Come il rapporto sull’inflazione di venerdì potrebbe scuotere i prezzi
- 5 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Secondo stime recenti, il core PCE è probabile sia aumentato al 2,9% su base annua a settembre, allontanandosi nuovamente dall’obiettivo del 2% perseguito dalla Federal Reserve.
Se il dato effettivo dovesse confermare le attese, si tratterebbe del 55° mese consecutivo con l’inflazione al di sopra del target della banca centrale, un elemento che rafforzerebbe la posizione dei falchi all’interno della Fed favorevoli a una riduzione più lenta dei tassi.
Il fenomeno dell’inflazione “sticky” (persistente) ha implicazioni dirette sulle decisioni di politica monetaria, perché il core PCE esclude le componenti più volatili come energia e alimentari e viene considerato uno degli indicatori preferiti dalla Federal Reserve per valutare le pressioni inflazionistiche di fondo.
Volatilità dei mercati e aspettative
Nonostante il possibile peggioramento del dato sui prezzi, gli indici di volatilità non segnalano turbolenze significative nei mercati delle criptovalute a breve termine.
In particolare, l’indice annualizzato di volatilità implicita su un giorno per il bitcoin di Volmex, il BVIV, è rimasto nella fascia intorno al 36%, valore osservato anche sulle piattaforme di dati di mercato.
Un BVIV del 36% implica, su base giornaliera, una oscillazione attesa del prezzo di circa il 1,88%, una dinamica considerata nella norma e non indicativa di movimenti estremi nelle prossime 24 ore.
Le aspettative di bassa volatilità riflettono in parte la convinzione diffusa tra gli operatori che la Fed procederà a riduzioni dei tassi nelle prossime settimane indipendentemente dall’esito del core PCE. Lo strumento di mercato CME FedWatch prezza attualmente come molto probabile un taglio di 25 punti base il 10 dicembre.
Impatto sui rendimenti e sulle criptovalute
Un rapporto sui prezzi più debole del previsto potrebbe spingere il rendimento del 10-year Treasury al di sotto del 4%, condizione che storicamente favorisce flussi verso asset più rischiosi e potrebbe aiutare Bitcoin a superare l’intervallo di due giorni tra 92.000 e 94.000 dollari.
Bitcoin e altre criptovalute tendono a reagire in modo sensibile ai movimenti di rendimento dei titoli di Stato perché questi ultimi influenzano i costi di opportunità e la liquidità complessiva sui mercati finanziari.
Iliya Kalchev ha detto:
“Una lettura del mercato del lavoro più debole e un core PCE contenuto rafforzerebbero la narrativa di allentamento che sostiene il rimbalzo delle criptovalute, mentre qualsiasi sorpresa al rialzo potrebbe mantenere i mercati in una fase di trading laterale finché la Fed non chiarirà la sua traiettoria.”
Analisti di ING hanno tuttavia avvertito che una diminuzione del rendimento di riferimento potrebbe essere di breve durata: fattori come dati economici successivi più forti o revisioni delle aspettative sull’inflazione possono rapidamente invertire la discesa dei rendimenti.
Volatilità implicita delle altcoin
L’impatto dei dati macro si estende anche alle valute digitali alternative: l’indice di volatilità implicita a un giorno per ether si attestava intorno al 57,23%, che corrisponde a un’oscillazione giornaliera attesa di circa il 3%.
Per altre valute, gli indicatori segnalavano movimenti attesi settoriali leggermente più elevati: l’indice per SOL suggeriva una variazione giornaliera del 3,86%, mentre quello per XRP indicava circa il 4,3%.
Queste differenze riflettono la diversa liquidità, struttura dei derivati e sensibilità ai fattori macroeconomici tra i vari token. Operatori e investitori dovrebbero monitorare sia i dati sull’inflazione sia le curve dei rendimenti per gestire il rischio in portafoglio.