Mario Draghi avverte: l’Europa rischia la stagnazione se non punta sull’intelligenza artificiale
- 1 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
All’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano, Mario Draghi ha richiamato l’attenzione sull’importanza centrale dell’intelligenza artificiale per la crescita futura dell’Europa, indicando la tecnologia come fattore cruciale per rilanciare la produttività e il benessere economico.
Mario Draghi ha dichiarato:
“Per oltre due secoli il miglioramento del tenore di vita è stato alimentato da progressive ondate di progresso tecnologico, oggi le tecnologie rimangono il principale motore della prosperità.”
Mario Draghi ha dichiarato:
“Le economie avanzate non possono basarsi solo sul lavoro e il capitale per la prosperità, rendendo le tecnologie ancora più centrali.”
Il richiamo alla produttività e alle infrastrutture
Nel suo intervento l’ex presidente del consiglio ha collegato il tema della crescita alla dinamica della produttività, rimarcando come l’invecchiamento demografico e l’obsolescenza di molte infrastrutture fisiche accentuino la necessità di innovazione tecnologica.
Richiamando il lavoro del premio Nobel Robert Solow, Draghi ha ricordato che, una volta raggiunto un certo livello di sviluppo, la crescita dipende in misura determinante dalla capacità di introdurre e diffondere nuove idee e tecnologie. Ciò significa che l’investimento in ricerca, sviluppo e diffusione è oggi la leva principale per sostenere standard di vita più elevati.
Il divario europeo nelle tecnologie di frontiera
Mario Draghi ha poi tracciato un quadro critico sul ritardo europeo nell’adozione e nella produzione di tecnologie avanzate, sottolineando che le barriere all’innovazione hanno inciso sulla performance della produttività negli ultimi due decenni.
Mario Draghi ha dichiarato:
“Negli ultimi vent’anni siamo passati dall’essere un continente che accoglieva le nuove tecnologie, riducendo il divario con gli Stati Uniti, a uno che ha progressivamente eretto barriere all’innovazione e alla sua adozione. Lo abbiamo visto nella prima fase della rivoluzione digitale, quando la crescita della produttività europea è scesa a circa la metà del ritmo statunitense e quasi tutta la divergenza è emersa dal settore tecnologico. Ora questo schema si ripete con la rivoluzione dell’intelligenza artificiale.”
Per illustrare la portata del fenomeno, Draghi ha fornito numeri emblematici sulla produzione di grandi modelli di intelligenza artificiale: gli Stati Uniti in testa, seguiti dalla Cina, mentre all’interno della Unione Europea la capacità di creare modelli fondamentali risulta limitata rispetto ai concorrenti globali.
Mario Draghi ha dichiarato:
“Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno prodotto 40 grandi modelli fondamentali, la Cina 15, l’Unione Europea solo 3; lo stesso schema si osserva in molte altre tecnologie di frontiera, dalla biotecnologia ai materiali avanzati fino alla fusione nucleare, dove numerose innovazioni significative e investimenti privati avvengono al di fuori dell’Europa. Se non colmiamo questo divario e non adotteremo queste tecnologie su larga scala, l’Europa rischia un futuro di stagnazione con tutte le sue conseguenze.”
I dati sullo stato della tecnologia in Europa
L’analisi presentata nelle ultime settimane da Atomico nel rapporto “State of European Tech” conferma i timori espressi nella lectio: l’ecosistema tecnologico europeo è in espansione, ma rimangono punti deboli significativi nella capacità di trasformare l’innovazione in aumento di produttività su scala continentale.
Il rapporto fotografa un settore con quasi quarantamila aziende tecnologiche finanziate rispetto alle tredicimila del 2016 e un valore complessivo stimato in quattromila miliardi di dollari, pari a circa il 15% del Pil europeo. Anche il numero di investitori attivi è cresciuto, arrivando a circa duemilaottocentocinquanta, più del doppio rispetto a otto anni fa.
Tuttavia permangono ritardi nella collaborazione pubblico-privato: solo una impresa europea su cinque lavora con startup innovative e appena il 9% degli appalti pubblici è orientato a soluzioni digitali, percentuali nettamente inferiori rispetto a quelle degli Stati Uniti. Questo frena sia la diffusione delle innovazioni sia l’attrazione di capitali da parte delle imprese europee.
Sovranità digitale e richieste dell’ecosistema
Il concetto di sovranità digitale emerge come nodo centrale del dibattito: per Tom Wehmeier di Atomico significa la capacità dell’Europa di governare il proprio destino in settori strategici dove algoritmi e piattaforme ridefiniscono amministrazioni, difesa, finanza e sanità.
Gli imprenditori del settore segnalano una percezione diffusa di un quadro normativo eccessivamente frammentato e restrittivo: quasi il 70% ritiene il contesto regolatorio troppo rigido, mentre solo il 18% lo giudica favorevole. Tra le richieste più ricorrenti figura la creazione di un mercato regolatorio unico effettivo che consenta alle aziende di operare e raccogliere capitali oltre confine in tempi rapidi — l’obiettivo indicato è una procedura in quarantotto ore per autorizzazioni transfrontaliere — superando gli ostacoli che rallentano crescita e investimenti.
Per rispondere a queste sfide, le istituzioni europee e nazionali possono intervenire su più fronti: armonizzazione normativa, rafforzamento degli strumenti finanziari comunitari come il Programma Horizon Europe e il coinvolgimento più deciso della Banca europea per gli investimenti in progetti strategici, oltre a riforme della spesa pubblica che privilegino gli appalti per l’innovazione.
Implicazioni politiche e prospettive
La necessità di colmare il divario tecnologico non è solo una questione economica, ma anche geopolitica: la capacità di sviluppare e adottare tecnologie di frontiera determina autonomia strategica, resilienza industriale e competitività globale. Per l’Unione Europea ciò implica decisioni coordinate tra governi, istituzioni europee e settore privato per incentivare investimenti a lungo termine e migliorare la diffusione delle innovazioni.
Interventi possibili includono incentivi fiscali mirati alla ricerca e sviluppo, semplificazioni per la creazione di start-up transfrontaliere, maggiore sostegno ai centri di trasferimento tecnologico e meccanismi che promuovano la partecipazione delle PMI ai progetti di innovazione.
In sintesi, l’appello rivolto all’Europa è di ripensare politiche industriali e regolatorie per fare dell’intelligenza artificiale e delle altre tecnologie di frontiera non un fattore di dipendenza, ma un volano per una crescita sostenibile, inclusiva e strategicamente autonoma.