Pensioni: fondi urgenti per il futuro dei giovani

Il primo pilastro mostra segni di debolezza e si appoggia sul secondo, ma anche quest’ultimo fatica a reggere senza un sostegno esterno: i potenziali garanti più utili — i giovani — spesso non sono nelle condizioni economiche per contribuire in modo significativo, a causa di stipendi contenuti, contratti precari e del rialzo del costo della vita.

Il profilo degli iscritti

Negli ultimi anni la crescita della previdenza complementare si è concentrata prevalentemente tra gli aderenti con età più avanzata. Secondo il monitoraggio più recente della Covip — la Commissione di vigilanza sui fondi pensione — l’età media degli iscritti ai fondi pensione a fine 2024 è risultata intorno ai 47 anni, in lieve aumento rispetto al 2019. Sul totale di quasi 10 milioni di posizioni attive, gli under 35 rappresentano meno del 20%.

Una parte significativa degli iscritti più giovani ricade nella categoria definita “altri iscritti”, che include soggetti non lavoratori e fiscalmente a carico, in molti casi figli per i quali i genitori hanno aperto una posizione previdenziale a fini di accumulo.

Da dove proviene la crescita del secondo pilastro

In sostanza, l’ampliamento del secondo pilastro non si sta determinando principalmente grazie al mercato del lavoro, ma piuttosto per iniziative familiari e per il maggiore coinvolgimento delle classi di età avanzata. Questo fenomeno mette in luce un problema strutturale: la previdenza complementare tende a essere più vantaggiosa per i cosiddetti lavoratori forti, cioè coloro con redditi stabili e imponibili che possono beneficiare immediatamente delle agevolazioni fiscali.

Il meccanismo di vantaggio fiscale è basato sulla deducibilità dei versamenti (con un limite annuo noto che può incidere sulle scelte di contribuzione). Chi è soggetto a una base imponibile elevata ottiene quindi un beneficio più immediato rispetto a chi ha redditi bassi o irregolari.

Soglie contributive e impatto sui redditi bassi

Un ulteriore elemento che aggrava le disuguaglianze è rappresentato dalle soglie previste per il pensionamento contributivo, che a seguito della riforma Fornero hanno fissato limiti minimi di versamento spesso difficili da raggiungere per i lavoratori intermittenti o con redditi bassi. Per molti di questi soggetti, anche effettuando versamenti volontari non si arriva a maturare i requisiti minimi utili per andare in pensione con condizioni dignitose.

Inoltre, chi dichiara meno di circa 8.500 euro lordi annui — una platea stimata in milioni di persone, comprendente in larga parte lavoratrici con contratti part-time — non ottiene benefici concreti dalla deduzione fiscale legata ai versamenti, perché l’imposta sul reddito è già azzerata dalla no tax area.

Proposte per ampliare la partecipazione dei giovani

Per contrastare il divario generazionale nella partecipazione alla previdenza complementare, la Covip ha avanzato l’ipotesi di creare un meccanismo di accumulo fin dalla nascita, un vero e proprio salvadanaio previdenziale destinato alle nuove generazioni. L’obiettivo dichiarato è duplice: ampliare la platea degli iscritti e riequilibrare la partecipazione tra aree del Paese con differenze socio-economiche marcate.

Tale proposta, se inserita in una legge finanziaria, richiederebbe una serie di decisioni tecniche e politiche: modalità di finanziamento (risorse pubbliche, incentivi fiscali, contributi da parte dei datori di lavoro), governance del fondo iniziale, regole di adesione e di trasferimento, nonché misure di educazione finanziaria rivolte alle famiglie.

Dal punto di vista politico, l’introduzione di un conto previdenziale alla nascita implicherebbe una negoziazione tra maggioranza e opposizione sui costi e sulla sostenibilità nel medio-lungo periodo, oltre a valutazioni sulle ricadute distributive tra regioni e fasce di reddito.

Altre misure per favorire copertura e inclusione

Oltre a interventi diretti per i neonato, gli esperti indicano diverse leve utili per aumentare la partecipazione dei giovani e dei lavoratori a basso reddito: programmi di auto-enrolment con possibilità di opt-out, incentivi fiscali mirati per i contratti part-time, contributi di integrazione cofinanziati da datori di lavoro o dallo Stato e campagne di informazione sulla previdenza complementare.

Queste opzioni richiedono una valutazione approfondita degli impatti finanziari e redistributivi, nonché meccanismi di monitoraggio per garantire trasparenza e tutela degli iscritti.

Conclusioni

Il rafforzamento della seconda colonna della previdenza italiana dipende sia da scelte normative sia da interventi mirati a includere i più giovani e i redditi più bassi. Senza misure strutturali che combinino incentivi, regole d’accesso più flessibili e politiche di istruzione finanziaria, il rischio è che la crescita rimanga concentrata sulle fasce già protette, con un potenziale aumento delle disuguaglianze tra generazioni e territori.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.