Il ceo di Tether attacca S&P mentre gli influencer diffondono fud contro la stablecoin
- 30 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
S&P Global ha declassato il rating della capacità di USDt di mantenere il peg al dollaro statunitense, suscitando risposte immediate da parte del management di Tether e di alcuni analisti di mercato che contestano la valutazione dell’agenzia di rating.
Reazione di Tether e dati patrimoniali
Il chief executive di Tether, Paolo Ardoino, ha sollevato obiezioni tecniche rispetto all’analisi di S&P Global, sostenendo che l’agenzia non abbia considerato l’insieme degli asset e dei ricavi del gruppo. Secondo i dati richiamati da Ardoino nell’attestazione trimestrale, il totale degli attivi del Tether Group alla chiusura del terzo trimestre 2025 sarebbe pari a circa 215 miliardi di dollari, a fronte di passività legate alle stablecoin per circa 184,5 miliardi di dollari.
Paolo Ardoino said:
“Alla fine del terzo trimestre 2025 Tether disponeva di circa 7 miliardi di dollari di capitale eccedente, oltre ai circa 184,5 miliardi destinati alle riserve delle stablecoin, e di ulteriori circa 23 miliardi in utili trattenuti come parte del capitale del gruppo. S&P non ha valutato tale capitale aggiuntivo né i profitti mensili di base, stimati in circa 500 milioni di dollari generati esclusivamente dai rendimenti dei US Treasury.”
Il declassamento e le sue conseguenze
S&P Global ha classificato la capacità del USDt di conservare il peg al dollaro come “debole”, il livello più basso della scala utilizzata dall’agenzia. Un declassamento di questo tipo tende ad aumentare la percezione di rischio tra alcuni operatori, può influire sulla fiducia degli utenti e rendere più costoso o difficoltoso per i detentori convertire o utilizzare la stablecoin nelle attività correnti del mercato cripto.
Posizioni degli analisti
Alcuni osservatori di mercato hanno offerto letture differenti sulla solidità patrimoniale di Tether. Arthur Hayes, fondatore dell’ex-exchange BitMEX, ha avanzato l’ipotesi che il gruppo stia accumulando grandi quantità di oro e di BTC per compensare potenziali riduzioni di reddito causate da rendimenti più bassi dei titoli di Stato statunitensi.
Arthur Hayes said:
“Una riduzione di circa il 30% nelle posizioni in oro e in BTC annullerebbe il loro capitale, e in teoria renderebbe USDt insolvente.”
In contrasto con questa visione, Joseph Ayoub, ex analista principale per gli asset digitali presso la società finanziaria Citi, ha riferito di aver dedicato centinaia di ore di analisi a Tether e ha contestato l’interpretazione di Hayes. Ayoub sostiene che Tether possieda asset in eccesso rispetto a quanto riportato pubblicamente, che il modello di business generi entrate da interessi significative con una struttura operativa contenuta (poche centinaia di dipendenti) e che il gruppo, a suo avviso, sia maggiormente collateralizzato rispetto ad alcune banche tradizionali.
Implicazioni per il mercato e scenari futuri
Il dibattito tra agenzie di rating, management e analisti sottolinea alcune questioni strutturali: la trasparenza delle riserve delle stablecoin, la qualità degli asset che compongono tali riserve (liquidità vs. attività meno liquide come oro o criptovalute) e la sensibilità del modello di business ai rendimenti dei titoli di Stato. Una svalutazione marcata degli asset considerati come riserva può esporre le stablecoin al rischio di perdite patrimoniali che, in scenari estremi, potrebbero minare il peg e alimentare fenomeni di ritiro massivo da parte degli utenti.
Dal punto di vista regolamentare, eventi di questo tipo tendono ad accelerare l’attenzione delle autorità di vigilanza su norme di trasparenza, requisiti di capitale e limiti alla composizione delle riserve. Le istituzioni pubbliche e i regolatori internazionali stanno monitorando il settore per bilanciare l’innovazione finanziaria con la stabilità del sistema e la tutela dei consumatori.
La discussione sulla solidità di Tether e sulla valutazione del USDt rimane aperta: gli sviluppi futuri dipenderanno sia dalla qualità e dalla trasparenza delle informazioni pubblicate dal gruppo sia dall’andamento dei mercati finanziari, in particolare dei rendimenti dei titoli di Stato e dei prezzi delle attività considerate come riserva.