Diritti delle persone con disabilità messi alla prova dal nuovo piano d’azione

L’ecosistema dedicato alla disabilità in Italia si sta strutturando con gradualità: negli ultimi anni sono stati introdotti strumenti e servizi che completano progressivamente il quadro nazionale, ma il percorso resta ancora lungo e in trasformazione.

Le proiezioni demografiche rimarcano l’urgenza di questo cambiamento. Secondo Istat, entro il 2050 la quota della popolazione con più di 65 anni potrebbe arrivare al 34,6% (oggi è circa il 24%), mentre gli over 85 potrebbero salire al 7% rispetto al 3,9% attuale. Un invecchiamento consistente comporterà un aumento delle persone con bisogni assistenziali: si stima, per esempio, che i casi di demenza possano raddoppiare entro il 2060.

Queste dinamiche demografiche si intrecciano con cambiamenti nei modelli familiari: la tendenza alla convivenza in nuclei monofamiliari e l’aumento delle persone sole indeboliscono la rete informale di assistenza, rappresentata dai caregiver familiari. Secondo le proiezioni, le persone che vivono da sole costituiranno una quota rilevante delle famiglie, mentre le coppie con figli diminuiranno, con conseguenti ripercussioni sul bisogno di servizi di cura continuativa e assistenza domiciliare.

La riforma della disabilità

In questo contesto è nata l’esigenza di accelerare l’attuazione della riforma avviata dalla legge delega 227/2021, finalizzata a semplificare il riconoscimento della disabilità, promuovere l’autonomia attraverso il Progetto di vita e rafforzare i servizi di supporto. Il quadro normativo è stato dettagliato dal decreto legislativo 62/2024, attualmente in fase sperimentale su più territori.

La sperimentazione ha coinvolto inizialmente alcune province e si è progressivamente estesa: dopo le prime realtà pilota, altri ambiti territoriali hanno avviato l’applicazione delle nuove norme per verificare modalità operative e criticità locali.

Alessandra Locatelli ha detto:

“La crescita economica e la coesione sociale del nostro Paese dipendono sempre di più anche dalla nostra capacità di non lasciare indietro nessuno. Non possiamo più parlare di costi e di semplice aiuto, ma di un serio investimento sulle potenzialità e sul valore di ogni persona. Il cammino è ancora lungo, ma in questi anni abbiamo compiuto tanti passi in avanti. Penso, in particolare, alla riforma sulla disabilità che stiamo attuando, che semplifica, sburocratizza e introduce il Progetto di vita.”

La macchina amministrativa è complessa e, sul terreno, emergono criticità segnalate da rappresentanze sindacali e operatori. In particolare le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno denunciato effetti della riorganizzazione come la riduzione delle commissioni territoriali dell’INPS, che può tradursi in maggiori distanze da percorrere per le visite e in tempi di attesa più lunghi.

Tra le criticità operative sono state evidenziate la carenza di personale medico e specialistico all’interno degli organici competenti, difficoltà legali e amministrative che rallentano le procedure, una diminuzione delle domande presentate in alcuni contesti e l’aumento dei costi a carico delle persone per l’ottenimento dei certificati medici introduttivi.

Piano d’azione nazionale e diritti

L’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità (OND) ha approvato il nuovo Piano d’azione nazionale per la promozione dei diritti delle persone con disabilità, frutto di un lavoro pluriennale che ha coinvolto istituzioni, esperti e rappresentanze delle persone con disabilità.

Il Piano si articola in 66 linee d’azione distribuite su sette ambiti strategici: accessibilità universale; Progetto di vita; benessere e salute; sicurezza inclusiva e cooperazione internazionale; inclusione lavorativa; sistemi di monitoraggio; e istruzione, università e formazione. L’obiettivo dichiarato è passare da interventi episodici a una programmazione più strutturata e durevole, capace di tradurre i diritti formali in condizioni di vita migliori e misurabili.

Alessandra Locatelli ha sottolineato:

“Una delle prime linee d’azione che avrà un finanziamento specifico riguarda il contrasto alla violenza sulle donne con disabilità.”

La definizione del Piano è avvenuta con il contributo di associazioni rappresentative del mondo della disabilità, tra cui FISH e FAND, e prevede strumenti per allineare le politiche sociali, sanitarie, formative e del lavoro agli standard internazionali, in particolare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

Tra gli elementi innovativi del Piano figurano la volontà di rimuovere barriere fisiche e culturali, l’istituzione di un sistema strutturato di monitoraggio e rendicontazione per verificare l’attuazione delle azioni, e misure mirate a garantire pari opportunità e la piena partecipazione alla vita sociale e lavorativa.

Perché le ambizioni del Piano si traducano in risultati concreti saranno però necessari investimenti mirati, un rafforzamento delle competenze professionali nei servizi sanitari e socio-assistenziali, una semplificazione amministrativa efficace e una governance interistituzionale che coordini Stato, Regioni e enti locali nella fase di attuazione e monitoraggio.

L’attuazione piena della riforma e del Piano d’azione rappresenta una sfida strutturale per il sistema Paese: richiede non solo risorse, ma anche un cambio culturale per riconoscere la centralità dei diritti delle persone con disabilità e per costruire servizi che favoriscano autonomia, inclusione e partecipazione sociale.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.