Corte Suprema del Regno Unito respinge il ricorso BSV e ridimensiona una causa da 13 miliardi di dollari contro gli exchange di criptovalute

La Corte Suprema del Regno Unito ha rifiutato di esaminare il ricorso contro una controversia di lungo corso del valore indicativo di 13 miliardi di dollari promossa da investitori del Bitcoin Satoshi Vision (BSV), confermando le decisioni dei giudici di grado inferiore che avevano limitato le pretese avanzate contro grandi piattaforme di scambio in relazione alla delisting del token.

La decisione sintetica pubblicata l’8 dicembre ha stabilito che la domanda presentata da BSV Claims Limited «non solleva una questione di diritto argomentabile né una questione di diritto di importanza pubblica generale».

Per operatori come Binance, che avevano chiesto al Competition Appeal Tribunal (CAT) l’archiviazione della causa, e per gli altri convenuti, il rifiuto della Corte Suprema rappresenta una vittoria legale rilevante e indica una riluttanza dei tribunali britannici a sostenere rivendicazioni multimiliardarie basate su scenari di mercato ipotetici.

Irina Heaver said:

“L’esito invia un segnale chiaro ai prossimi ‘veri Satoshi e al vero Bitcoin’ che volessero tentare la fortuna nei tribunali.”

Irina Heaver said:

“Le controversie ripetute non possono sostituire l’accettazione e la fiducia del mercato. I tribunali non sono uno strumento per invertire un declino reputazionale o per rilanciare progetti contestati quando il mercato ha già espresso il suo verdetto.”

Decisione della Corte Suprema e implicazioni immediate

Il rigetto del ricorso indebolisce una delle maggiori cause legate alle criptovalute mai intentate nel Regno Unito, impedendo in pratica che vengano riconosciute responsabilità delle piattaforme per guadagni futuri speculativi che gli attori sostengono di aver perso a seguito della rimozione del token dalle quotazioni.

La questione è di particolare interesse per l’intero settore crypto, perché tocca i confini della responsabilità degli exchange nelle decisioni di listaggio e delisting: se i tribunali non riconoscono danni basati su prospettive di mercato ipotetiche, i reclami multimiliardari di questo tipo diventano molto difficili da sostenere.

La teoria della “lost chance” e la giurisprudenza

Il caso ha ruotato attorno alla cosiddetta teoria della “lost chance”, secondo la quale gli investitori potrebbero reclamare una somma per una presunta opportunità futura perduta di crescita del prezzo del token. I tribunali britannici hanno messo in discussione la fondatezza pratica e giuridica di questa teoria nel contesto degli asset digitali.

In una pronuncia del Court of Appeal dello scorso maggio, la corte d’appello ha respinto il ricorso di BSV Claims Limited, ritenendo che i detentori del token che erano (o avrebbero dovuto essere) a conoscenza dei delisting del 2019 dovevano mitigare le perdite vendendo su mercati disponibili e non potevano ottenere risarcimenti per una presunta “crescita futura mancata” di natura speculativa.

Quel pronunciamento è significativo perché riafferma principi generali del diritto dei danni: il risarcimento richiede un danno dimostrabile e causale, non l’esecuzione giudiziale di scenari di mercato incerti che dipendono da adozione futura, fiducia e sentiment degli investitori.

Irina Heaver said:

“La teoria della ‘lost chance’ estende il diritto dei danni oltre limiti di credibilità, invitando di fatto i tribunali ad applicare narrazioni speculative nel campo delle criptovalute.”

Contesto storico del contenzioso e conseguenze per il settore

La causa trae origine dai delisting del 2019 che coinvolsero diverse piattaforme, fra cui Binance, Kraken, Shapeshift e Bittylicious, decisi dopo controversie legate al progetto e ai suoi sostenitori. Gli attori avevano sostenuto che le piattaforme avessero coordinato le rimozioni, violando le norme sulla concorrenza e provocando il crollo del prezzo del token.

La pronuncia finale della saga rinforza la lettura secondo la quale gli exchange non hanno l’obbligo giuridico di mantenere la liquidità o il processo di price discovery per asset che il mercato non ritiene affidabili. Il delisting, di per sé, non costituisce abuso di mercato secondo questa interpretazione.

Irina Heaver said:

“Il caso conferma ciò che molti nel settore già comprendevano: le piattaforme non sono tenute a preservare la liquidità o il price discovery per asset di cui il mercato ha perso fiducia. Il delisting non è abuso di mercato.”

Dal punto di vista pratico, la sentenza e i passaggi procedurali precedenti rappresentano una rassicurazione per gli operatori del mercato sulle libertà decisionali degli exchange e pongono un freno alle azioni legali che mirano a trasformare scelte commerciali e valutazioni di mercato in responsabilità civili multimiliardarie.

Al momento BSV Claims Limited non ha fornito una replica pubblica immediata alle richieste di chiarimento sulla decisione.