Il calo recente di BTC non è un inverno: gli analisti rassicurano

La recente discesa del Bitcoin negli ultimi tre mesi ha riacceso il dibattito su un possibile “crypto winter”. Il prezzo è calato di circa il 18% nel periodo, mentre alcune analisi hanno collegato la debolezza di titoli legati alle criptovalute a un deterioramento più generale del mercato.

Un movimento particolarmente accentuato ha riguardato American Bitcoin Corp., che ha registrato una caduta intorno al 40% in una sola giornata caratterizzata da volumi eccezionali. Il calo ha avuto ripercussioni temporanee su Hut 8, principale azionista della società, e altre attività digitali associate a figure politiche hanno anch’esse sofferto, alimentando la narrativa di un ribasso prolungato del settore.

Tuttavia, i dati relativi alla struttura del mercato non confermano in modo univoco l’avvio di un inverno delle criptovalute.

Un report recente redatto da Glassnode e Fasanara Digital evidenzia come, a partire dal minimo del ciclo del 2022, il Bitcoin abbia attirato oltre 732 miliardi di dollari di capitale netto aggiuntivo. Secondo lo studio, questo flusso rappresenta più afflussi combinati di tutti i cicli precedenti e ha fatto salire la realized cap a circa 1,1 trilioni di dollari, mentre il prezzo spot è passato da circa 16.000 dollari a un picco vicino a 126.000 dollari.

La realized cap è una misura dell’effettivo capitale investito e in passato tende a contrarsi durante i veri inverni di mercato. Al momento, tuttavia, questo indicatore non mostra segni di contrazione generalizzata.

Un altro elemento rilevante è la volatilità: il report mostra che la volatilità realizzata su base annua del BTC è scesa dall’84% a circa il 43%. Tale riduzione è attribuita a una maggiore profondità di liquidità, a una partecipazione più ampia degli ETF e all’espansione di strumenti derivati regolati in contanti.

Le fasi di “winter” tipicamente iniziano con un aumento della volatilità e una rapida evaporazione della liquidità, non con una riduzione della volatilità di tale entità. Inoltre, in questo ciclo si è osservata una crescente diffusione di strategie di call overwriting su opzioni BTC e IBIT, che hanno contribuito ad attenuare la volatilità e a modificare i tradizionali rapporti tra prezzo spot e volatilità.

Ruolo degli ETF e dei flussi di capitale

Il rapporto mette in evidenza come l’attività degli ETF spot contraddica l’ipotesi di un picco di ciclo ormai raggiunto. Gli ETF spot detengono circa 1,36 milioni di BTC, ossia circa il 6,9% dell’offerta circolante, e hanno contribuito per circa il 5,2% ai flussi netti dall’avvio dei prodotti.

Nei veri periodi di “winter”, i flussi verso gli ETF diventano negativi e tendono a rimanere tali, soprattutto quando anche i detentori a lungo termine riducono l’esposizione. Al momento nessuna di queste condizioni è prevalente, il che indica una domanda sostenuta da parte degli investitori istituzionali e retail.

Performance dei miner e segnali settoriali

La performance dei miner presenta anch’essa una divergenza rispetto a un tipico inverno. L’ETF sul mining di CoinShares (simbolo WGMI) è aumentato di oltre il 35% nello stesso intervallo di tre mesi in cui il BTC è calato. In precedenti fasi ribassiste, i miner erano tra i primi a soffrire a causa del deterioramento del hashprice, ma oggi il quadro sembra riflettere problemi specifici di singole società piuttosto che una debolezza generalizzata del comparto.

Eventi di deleveraging e contesto storico

Il report sottolinea che il calo osservato è coerente con il comportamento di metà ciclo piuttosto che con un’inversione completa. Episodi analoghi si sono verificati nel 2017, nel 2020 e nel 2023, in corrispondenza di fasi di riduzione della leva finanziaria o di irrigidimento macroeconomico, seguiti però da riprese dei prezzi.

Un evento di deleveraging citato nello studio — un crollo dell’open interest in poche ore con la liquidità spot che ha assorbito miliardi di dollari di vendite forzate — ha agito da “reset” delle posizioni più che da punto di svolta strutturale. Dalla prospettiva storica, tali episodi spesso servono a ricomporre il posizionamento degli operatori.

Posizione rispetto ai massimi e ai minimi annuali

Attualmente il Bitcoin si trova molto più vicino al massimo annuale, intorno ai 124.000 dollari, che al minimo annuale vicino ai 76.000 dollari. In ogni inverno passato il mercato si è avvicinato alla parte bassa della forchetta e vi è rimasto fino all’accumularsi di perdite realizzate e a un cambiamento di comportamento dei detentori a lungo termine. L’attuale configurazione non rispecchia quel pattern.

La volatilità di breve periodo su singole azioni legate alle criptovalute può generare titoli sensazionalistici, ma gli indicatori strutturali che definiscono i cicli di mercato raccontano una storia differente: capitale realizzato record, volatilità in calo e domanda persistente da parte degli ETF sono segnali tipici di una fase di consolidamento dopo un ciclo di afflussi storico.

Implicazioni per investitori e istituzioni

Per investitori e operatori istituzionali, la situazione richiede attenzione alla gestione del rischio: monitorare i flussi degli ETF, la profondità della liquidità spot, il livello di open interest e la redditività dei miner attraverso il hashprice. Strategie di copertura e un’analisi puntuale della leva finanziaria rimangono strumenti importanti per gestire possibili ritracciamenti.

Nel complesso, i dati strutturali disponibili non delineano i segnali tipici dell’inizio di un lungo periodo di contrazione sistemica del mercato delle criptovalute. Piuttosto, indicano una fase di assestamento dopo flussi di capitale senza precedenti, con eventi di deleveraging che possono produrre correzioni significative ma temporanee.