Perché l’attività di estrazione di Bitcoin in Cina sta esplodendo dopo quattro anni di repressione
- 29 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Prima della stretta del 2021, la Cina deteneva una porzione rilevante della potenza di calcolo mondiale dedicata al mining di Bitcoin. I dati del Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index indicavano che nel 2020 i miner cinesi generavano circa il 65% dell’hashrate globale, ossia della capacità complessiva di elaborazione utilizzata per convalidare le transazioni sulla rete.
Nel 2021 le autorità cinesi hanno avviato una repressione che mirava a porre fine alle attività di mining sul territorio nazionale. Tra le motivazioni ufficiali figuravano i rischi finanziari, la potenziale fuga di capitali e l’elevato consumo energetico associato all’estrazione di criptovalute. A settembre dello stesso anno la People’s Bank of China ha dichiarato illegali tutte le transazioni in criptovalute, ribadendo il divieto nazionale sul mining.
L’effetto immediato fu un calo brusco dell’hashrate globale, poiché numerosi impianti cinesi chiusero o trasferirono le macchine in paesi come gli Stati Uniti, il Kazakhstan e la Federazione Russa. Nonostante il ritiro massiccio dalla Cina, il consumo elettrico totale del mining di BTC continuò ad aumentare a livello mondiale, compensando la riduzione domestica con una rapida crescita in altre aree.
La domanda elettrica annua per il mining di Bitcoin è passata da circa 89 terawattora (TWh) nel 2021 a circa 121,13 TWh nel 2023, a causa della migrazione e dell’espansione delle attività minerarie in nuove giurisdizioni.
La ripresa delle attività minerarie nel 2024-2025
Negli ultimi anni si sono osservati segnali di ripresa delle operazioni di mining in varie regioni della Cina, sebbene gli impianti attuali siano generalmente più piccoli e meno visibili rispetto alle grandi fattorie del passato. Secondo rilevazioni aggiornate, la quota cinese dell’hashrate globale si è riassestata intorno al 14% (dato riferito a ottobre 2025), posizionando il paese al terzo posto dopo gli Stati Uniti e il Kazakhstan. Alcune analisi on-chain suggeriscono una forbice compresa tra il 15% e il 20% per la quota reale.
Anche i risultati commerciali dei produttori di hardware per il mining riflettono questo cambiamento. Per esempio, il produttore di macchine di estrazione Canaan ha visto la quota di ricavi riconducibili alla Cina crescere dall’1-3% del 2022 a circa il 30% nel 2023, con fonti di settore che indicano un’ulteriore crescita nel 2025.
Questi movimenti illustrano la resilienza del protocollo di Bitcoin: la rete è protetta da una competizione distribuita per la risoluzione di problemi crittografici e nessuna singola entità ne ha mai detenuto il controllo a lungo termine. Gli spostamenti geografici dell’hashrate, dalla Cina agli Stati Uniti e all’Asia centrale, mostrano come l’ecosistema si adatti a eventi politici ed economici.
Motivi della ripresa delle attività minerarie in Cina
La ripresa è legata a fattori strutturali locali, in particolare nelle province occidentali come Xinjiang e Sichuan. In molte aree interne la produzione di energia supera la capacità di trasmissione verso le aree costiere: il surplus, spesso generato da carbone, vento o idroelettrico stagionale, risulta difficile da riversare sulla rete nazionale e pertanto rimane sottoutilizzato.
Quando l’energia in eccesso non può essere convogliata efficacemente verso grandi centri urbani, utilizzarla per alimentare apparecchiature di mining diventa un’opzione economica. L’uso di elettricità a basso costo o “stranded power” riduce i costi operativi dei miner e può trasformare asset altrimenti inattivi in fonti di reddito.
Un altro elemento rilevante è la capacità in eccesso dei centri dati. Negli ultimi anni molte amministrazioni locali hanno incentivato o finanziato grandi strutture di data center; quando la domanda ordinaria di questi impianti rimane inferiore alle previsioni, i gestori possono affittare spazio e energia a operatori del mining.
Infine, il rally del prezzo di Bitcoin a partire dal 2024 ha migliorato significativamente la redditività delle attività minerarie, rendendo nuovamente appetibile l’investimento in macchine e infrastrutture. La combinazione di elettricità a basso costo, capacità informatica disponibile e quotazioni elevate ha creato un contesto favorevole alla riattivazione delle attività.
I principali fattori che spiegano l’aumento dell’attività mineraria sono quindi: la disponibilità di energia economica o inutilizzata, l’infrastruttura informatica in surplus e un ambiente di prezzo favorevole per il Bitcoin.
La ripresa risulta concentrata soprattutto in regioni ricche di risorse energetiche: Xinjiang (con abbondanza di carbone e risorse eoliche), Sichuan (nota per l’idroelettrico a basso costo durante la stagione delle piogge) e altre province occidentali con condizioni locali favorevoli.
Ogni quattro anni, inoltre, il protocollo di Bitcoin subisce un evento di “halving” che dimezza la ricompensa destinata ai miner; questo meccanismo di scarsità incide sui cicli di mercato e sulla redditività a lungo termine delle attività di estrazione.
L’evoluzione dell’approccio cinese agli asset digitali
Negli ultimi anni la strategia ufficiale di Beijing nei confronti degli asset digitali è passata da un rifiuto generalizzato a una postura più selettiva e pragmatica. Questo non implica un’apertura indiscriminata, ma piuttosto una sperimentazione controllata di infrastrutture digitali coerenti con obiettivi di stabilità finanziaria e sovranità monetaria.
Hong Kong, pur essendo una Regione Amministrativa Speciale, ha adottato nei fatti misure regolamentari differenti rispetto alla terraferma e ha introdotto quadri normativi volti a gestire prodotti come gli stablecoin in modo più strutturato, favorendo un ambiente di prova regolamentata.
Sulla terraferma le autorità esplorano strumenti come gli stablecoin ancorati allo yuan per sostenere l’uso internazionale del renminbi e stanno portando avanti il central bank digital currency ufficiale, il e-CNY, integrandolo progressivamente in servizi pubblici, progetti pilota transfrontalieri e pagamenti al dettaglio.
Questa evoluzione mostra un approccio che privilegia il controllo e la conformità normativa: le attività digitali ritenute compatibili con la stabilità finanziaria e con gli obiettivi economici nazionali possono ricevere spazio operativo, mentre quelle considerate sistemicamente rischiose restano soggette a restrizioni.
Dal punto di vista politico ed economico, una regolazione più mirata consente al governo cinese di sfruttare opportunità tecnologiche e finanziarie senza rinunciare agli strumenti di supervisione e controllo necessari a mitigare rischi di volatilità, riciclaggio e fuga di capitali.