Turkmenistan legalizza le criptovalute ma impone controlli statali ferrei

Il Turkmenistan ha approvato una legge organica sulle criptovalute, destinata a entrare in vigore nel 2026, segnando un cambio di rotta significativo nella sua politica economica. Firmata dal Presidente Serdar Berdimuhamedov, la normativa introduce per la prima volta una regolamentazione estesa su exchange, custodia di asset digitali, procedure KYC, misure AML e sistemi di conservazione a freddo per le risorse digitali.

In un contesto statale altamente centralizzato, la legge rappresenta un tentativo di aprire, in modo controllato, all’economia digitale, mantenendo però una forte supervisione istituzionale.

Dettagli normativi: sorveglianza statale e infrastrutture permissioned

Il nuovo quadro prevede che la Banca Centrale del Turkmenistan possa autorizzare l’uso di Distributed Ledger Technologies (DLT) o svilupparne una propria. Questo lascia intendere la possibilità di uno spostamento verso reti permissioned statali, con pieno controllo su validazione delle transazioni e accesso ai servizi.

Inoltre, la legge distingue tra asset digitali coperti e non coperti, introducendo per i primi obblighi dettagliati per i regolatori, tra cui requisiti di liquidità, modalità di regolamento e meccanismi di riscatto d’emergenza. Una struttura ispirata agli approcci bancari internazionali più restrittivi.

Uno sviluppo che si inserisce in una dinamica globale

La mossa del Turkmenistan si allinea con il crescente impegno internazionale nel regolare le criptovalute e le stablecoin. Diversi Paesi stanno definendo normative per bilanciare innovazione, protezione degli investitori e mitigazione dei rischi sistemici.

Nel Regno Unito, ad esempio, sono state proposte modifiche fiscali che posticipano la tassazione delle plusvalenze derivanti da attività DeFi, mentre regolatori come Sarah Breeden sottolineano l’intenzione di mantenere un passo coerente con gli Stati Uniti.

Anche a livello bancario, organismi internazionali stanno riesaminando la ponderazione di rischio del 1.250% applicata alle esposizioni crypto, come dichiarato da Erik Thedéen, segnale di un possibile ripensamento delle regole prudenziali.

Tra apertura e controllo: le implicazioni per il Turkmenistan

Nel contesto di un sistema politico fortemente presidenziale, con limitazioni alla libertà di stampa e alla circolazione delle informazioni, l’adozione di una normativa crypto così dettagliata apre a scenari ambivalenti. Da un lato, potrà aumentare la trasparenza e la conformità alle leggi antiriciclaggio; dall’altro, l’uso di infrastrutture permissioned potrebbe accentuare la sorveglianza statale e limitare l’adozione di soluzioni decentralizzate.

Un Paese ricco di risorse, ma chiuso all’esterno

Con circa 6,5-7 milioni di abitanti, il Turkmenistan basa la propria economia principalmente sull’esportazione di gas naturale. La capitale Ashgabat è nota per la sua architettura monumentale rivestita di marmo bianco, simbolo del forte centralismo politico. In questo contesto, l’apertura regolamentata al settore crypto rappresenta una potenziale leva per la diversificazione economica, seppur strettamente monitorata.