L’Italia non è un paese per giovani: ogni nove under 34 che partono all’estero ne arriva uno solo dalle economie avanzate
- 5 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La Italia fatica ad attrarre giovani: per ogni nove under 34 che lasciano il Paese, arriva solo un coetaneo proveniente dalle principali economie avanzate. Nel periodo 2011-2024, mentre gli arrivi di giovani dalle dieci nazioni considerate principali (tra cui Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Stati Uniti) sono stati circa 55.000, i giovani italiani emigrati verso quei Paesi sono stati 486.000.
La mobilità dei giovani italiani si concentra su alcune destinazioni: la prima meta è il Regno Unito (26,5% dei casi), seguita da Germania (21,2%), Svizzera (13,0%), Francia (10,9%) e Spagna (8,2%).
I numeri dell’emigrazione giovanile e il costo per la collettività
Nel 2024 sono circa 78.000 i giovani che hanno lasciato la Italia. Considerando gli ingressi di giovani immigrati provenienti da economie avanzate nella fascia 18-34 anni, il saldo risulta negativo per circa 61.000 unità. Estendendo l’osservazione al periodo 2011-2024, sono emigrati dall’Italia circa 630.000 giovani: il 49% proviene dalle regioni del Nord e il 35% dal Mezzogiorno, pari al 7% dei giovani residenti nel Paese, con un saldo migratorio complessivo di -441.000.
Il Cnel stima il valore del capitale umano perso tra il 2011 e il 2024 in 159,5 miliardi di euro. Questa stima considera il costo sostenuto dalle famiglie e, per la parte riferita all’istruzione, dal settore pubblico, per formare i giovani che poi si sono trasferiti all’estero. In termini di prodotto interno lordo, la perdita di capitale umano in quel periodo corrisponde a circa il 7,5% del Pil.
Profilo educativo dei giovani emigrati
Il dato più significativo riguarda il livello di istruzione: nel triennio 2022-2024 il 42,1% dei giovani emigrati era in possesso di una laurea, una quota in aumento rispetto al 33,8% registrato su tutto il periodo 2011-2024. Le percentuali più elevate si osservano in regioni come Trentino-Alto Adige (50,7%), Lombardia (50,2%), Friuli-Venezia Giulia (49,8%), Emilia-Romagna (48,5%) e Veneto (48,1%).
Le donne laureate rappresentano il 44,3% delle emigranti nel triennio 2022-2024, rispetto al 40,1% degli uomini. La differenza di genere è più pronunciata nel Mezzogiorno: in Campania la quota femminile è del 42,5% contro il 33,0% maschile (differenza di 9,5 punti), in Puglia 42,9% contro 33,5% (9,4 punti) e in Abruzzo 43,1% contro 33,8% (9,3 punti).
Posizione internazionale e misura dell’attrattività
Secondo i confronti internazionali, la Italia si colloca al 31° posto su 38 Paesi dell’Ocse per attrattività nei confronti dei lavoratori altamente qualificati. Lo studio utilizza l’indicatore sintetico dei flussi migratori, noto come Isfm, che misura l’attrattività di un paese in relazione ai movimenti di giovani verso e dall’elenco delle principali economie avanzate.
Il funzionamento dell’Isfm è semplice: valori più bassi indicano maggiore attrattività perché significano che gli arrivi di giovani stranieri sono più vicini al numero dei giovani italiani che emigrano. Al contrario, valori elevati suggeriscono una bassa capacità di attrazione. Il quadro regionale mostra valori elevati soprattutto nelle regioni meridionali, evidenziando una minore attrattività locale, mentre tra le regioni settentrionali spiccano Friuli-Venezia Giulia e Veneto con valori relativamente più elevati dell’indicatore.
Conseguenze demografiche e possibili interventi politici
La fuoriuscita di giovani si inserisce in un contesto demografico caratterizzato da bassa natalità e invecchiamento: per il 2025 è attesa una nuova soglia storica minima delle nascite, probabilmente inferiore a 350.000 neonati. In questa cornice, la perdita di popolazione giovane rappresenta una minaccia per il mercato del lavoro, la capacità di innovazione e la sostenibilità dei conti pubblici nel medio-lungo termine.
Le possibili azioni di politica pubblica richiedono un approccio integrato: migliorare le opportunità occupazionali e le prospettive di carriera per i giovani, potenziare il finanziamento alla ricerca e all’istruzione superiore, semplificare il riconoscimento delle qualifiche e favorire percorsi di rientro con incentivi mirati. Azioni complementari includono interventi per lo sviluppo regionale, l’uso strategico dei fondi dell’Unione Europea e una collaborazione più stretta tra governo, amministrazioni locali e imprese per creare condizioni favorevoli all’attrazione e alla permanenza dei talenti.
Un monitoraggio costante dei flussi e indicatori come l’Isfm, insieme a studi come quello presentato dal Cnel, possono fornire un supporto informativo utile per calibrare le politiche e valutare l’efficacia degli interventi nel tempo.