Pernigotti scommette su gelato e private label per risollevare la redditività
- 15 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
È stata una crisi lunga e complessa, ormai alle spalle. Oggi il gruppo nato dall’unione tra Pernigotti e Walcor riporta il nome dello storico produttore piemontese e punta a ripristinare margini e redditività sfruttando nuovi segmenti come il gelato e i volumi garantiti dal canale private label.
La nuova Pernigotti: origine e numeri
A luglio scorso si è perfezionata la fusione per incorporazione di Pernigotti in Walcor, tappa finale di un processo di consolidamento che vede tra gli azionisti importanti investitori istituzionali come J.P. Morgan Asset Management e la società pubblica di sviluppo Invitalia. Oggi il gruppo realizza un fatturato attorno ai 70 milioni di euro, occupa oltre 340 addetti, compresi i lavoratori stagionali, e dispone di due stabilimenti produttivi: uno a Novi Ligure (Alessandrino) e l’altro a Pozzaglio ed Uniti, in provincia di Cremona.
Francesco Pastore ha dichiarato:
“Il nuovo piano industriale delinea un percorso di crescita mirato a raggiungere 100 milioni di ricavi nel triennio. La priorità immediata è recuperare redditività dopo anni difficili, in parte legati alla ripartenza post-crisi e in parte all’impennata dei costi delle materie prime.”
Piano industriale e investimenti
Il programma strategico prevede un piano di investimenti da 5 milioni di euro per il prossimo triennio, circa il doppio degli stanziamenti recenti. Le risorse saranno destinate alla sicurezza degli impianti, al potenziamento della capacità produttiva e all’automazione degli stabilimenti, con l’obiettivo di migliorare efficienza e qualità produttiva.
Francesco Pastore ha dichiarato:
“A questo si aggiunge l’acquisizione dell’immobile che ospita la sede storica di Pernigotti, un passo importante per stabilizzare l’assetto industriale e consentire gli interventi necessari sugli impianti.”
Nel contesto più ampio, la presenza di investitori come J.P. Morgan Asset Management offre capacità finanziaria e competenze di mercato, mentre Invitalia può agevolare progetti industriali di rilancio attraverso strumenti di supporto agli investimenti e alla riqualificazione produttiva. Il piano intende quindi armonizzare capitale privato e strumenti pubblici per consolidare la ripresa.
Francesco Pastore ha dichiarato:
“Sul fronte delle materie prime vediamo segnali diversi: il prezzo del cioccolato si è progressivamente contenuto e tornerà sui livelli di un anno fa, ma la nocciola soffre per un raccolto debole e quotazioni molto alte, fattore che continua a comprimere i margini.”
Strategia sul gelato e il ruolo del private label
Diversificare la produzione è uno dei cardini della strategia. Dopo un periodo di cessione di rami d’azienda, la società ha reintegrato le linee per il gelato e rilanciato il marchio Signor Stefano, presentato al Sigep nei mesi scorsi. L’obiettivo industriale è di raggiungere una produzione annua di circa 1.000 tonnellate entro tre anni.
Francesco Pastore ha dichiarato:
“Oggi il business si legge attraverso tre prospettive: il valore del brand con la produzione concentrata nello stabilimento piemontese, le vendite suddivise tra mercato domestico ed estero, e la distinzione tra le due linee produttive fondamentali, cioccolato e gelato.”
Il canale private label rappresenta una leva importante per garantire volumi omogenei durante l’anno e contribuire a stabilizzare ricavi e utilizzo degli impianti. Per un’azienda caratterizzata da forte stagionalità, ampliare l’offerta con il gelato consente di sfruttare in modo più efficiente la capacità produttiva e ridurre i periodi di inattività legati al calo stagionale della domanda di cioccolato.
Il recupero di redditività passa dunque per una combinazione di controllo dei costi delle materie prime, investimenti tecnologici per aumentare efficienza e automazione e lo sviluppo di nuovi mercati e canali distributivi. Il piano triennale sarà monitorato in funzione dei prezzi delle materie prime e dell’evoluzione della domanda internazionale.
Nel medio periodo la sfida sarà trasformare i volumi aggiuntivi in margini sostenibili, consolidare l’identità del marchio storico e integrare efficacemente le nuove linee produttive per garantire resilienza operativa e stabilità occupazionale.