Auto 2035: stop al 100% elettrico e spazio alle plug-in, cosa cambierà
- 16 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La notizia ufficiale sembra ormai prossima: le auto termiche potrebbero non essere vietate in Europa a partire dal 2035. Non è ancora arrivata una conferma formale, ma la notizia è stata resa nota da Manfred Weber, leader del Partito Popolare Europeo, che ha riferito alla Bild l’esito dell’incontro con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
Stop auto termiche 2035, perché
La ragione principale, secondo commentatori e alcuni protagonisti del dibattito politico e industriale, è legata alla reazione del mercato e dei consumatori. L’idea di una transizione rapida verso veicoli esclusivamente elettrici si è scontrata con preferenze d’acquisto, vincoli di infrastruttura e ritmi produttivi delle case automobilistiche.
Pier Luigi del Viscovo ha detto:
“La questione è semplice: i consumatori non hanno accettato di passare da un’automobile ormai consolidata a un modello che richiede soste prolungate per la ricarica. Molti fingevano di non vedere il problema, perché ammettere che la soluzione ecologica drastica non reggeva avrebbe voluto dire mettere in discussione un dogma netto. La gente può desiderare una vita senza auto, ma poi nella pratica non la sceglie; e chi avrebbe avuto il coraggio di negare quel credo è stato evitato. Per citare Manzoni, al personaggio di don Abbondio manca il coraggio e questo non può essere autoassegnato.”
Auto ibride plug-in
Dalle prime indiscrezioni emerge che l’apertura potrebbe riguardare in particolare le auto ibride plug-in (PHEV), una soluzione intermedia che combina motore termico ed elettrico. Questa possibile deroga, però, non chiude l’incertezza: la situazione legislativa e le interpretazioni tecniche potrebbero evolvere nelle prossime settimane.
Pier Luigi del Viscovo ha osservato:
“A livello industriale e di mercato probabilmente cambierà poco nel breve periodo. Le scelte delle case automobilistiche sono state dettate più dalle sanzioni previste dagli standard di quest’anno che da un divieto che scatterebbe nel 2035: molti manager non saranno nelle loro posizioni tra dieci anni. Se le sanzioni restano, le fabbriche continueranno a modulare la produzione in funzione delle multe, producendo poche auto elettriche — che faticano a trovare mercato — e mantenendo una capacità termica ridotta. Se gli stabilimenti si fermano, la scelta ricade poi sulla politica: rilanciare l’industria o proseguire con misure che possono risultare autopunitive senza impatto climatico significativo.”
Questa analisi è accompagnata da dati e scelte di investimento: i principali costruttori europei hanno destinato miliardi allo sviluppo di modelli elettrici e alla conversione degli impianti, ma le vendite di veicoli a batteria non hanno sempre corrisposto alle aspettative, riducendo la leva che un imminente divieto avrebbe potuto esercitare sulla domanda.
Conseguenze politiche e industriali
Se la decisione venisse confermata, le ricadute sarebbero sia politiche sia economiche. Sul piano istituzionale, la Commissione Europea, il Parlamento Europeo e i governi nazionali dovranno chiarire gli obiettivi di medio termine legati alle emissioni di CO2 e alle strategie di decarbonizzazione, bilanciando ambizione climatica e sostenibilità industriale.
Per l’industria automobilistica significherebbe rivedere piani produttivi, strategie di investimento e comunicazione verso i consumatori. Per i lavoratori e i territori interessati dalla produzione auto il tema è centrale: eventuali chiusure o ridimensionamenti impongono tavoli di confronto tra istituzioni, imprese e organizzazioni sindacali per gestire transizioni occupazionali e sostenere riconversioni produttive.
Anche la questione infrastrutturale rimane cruciale: diffusione delle colonnine, capacità di rete e interoperabilità sono fattori decisivi per rendere credibile una transizione verso la mobilità elettrica. Senza progressi significativi sul fronte delle infrastrutture la domanda dei consumatori difficilmente accelererà in modo duraturo.
Nei prossimi giorni è attesa la comunicazione ufficiale da parte delle istituzioni europee. L’esito determinerà ulteriori confronti tra produttori, governi e portatori di interesse, con possibili ripercussioni sulle normative, sugli incentivi e sulle politiche industriali a livello nazionale ed europeo.