Imprese: 3,5 miliardi per la transizione 5.0, sostegni alle zes e misure contro il caro materiali in edilizia
- 16 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La sessione sul bilancio ha riservato novità in mattinata al Senato, quando il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è intervenuto di persona presso l’ufficio di presidenza della commissione Bilancio per annunciare una nuova dotazione da 3,5 miliardi destinata a coprire una serie di esigenze urgenti riferite alla prossima manovra.
Dettaglio delle risorse e destinazioni
La somma complessiva di 3,5 miliardi è pensata per affrontare tre esigenze principali: finanziare la lista d’attesa delle imprese rimaste escluse dagli incentivi della Transizione 5.0, sostenere le spettanze nella Zes Unica del Sud e rafforzare il fondo per il rincaro dei materiali richiesto dalle aziende del settore edile.
Secondo le stime aggiornate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la copertura per le imprese escluse da Transizione 5.0 è stimata tra i 1,7 e i 1,8 miliardi. Un’ulteriore quota di circa 1,3 miliardi servirebbe a evitare il taglio del 39,62% ai crediti d’imposta richiesti in ambito Zes Unica del Sud, mentre una parte residua è destinata al fondo contro il caro materiali.
Le coperture proposte attingono a strumenti diversi: circa 1 miliardo deriverebbe da una misura concertata con le compagnie assicurative, che prevede un superacconto dell’85% sul contributo obbligatorio al servizio sanitario nazionale applicato alle polizze per responsabilità civile (quota che corrisponde al 10,5% del premio).
È allo studio anche un meccanismo volto a compensare le minori entrate per l’Inps quando i lavoratori decidono di aderire alla previdenza complementare, oltre alla possibilità che Regioni concorrano per circa 200 milioni rinunciando a parte delle proprie assegnazioni in cambio della redistribuzione degli spazi finanziari generati dal cosiddetto taglia debito.
Il caso del Ponte sullo Stretto
Nel pacchetto di rimodulazioni è prevista anche una revisione della tempistica degli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto. Pur mantenendo invariate le risorse complessive pari a 13,5 miliardi, il governo rivedrebbe la scansione degli impegni finanziari alla luce del mancato avvio dei cantieri entro l’anno in corso.
Ministero delle Infrastrutture ha dichiarato:
“Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini è determinato a realizzare il Ponte e farà di tutto per velocizzare il via ai lavori.”
Il cronoprogramma indicato prevedeva per il 2025 una spesa di 635 milioni, al netto della quota non annualizzata di 3,882 miliardi del Fondo di sviluppo e coesione 2021-27, dopo gli 780 milioni assegnati al 2024. L’effettiva apertura dei primi cantieri dipenderà anche dall’esito dello scontro con la Corte dei conti.
Reazioni politiche
La rimodulazione delle risorse e l’utilizzo di fondi collegati al Ponte sullo Stretto hanno suscitato duri rilievi da parte del Partito Democratico e della sua segreteria, che criticano l’uso degli stanziamenti per tamponare criticità interne alla politica industriale.
Elly Schlein ha accusato:
“Il Governo sta usando i soldi del Ponte per coprire i pasticci fatti su Transizione 5.0, invece di destinarli alle infrastrutture necessarie per i siciliani e i calabresi.”
Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, ha definito:
“una gestione imbarazzante”
Parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno dichiarato:
“La manovra è da buttare”
Italia Viva ha affermato:
“Hanno sbagliato tutto”
Queste reazioni riflettono la consueta tensione parlamentare che accompagna le fasi decisive della legge di bilancio, con critiche focalizzate sia sulle priorità scelte dal governo sia sulla trasparenza delle coperture individuate.
Calendario parlamentare e conseguenze tecniche
Il percorso legislativo della manovra sta subendo ritardi e la definizione degli emendamenti governativi si è rivelata più complessa del previsto: la bozza annunciata è infatti arrivata al Senato con ritardo, perché la trama delle coperture è stata negoziata fino all’ultimo momento.
Tra gli adempimenti che torneranno a farsi stringenti vi sono la conversione in legge del decreto Anticipi già approvato dalla Camera (la cui scadenza è fissata al 29 del mese) e l’ultimo voto sulla riforma della Corte dei conti, da completare entro fine anno in coincidenza con la scadenza della proroga dello scudo erariale.
La programmazione delle prossime tappe spettarà alla riunione delle capigruppo, ma appare ormai improbabile che il testo della manovra approdi in Aula a Palazzo Madama prima di lunedì. I 3,5 miliardi in esame rappresentano quasi un quinto della manovra originaria e, con i nuovi interventi, l’insieme degli impegni potrebbe salire verso i 22 miliardi, pur mantenendo invariati gli obiettivi di deficit e debito indicati nel Piano di bilancio strutturale.
Tra le misure che il governo intende estendere figura anche l’allargamento dell’iperammortamento per le acquisizioni aziendali, che dovrebbe valere per acquisti effettuati fino al 30 settembre 2028, con l’obiettivo di stimolare investimenti produttivi e tecnologici nel tessuto industriale nazionale.
In assenza di decisioni definitive nelle prossime ore, resta forte l’incertezza sul calendario e sulle modalità di finanziamento degli interventi, mentre prosegue il confronto politico sulle priorità della spesa pubblica e sulle ricadute per imprese e territori.