Nasce il primo master in design per la salute: una svolta per cura e benessere
- 9 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Un mercato che oggi rappresenta circa il 9,4% della domanda complessiva di design in Italia, ma destinato a crescere rapidamente, spinto dall’accentuata attenzione al benessere fisico e psicologico — soprattutto tra le nuove generazioni — e dalle esigenze di una popolazione che vive più a lungo e, complessivamente, in migliori condizioni di salute.
Secondo l’ultimo rapporto di Symbola sul Design Economy, realizzato in collaborazione con Deloitte Private, POLI.design, ADI e CUID, la quota di prodotti e servizi di design destinati al settore del Health Care è prevista in aumento: nel breve termine si attesta attorno al 9,7% per poi espandersi ulteriormente. Dalle tecnologie diagnostiche alla filiera farmaceutica, dalla progettazione dei percorsi di cura agli ambienti ospedalieri e domestici fino allo spazio urbano, si profila una necessità crescente di adattare case, città e servizi sanitari alle nuove esigenze dei cittadini.
Un mercato in continua crescita
Anche nelle filiere della salute, oggi sottoposte a profonde trasformazioni, il design può agire come motore d’innovazione, come è avvenuto in altri ambiti del Made in Italy. In stretto dialogo con la medicina, l’ingegneria e le scienze sociali, il progetto e il processo progettuale contribuiscono a ripensare prodotti e tecnologie — dai dispositivi medici alle soluzioni digitali — oltre a ottimizzare processi e percorsi di cura con approcci incentrati sulle persone.
Questa integrazione multidisciplinare può innalzare la qualità, la sicurezza, l’accessibilità e l’efficienza dei servizi sanitari attraverso metodologie di Human-Centred Design e service design. L’effetto atteso riguarda non solo il miglioramento delle prestazioni per i pazienti, ma anche il rafforzamento della competitività delle imprese che operano nella salute, favorendo una pipeline di R&S più robusta e in grado di generare valore sia industriale sia sociale.
Con l’obiettivo di consolidare queste potenzialità, cinque atenei italiani che da anni lavorano su temi di progetto e innovazione sanitaria hanno fondato il Centro interuniversitario HCD-Care — Human-Centred Design per la cura, il benessere e l’inclusione — mettendo a sistema competenze e laboratori di ricerca applicata. Le istituzioni promotrici includono le Università di Firenze, di Siena, di Genova, di Chieti-Pescara e la Roma-Sapienza, con i rispettivi centri di ricerca dedicati.
Avviato circa un anno fa, il Centro si propone non solo di favorire lo scambio di conoscenze tra discipline diverse, ma anche di promuovere il trasferimento dei risultati della ricerca verso le imprese — in particolare le piccole e medie imprese — attraverso attività di formazione, progetti pilota e dimostratori pratici che facilitino l’adozione delle innovazioni nei contesti clinici e comunitari.
Proprio con questo intento si è svolto a Firenze, all’inizio di dicembre, un convegno organizzato dal Centro HCD-Care in collaborazione con la Fondazione Symbola. L’incontro ha messo a confronto il mondo accademico con esponenti dell’industria — tra cui rappresentanti di Confindustria Dispositivi Medici, Farmindustria e Deloitte — per discutere strategie condivise su standard, finanziamenti, filiere produttive e applicazioni concrete del design in ambito sanitario.
Al centro del dibattito sono stati temi quali l’adeguamento degli spazi abitativi e urbani alle esigenze di fragilità e longevità, l’integrazione delle tecnologie digitali nei percorsi di cura, e la necessità di politiche pubbliche che incentivino la cooperazione pubblico-privato e sostengano investimenti in ricerca applicata. Questi aspetti appaiono decisivi per tradurre le potenzialità del design in benefici tangibili per cittadini, operatori sanitari e imprese.