Ucraina, Kallas avverte: nessuna alternativa alla proposta per l’uso degli asset russi

Al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri, Kaja Kallas ha affrontato il tema delle opzioni finanziarie per sostenere l’Ucraina e ha ribadito la necessità di soluzioni praticabili a livello europeo.

Kaja Kallas ha detto:

“Le altre opzioni non funzionano, già due anni fa ho proposto gli Eurobond per sostenere l’Ucraina ma non c’è l’unanimità.”

Nel suo intervento ha sottolineato che la proposta basata su prestiti potrebbe essere approvata a maggioranza qualificata e che tale soluzione non graverebbe direttamente sui contribuenti degli Stati membri, oltre a inviare un segnale politico chiaro: chi provoca danni a un altro Paese dovrebbe contribuire ai risarcimenti.

Kaja Kallas ha aggiunto:

“La proposta sui prestiti può essere approvata a maggioranza qualificata, non pesa sui nostri contribuenti e lancia un messaggio, se si causano tutti questi danni a un altro Paese, si deve pagare per i risarcimenti.”

Ha inoltre commentato la lettera inviata alla Commissione europea da quattro Paesi, tra cui l’Italia, che chiede di continuare a esplorare opzioni alternative di sostegno finanziario. La discussione riflette le tensioni tra chi chiede misure più coraggiose e chi insiste sulla necessità di trovare soluzioni condivise nel quadro istituzionale dell’Unione.

Contesto e profilo delle opzioni finanziarie

Il riferimento agli Eurobond richiama una proposta di emissione congiunta di debito destinata a finanziare il sostegno a Paesi in difficoltà o interventi eccezionali. Nella pratica europea, proposte di questo tipo richiedono approfondite valutazioni legali e politiche, tenendo conto delle regole sul bilancio, del coinvolgimento della Commissione europea e dell’eventuale necessità di accordo tra gli Stati membri.

La strada dei prestiti approvati a maggioranza qualificata implica l’uso dei meccanismi decisionali del Consiglio, che possono permettere di procedere senza unanimità quando sono coinvolte materie previste dal trattato. Questo approccio solleva però questioni pratiche su garanzie, condizioni di rimborso e strumenti di implementazione, che richiedono un coordinamento tra istituzioni europee e governi nazionali.

La prospettiva strategica sulla sicurezza

Nel suo discorso Kallas ha messo in guardia sul fatto che la conquista di territori come il Donbass non rappresenti necessariamente l’obiettivo finale dell’aggressore, sottolineando rischi più ampi per la stabilità regionale.

Kaja Kallas ha affermato:

“Dobbiamo capire che il Donbass non è l’obiettivo finale di Putin. Se conquista il Donbass, la fortezza cadrà e allora procederanno sicuramente alla conquista dell’intera Ucraina. E, come sapete, se l’Ucraina cade, anche altre regioni saranno in pericolo. Lo sappiamo dalla storia e dovremmo imparare dalla storia.”

Riferendosi alle garanzie di sicurezza, ha chiarito che promesse formali non sono sufficienti: servono mezzi tangibili per permettere all’Ucraina di difendersi efficacemente.

Kaja Kallas ha detto:

“Se l’ingresso nella NATO è fuori discussione, allora dobbiamo vedere quali sono le garanzie di sicurezza concrete. Non possono essere documenti o promesse. Devono essere truppe reali, capacità reali, in modo che l’Ucraina sia in grado di difendersi.”

Con questa affermazione Kallas richiama una distinzione importante tra impegni politici formali e misure operative: il rafforzamento delle capacità difensive include invio di equipaggiamenti, addestramento, intelligence e, in casi concreti, presenza di forze o assetti che possano aumentare la deterrenza sul terreno.

Infine, la leader ha ricordato che l’Unione europea e gli Alleati affrontano pressioni multiple, sia interne che esterne, che rendono la ricerca di una strategia condivisa essenziale per la stabilità a lungo termine dell’area e per la protezione dei principi di sicurezza collettiva.



Author: Tony
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