Intelligenza artificiale, l’uso nelle imprese raddoppia
- 16 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Istat segnala una ripresa nell’adozione delle soluzioni di AI da parte delle imprese italiane nell’indagine “Imprese e Ict” aggiornata al 2025: rispetto agli anni precedenti cresce la diffusione soprattutto tra le imprese più grandi, mentre le PMI iniziano a registrare progressi concreti.
Nel complesso, l’adozione dell’AI nelle imprese con almeno 10 addetti è raddoppiata: dal 5,0% nel 2023 si è passati all’8,2% nel 2024 e al 16,4% nel 2025. La penetrazione cresce nettamente con la dimensione aziendale, attestandosi al 14% per le imprese con 10-49 addetti e arrivando al 53% per le realtà con oltre 250 addetti.
Le aziende più grandi mostrano l’aumento più consistente, ma anche le PMI evidenziano un’accelerazione significativa, passando dal 7,7% al 15,7% nell’ultimo anno rilevato.
Dal punto di vista territoriale emergono differenze rilevanti: il Nord-Ovest registra il tasso più alto (19,3%), seguito dal Nord-est (17,6%) e dal Centro (15,2%), mentre il Mezzogiorno si ferma al 12,2%, confermando un divario digitale e infrastrutturale tra regioni.
La diffusione dell’AI varia anche in base al settore: le tecnologie risultano più presenti nelle attività a forte intensità informativa e creativa rispetto ai comparti manifatturieri tradizionali. Sei settori superano la soglia del 25% di imprese che utilizzano strumenti di AI:
informatica e servizi informativi, produzione di contenuti audiovisivi e musicali, attività editoriali, telecomunicazioni, attività professionali, scientifiche e tecniche, e servizi turistici come agenzie di viaggio e tour operator.
L’analisi mostra inoltre come le applicazioni varino in rapporto alle funzioni aziendali: nel marketing e nelle funzioni amministrative prevalgono soluzioni di AI generativa e text mining, nei processi produttivi e logistici si diffondono strumenti di automazione dei flussi di lavoro, nella sicurezza informatica si impiegano tecniche predittive di machine learning, e nella ricerca e sviluppo si adottano metodi avanzati di apprendimento automatico.
Per le imprese che non hanno ancora introdotto soluzioni di AI, l’indagine individua diverse barriere che variano con la dimensione aziendale. Tra le micro e piccole imprese emergono in particolare la carenza di competenze interne (58,6%), l’incertezza sulle conseguenze legali in caso di danni (47,3%) e la disponibilità e qualità dei dati (45,2%).
Le imprese di maggiori dimensioni appaiono meno preoccupate dai costi o dall’utilità percepita dell’AI, ma evidenziano maggiori timori su aspetti connessi alla violazione della protezione dei dati e alla privacy, che richiedono soluzioni organizzative e tecniche più robuste.
Il quadro richiede una risposta articolata da parte delle istituzioni e degli attori economici: investimenti in formazione professionale e riqualificazione, incentivi mirati per favorire l’adozione nelle PMI, e interventi per colmare il divario infrastrutturale tra regioni.
Occorre inoltre rafforzare i quadri di governance dei dati e le regole giuridiche per fornire chiarezza sui profili di responsabilità, ridurre le incertezze normative e sostenere la fiducia delle imprese nell’uso delle tecnologie. A livello europeo e nazionale, le politiche pubbliche possono agevolare la creazione di piattaforme condivise, iniziative di data sharing sicuro e programmi di ricerca applicata per le filiere produttive.
Infine, per mitigare le disuguaglianze territoriali è utile promuovere interventi locali di supporto alle imprese del Mezzogiorno, potenziare le infrastrutture digitali e favorire partnership pubblico-private che facilitino l’accesso alle tecnologie avanzate e alle competenze specialistiche.