioni istituzionali e culturali: richiede procedure amministrative, accordi bilaterali o multilaterali e talvolta azioni giudiziarie, oltre a un confronto costante con i musei internazionali sui criteri di acquisizione e sulle pratiche di due diligence.
Il lavoro congiunto tra forze dell’ordine specializzate, procura, ministero e istituti museali mira a rafforzare la lotta al traffico illecito, a promuovere politiche di trasparenza nelle acquisizioni e a favorire la restituzione di beni di particolare valore storico e culturale.
La mostra al MarTa rappresenta inoltre un momento di sensibilizzazione verso il pubblico: esporre i reperti rientrati consente di raccontare la complessità dei traffici illeciti, le attività investigative e il valore della tutela del patrimonio archeologico per le comunità locali e per la ricerca storica.