Istat: perdita di 45mila occupati nel terzo trimestre, ma il tasso di disoccupazione scende
- 11 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Secondo la Istat, il numero di occupati rilevato dalla Rilevazione sulle forze di lavoro, depurato dagli effetti stagionali, è diminuito di circa 45 mila unità rispetto al trimestre precedente, scendendo a 24 milioni 102 mila persone (-0,2%).
Sul confronto annuo, il livello degli occupati risulta sostanzialmente stabile dopo diciassette trimestri consecutivi di crescita: il dato si attesta a 24 milioni 123 mila, con una lieve riduzione di 7 mila unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il tasso di occupazione della popolazione in età compresa tra i 15 e i 64 anni è pari al 62,5% e risulta invariato rispetto al terzo trimestre del 2024; questa stabilità è il risultato di dinamiche territoriali divergenti, con un incremento nel Mezzogiorno e una flessione nel Centro-Nord.
Nonostante la contrazione del numero di occupati, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Contestualmente, il tasso di inattività è salito al 33,3%, aumentando di 0,3 punti.
Considerando i dati non destagionalizzati, il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre si attesta al 5,6%, valore invariato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Principali indicatori e loro significato
La Rilevazione sulle forze di lavoro è un’indagine campionaria trimestrale che misura occupazione, disoccupazione e inattività. I dati destagionalizzati correggono le variazioni regolari legate alla stagionalità (ad esempio nei settori turistici o agricoli), consentendo confronti più coerenti tra trimestri.
Il tasso di occupazione (persone occupate su popolazione 15-64 anni) è un indicatore chiave della partecipazione al mercato del lavoro, mentre il tasso di disoccupazione misura la quota di persone in cerca di lavoro attivo. Il tasso di inattività riflette coloro che non sono né occupati né alla ricerca attiva di un impiego.
Contesto e possibili implicazioni
La lieve riduzione degli occupati nel confronto trimestrale, accompagnata da un calo della disoccupazione, suggerisce movimenti differenti tra chi esce dal mercato del lavoro e chi trova lavoro. L’incremento del tasso di inattività indica che una quota di persone si è temporaneamente allontanata dalla ricerca attiva di occupazione, fattore che può attenuare la pressione sul tasso di disoccupazione.
La dinamica territoriale, con rialzo nel Mezzogiorno e calo nel Centro-Nord, mette in evidenza differenze strutturali e cicliche che richiedono attenzione politica. Gli interventi possibili includono politiche attive del lavoro, programmi di riconversione e formazione professionale, e misure mirate a stimolare la domanda di lavoro nei settori in sofferenza.
Dal punto di vista istituzionale, dati di questo tipo sono osservati e utilizzati da organi come il Ministero del Lavoro, gli enti locali e le agenzie per l’impiego per calibrare strumenti di sostegno, pianificare investimenti formativi e monitorare l’efficacia delle politiche occupazionali.
Osservazioni metodologiche
È importante distinguere tra dati destagionalizzati e non destagionalizzati: i primi facilitano il confronto tra trimestri eliminando gli effetti ricorrenti legati alla stagionalità, i secondi rappresentano i livelli osservati senza aggiustamenti. Entrambi i tipi di dato sono utili per analisi diverse: i primi per valutare trend sottostanti, i secondi per osservare la situazione effettiva nel periodo considerato.
Per una lettura completa dell’andamento occupazionale è consigliabile monitorare simultaneamente più indicatori (occupati, disoccupati, inattivi, tassi di partecipazione) e considerare anche dati settoriali e territoriali che possano spiegare le dinamiche osservate.