Margini in caduta libera, fonderie al collasso
- 13 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Ventotto milioni di utile netto su un fatturato di circa 3,8 miliardi: questo risultato quasi simbolico sintetizza le difficoltà competitive che affliggono il comparto delle fonderie italiane. I margini sono compressi da costi energetici elevati, da una domanda interna moderata e dalla concorrenza estera che spesso offre prezzi più bassi, rendendo complicato trasferire l’aumento dei costi sui clienti.
Una rilevazione dell’ufficio studi di Assofond, condotta su un campione rappresentativo della categoria, evidenzia un quadro di forte contrazione per i principali indicatori economico‑finanziari, con valori che tornano ai livelli peggiori degli ultimi anni.
Indicatori di redditività e marginalità
Il rendimento del capitale proprio (Roe) è sceso di quasi l’80%, portandosi all’1,6% del patrimonio netto, il valore più basso degli ultimi sei anni. Anche il ritorno sugli investimenti caratteristici (Roi) è diminuito sensibilmente, attestandosi al 2,8% (-59% rispetto all’anno precedente), mentre la marginalità sulle vendite si è ridotta al 2,3%.
Il rapporto tra margine operativo lordo e vendite (Ebitda margin) è sceso all’8,8%, oltre due punti percentuali in meno rispetto all’esercizio precedente. Il trend è ancora più pronunciato nel segmento delle fonderie di ghisa, che mostrano perdite aggregate per 16 milioni, un Roe negativo (-1,9%) e un Roi sostanzialmente nullo.
Richieste al governo e priorità europee
Fabio Zanardi ha spiegato:
“Chiediamo al governo di completare rapidamente gli interventi urgenti necessari a sostenere le imprese, con misure che ci riportino a condizioni competitive paragonabili a quelle dei principali concorrenti europei.”
Fabio Zanardi ha detto:
“Dopo l’avvio dell’Energy Release e gli aiuti per la compensazione dei costi indiretti delle emissioni di carbonio, ci aspettiamo il decreto ‘Energia’ entro fine anno, che dovrebbe intervenire anche sullo spread tra Psv e Ttf. Sul medio-lungo periodo, però, è fondamentale un’azione coordinata a livello europeo per ristabilire condizioni di parità tra imprese dei diversi Stati.”
L’associazione sostiene da tempo che l’elevato costo dell’energia in Italia rappresenta una componente determinante della perdita di competitività del settore. In particolare, la struttura del prezzo dell’elettricità nel Paese, caratterizzata da una incidenza significativa di tassazione e oneri di sistema, determina un trasferimento di ricchezza verso i produttori di energia difficile da sostenere per le imprese energy‑intensive.
Fabio Zanardi ha osservato:
“In Italia esiste un’anomalia evidente: da una parte i consumatori pagano prezzi più alti che altrove, dall’altra i produttori di energia realizzano profitti straordinari. È una situazione che richiede una correzione immediata.”
Impatto produttivo e prospettive per il 2026
Le serie statistiche ufficiali confermano il quadro critico: secondo i dati di Istat relativi a ottobre, la produzione del settore è diminuita del 6% su base annua, con un calo particolarmente accentuato (-16 punti) per le fonderie di ghisa. L’indice destagionalizzato si attesta a 73,7 (base 100 nel 2021), un livello che, esclusi gli anni segnati dalla pandemia, non si registrava dai tempi della crisi del 2009.
Le prospettive per il 2026 non appaiono sostanzialmente migliori e molte imprese stanno già adeguando i piani produttivi a scenari di domanda più debole, con ripercussioni sull’occupazione e sugli investimenti.
Fabio Zanardi ha riferito:
“Dalla prossima settimana sento colleghi che stanno programmando fermate produttive più lunghe: se in passato la pausa natalizia durava mediamente due settimane, oggi in diversi casi si prevede uno stop di 3‑4 settimane. Al momento non si intravede un’inversione di tendenza.”
Per contestualizzare alcune delle richieste tecniche: il Psv è il punto di scambio virtuale del mercato gas italiano, mentre il Ttf è il principale hub europeo con sede nei Paesi Bassi; lo spread tra questi prezzi influisce direttamente sui costi di approvvigionamento delle imprese locali. Misure possibili per alleviare la pressione includono una revisione della tassazione sull’energia, meccanismi più efficaci di compensazione dei costi del carbonio per i settori intensivi di energia e iniziative di coordinamento europeo per evitare fenomeni di dumping regolatorio tra Stati membri.
In assenza di interventi strutturali, il rischio è che la capacità produttiva nazionale resti sotto utilizzata e che la perdita di quote di mercato sui clienti internazionali si consolidi, con effetti negativi su investimenti, occupazione e filiere industriali correlate.