Il Papa: la Santa Sede lavora dietro le quinte per la pace, per l’Ucraina il ruolo dell’Italia è determinante

Il Papa è tornato in Vaticano dopo la visita in Libano, preceduta da un viaggio in Turchia, e ha fatto il punto sugli incontri avuti a Beirut durante il volo di rientro. Ha riferito anche dei colloqui con esponenti sciiti e ha risposto a una domanda sul messaggio inviato prima della partenza da parte di Hezbollah.

Il Papa ha detto:

«Un aspetto di questo viaggio — che non è stato la causa principale — è che ho avuto anche incontri personali con rappresentanti di diversi gruppi che rappresentano autorità politiche, persone o formazioni coinvolte nei conflitti interni o internazionali nella regione. Il nostro lavoro non è principalmente spettacolo pubblico: è un’azione discreta, dietro le quinte. È qualcosa che già abbiamo fatto e che continueremo a fare per convincere le parti a lasciare le armi e la violenza, e a sedersi insieme al tavolo del dialogo. Cercare risposte e soluzioni non violente che possano essere più efficaci».

Riguardo al messaggio specifico di Hezbollah ricevuto prima della partenza, il Pontefice ha confermato di averne preso visione ma ha evitato di entrare in dettagli pubblici.

Il Papa ha detto:

«Sì, l’ho visto; evidentemente la proposta della Chiesa è che lascino le armi e si cerchi il dialogo. Ma su questo, preferisco non commentare oltre in questo momento».

Rischi informatici e ruolo della Santa Sede

Nel corso dell’intervista è stato chiesto al Pontefice un commento sui timori legati ai possibili attacchi informatici, preoccupazione espressa anche dai vertici della Nato. Il Papa ha sottolineato l’importanza del tema per la pace globale, spiegando tuttavia che la Santa Sede non partecipa direttamente alle alleanze militari.

Il Papa ha detto:

«È un tema evidentemente importante per la pace nel mondo, però la Santa Sede non ha una partecipazione diretta perché non siamo membri della Nato. Tante volte abbiamo chiesto il cessate il fuoco, il dialogo e non la guerra».

Ha quindi contestualizzato le nuove forme di conflitto, indicando la molteplicità di fattori coinvolti: l’aumento della produzione di armi, i cyber attacchi e il tema dell’energia, quest’ultimo con una rilevanza particolare in vista della stagione fredda.

Europa, Stati Uniti e mediazione per la pace

Il Pontefice ha osservato che, sebbene il Presidente degli Stati Uniti abbia prospettato un’iniziativa di pace potenzialmente concepita senza la partecipazione iniziale dell’Europa, la presenza europea è risultata comunque rilevante e ha contribuito a modificare alcune proposte. In questo contesto ha indicato un possibile ruolo significativo per l’Italia, per la sua storia e capacità di mediazione culturale.

Il Papa ha detto:

«La presenza dell’Europa è importante. Specificamente penso che il ruolo dell’Italia potrebbe essere molto rilevante: culturalmente e storicamente ha la capacità di essere intermediaria tra parti in conflitto. La Santa Sede può incoraggiare questo tipo di mediazione e cercare insieme soluzioni che offrano una pace giusta».

Prospettive di pace per il Medio Oriente e l’Ucraina

Alla domanda se sia possibile una pace duratura in Medio Oriente, il Pontefice ha espresso un cauto ottimismo e ha ricordato l’impegno diplomatico della Santa Sede con la maggioranza dei Paesi della regione. Ha annunciato l’intenzione di proseguire i colloqui, personalmente o tramite la diplomazia vaticana, per promuovere una chiamata alla pace che si estenda anche al Libano.

Il Papa ha detto:

«Penso che una pace sostenibile sia possibile. Quando parliamo di speranza e di pace guardiamo al futuro perché crediamo che la pace possa tornare nella regione e nel suo Paese, nel Libano. Continuerò le conversazioni con i leader e sosterremo questo appello alla pace».

In riferimento al conflitto in Ucraina, il Pontefice ha suggerito che la ricerca di mediazioni credibili — coinvolgendo attori come Italia, Russia e Stati Uniti — potrebbe contribuire a trovare una soluzione sostenibile e giusta.

Impegni su Gaza e relazioni con leader internazionali

Al giornalista che gli ha chiesto se userà i rapporti con il presidente americano e il primo ministro israeliano per intervenire sulla crisi di Gaza, il Pontefice ha ribadito l’impegno della Chiesa a favorire ogni sforzo volto a fermare la violenza e ad aprire canali di assistenza umanitaria e negoziazione.

Riflessioni sulla segretezza del Conclave e sulla spiritualità personale

Interrogato sulle emozioni provate al termine del Conclave che lo ha eletto, il Pontefice ha riaffermato il valore del segreto del rito elettorale, pur riconoscendo che alcune rivelazioni sono trapelate nei media. Ha poi raccontato un episodio in cui, il giorno prima dell’elezione, una giornalista lo aveva fermato per strada e lui aveva risposto ricordando la fiducia nella volontà divina.

Il Papa ha detto:

«Credo profondamente nel fatto che ogni cosa sia nelle mani di Dio».

Infine, parlando della sua formazione spirituale, il Pontefice ha citato autori e pratiche che hanno orientato la sua vita sacerdotale, menzionando il libro La pratica della presenza di Dio, attribuito a fratel Laurence, come esempio di spiritualità quotidiana e disponibilità al servizio, formato anche dall’esperienza vissuta in Perù durante anni segnati da conflitti interni.



Author: Tony
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