La crypto reinventa l’intermediario e lo sposta su nuove piattaforme

Oggi ci troviamo in un momento cruciale e rischioso per le criptovalute. In oltre dodici anni di lavoro in questo settore non ho mai osservato condizioni simili, nemmeno nei cicli più ribassisti: una combinazione di segnali che, presi singolarmente, sarebbero preoccupanti, ma che insieme indicano la possibilità di una crisi significativa.

Segnali preoccupanti tra chi costruisce

Una delle prime ragioni di allarme è che sempre meno sviluppatori e team cercano audit per i smart contract, come confermato da più società che si occupano di revisione e illustrato dallo sfruttamento recente di un contratto di Yearn. Un audit è una prassi standard prima del lancio di qualsiasi dApp, ma il problema non è che si voglia procedere senza controllo: è che molte nuove dApp semplicemente non nascono.

I costruttori — sviluppatori e fondatori che intendono creare applicazioni realmente utilizzabili — sono spesso in attesa che il contesto migliori o stanno abbandonando il settore. Non vogliono riprodurre soluzioni già esistenti o realizzare applicazioni banali; vogliono costruire prodotti con reale valore, ma trovano un ambiente ostile.

Scarso sostegno degli investitori per l’utilità

Secondo punto critico: c’è poca spinta, supporto e finanziamento da parte degli investitori verso le applicazioni utili, che sono anche le più complesse e richiedono tempi più lunghi per maturare. Se un progetto non promette ritorni speculativi immediati e sproporzionati — il famoso ipotetico «1000x» in breve tempo — difficilmente ottiene fondi.

Questo squilibrio spinge il capitale verso attività orientate al profitto rapido, come i memecoin, schemi informativi basati su conoscenze privilegiate, protocolli DeFi opachi e trading eccessivamente leva­tizzato. Dove va il denaro va anche l’attenzione: così assistiamo a un calo dell’interesse per prodotti e casi d’uso basati sulla blockchain.

Effetti sui risparmiatori e sul mercato

Il risultato è che la narrazione pubblica è dominata da flussi di fondi in ETF, performance di DAT, consigli di trading e titoli sensazionalistici, mentre gli investitori al dettaglio vengono spesso ingannati da pratiche complesse e non trasparenti di cui non comprendono la natura rischiosa.

Un esempio lampante è la liquidazione del 11 ottobre: l’impatto reale è ancora poco chiaro, ma a pagarne il prezzo rimangono soprattutto i piccoli risparmiatori, mentre gli attori più potenti negoziano recuperi e soluzioni a loro vantaggio.

La rinascita dei mediatori e la perdita dell’ideale

Le criptovalute e la blockchain sono nate con obiettivi ambiziosi: contrastare oligopoli finanziari e democratizzare l’accesso alle infrastrutture digitali. Invece, in troppi casi, si assiste al ritorno di mediatori manipolativi, oggi in forma diversa, che complicano intenzionalmente i mercati e favoriscono appropriazioni di valore.

Molti leader del settore potrebbero promuovere la migrazione di sistemi monetari più efficienti e trasparenti on‑chain, o l’impiego della tecnologia per finalità sociali come incentivi alla sostenibilità o a comportamenti più sani. Al contrario, alcuni stanno legittimando strumenti finanziari che alimentano avidità e pratiche opache.

Questa dinamica ha portato a livelli di egoismo e appropriazione senza precedenti, con pochi che traggono vantaggio dalle perdite di milioni di altri.

Potenziale tecnologico: Web3 e AI

Se guardiamo ai fondamenti tecnologici, la blockchain rappresenta una risorsa fondamentale nell’evoluzione digitale. Ben utilizzata, la AI può aumentare la produttività e la blockchain può rendere più efficaci i rapporti fra le parti, eliminando barriere e intermediari non necessari.

Insieme, AI e Web3 hanno il potenziale di rimodellare la società tanto quanto o più di quanto fece il World Wide Web, a patto che l’attenzione torni alla costruzione di valore reale e all’adozione diffusa.

Una citazione che invita a riflettere

Mark Baum said:

“Ciò che mi turba non è che la frode sia sgradevole o meschina. In quindicimila anni la frode e il pensiero miope non hanno mai funzionato. Mai una volta.”

La frase, tratta dal film The Big Short, riassume la frustrazione verso pratiche che privilegiano guadagni immediati a discapito della sostenibilità e della fiducia nel sistema.

Come ripristinare la rotta: un appello per l’utilità

Per chi crede che le criptovalute possano migliorare il mondo è necessario denunciare e contrastare comportamenti miope e predatori. Serve un cambiamento nelle priorità: più risorse e attenzione devono andare alla costruzione di applicazioni utili, sicure e scalabili, pensate per l’adozione di massa.

Gli investitori, le società di audit, i team di sviluppo e le piattaforme di comunicazione hanno un ruolo chiave nel riportare al centro l’utilità: finanziare progetti che puntino a un’adozione sostenibile, promuovere trasparenza e responsabilità e incentivare pratiche che favoriscano la fiducia collettiva.

Se vogliamo che la promessa del Web3 si realizzi — ovvero un’internet più equa, resistente e interoperabile — dobbiamo difendere l’ecosistema dalle sirene del profitto immediato e sostenere chi costruisce soluzioni reali per il prossimo miliardo di utenti.

Riprendiamo la battaglia per l’utilità, finché c’è ancora forza per combattere. Mettere al centro i valori della decentralizzazione, della sicurezza e dell’accessibilità è l’unica strada per trasformare il potenziale tecnologico in benefici concreti e duraturi.