Casa: l’affitto divora il 35% dello stipendio, a Milano il 76% e a Roma il 65%
- 17 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Due grandi aree metropolitane italiane si collocano tra le città europee con il più elevato rapporto affitto/stipendio, piazzandosi rispettivamente al quinto e al sesto posto secondo il Deutsche Bank Research Institute. Tra queste, Milano emerge con una quota dei costi d’affitto rispetto al reddito intorno al 75%.
Percentuali analoghe si riscontrano anche in altre capitali europee: circa il 75% a Barcellona, Madrid e Londra, mentre a Lisbona il rapporto arriva a valori molto più elevati, intorno al 116%.
Le dieci città metropolitane sopra la media
Un’analisi del CDP individua le aree metropolitane italiane in cui la spesa per l’affitto supera la media nazionale in rapporto al reddito. Tra i centri del Nord si segnalano Bologna (48%), Torino (42%) e Venezia (39%).
Nel Centro e nel Sud emergono situazioni significative con Firenze (45%), Napoli (45%), Cagliari (43%), Bari (39%) e Messina (39%), a conferma di una pressione abitativa che non interessa solo le aree settentrionali.
I quattro casi sotto la media (di cui tre sotto la soglia critica)
Appena al di sotto della media si trova Genova, con un’incidenza degli affitti sul reddito pari al 34%, valore comunque superiore alla soglia critica del 30% considerata comunemente come limite di sostenibilità.
Sono invece sotto tale soglia Reggio Calabria (28%), Palermo (26%) e Catania (25%), le uniche grandi città metropolitane a registrare valori inferiori alla soglia critica indicata dal rapporto.
Dal boom degli affitti brevi alle migrazioni interne: le cause
Secondo il rapporto del CDP, le differenze territoriali sono determinate soprattutto dai canoni d’affitto più che dai livelli retributivi, che risultano spesso omogenei tra le province.
CDP osserva:
“Il quadro è il risultato di una serie di tendenze che hanno aumentato la tensione sul mercato abitativo: la forte domanda di affitti a breve termine, i flussi migratori interni verso le grandi aree metropolitane, l’incremento dei costi di costruzione e dei tassi ipotecari, e un’offerta immobiliare spesso insufficiente a sostenere la domanda.”
In altre parole, in molte città i canoni di locazione sono cresciuti più rapidamente dei redditi, alimentando problemi di accessibilità economica alle abitazioni per fasce significative della popolazione.
Tra i fattori specifici vengono spesso citati l’espansione delle locazioni turistiche a breve termine, che sottraggono abitazioni al mercato residenziale, e i movimenti interni della popolazione verso i centri urbani per motivi di lavoro, studio o servizi, che aumentano la pressione sulla domanda di alloggi nelle aree metropolitane.
L’aumento dei prezzi dei materiali e della manodopera, insieme al rialzo dei tassi di interesse, ha reso più costosa la costruzione di nuove unità abitative, limitando la capacità del mercato di adeguare l’offerta. La carenza di interventi mirati sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica e di azioni regolatorie efficaci sul mercato degli affitti contribuisce poi a prolungare la criticità.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, le implicazioni sono molteplici: esigenze di pianificazione urbana più efficace, incentivi per l’incremento dell’offerta abitativa, regolazione delle locazioni brevi e programmi di supporto agli affitti per le fasce più vulnerabili. Tali misure richiedono il coordinamento tra istituzioni nazionali e amministrazioni locali per bilanciare domanda e offerta e migliorare l’accessibilità abitativa.