Corporate Italia supera l’esame S&P Global Ratings, ma rischia un’ondata di rilocalizzazioni
- 26 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Un quadro stabile, con l’85% degli outlook assegnati alle società analizzate che mantiene questa valutazione, ma comunque da seguire con attenzione alla luce dei cambiamenti che stanno rimodellando il panorama industriale europeo. Le imprese italiane hanno superato l’esame di S&P Global Ratings nel 2025, un anno caratterizzato da una prevalenza di promozioni nelle decisioni dell’agenzia: dieci upgrade negli ultimi undici mesi a fronte di due soli declassamenti, effetto in parte del miglioramento del rating sovrano registrato recentemente. Questo contesto offre alle aziende motivo di fiducia, pur non eliminando le sfide future.
Le incertezze
Nel 2025 una delle principali fonti di incertezza è stata l’applicazione dei dazi all’importazione da parte dei Stati Uniti, fenomeno che ha pesato negativamente sia sulla crescita economica sia sul livello degli investimenti. Per S&P Global Ratings la questione centrale per il futuro è la rilocalizzazione della produzione: molte aziende stanno spostando attività verso aree ritenute più competitive, in particolare gli Stati Uniti, con possibili effetti strutturali sul tessuto produttivo europeo.
Renato Panichi ha spiegato:
“Il fenomeno non è certo nuovo, ma ha subito un’accelerazione per una serie di motivazioni, quali la ricerca di maggiore sicurezza negli approvvigionamenti, la presenza di costi energetici più bassi fuori dall’Europa, la necessità di produrre più vicino alle aree di consumo e, naturalmente, la spinta esercitata dalle nuove politiche commerciali.”
I settori
La tendenza alla rilocalizzazione riguarda l’intero continente e non è limitata alle imprese italiane; tuttavia alcune filiere sono più esposte. Nel settore della chimica, dove l’incidenza dei costi energetici è particolarmente alta, i volumi produttivi sono diminuiti di circa il 20% rispetto al 2021. Il comparto manifatturiero nel suo insieme mostra invece una maggiore stabilità, ma le dinamiche sono differenziate per segmenti e dimensione aziendale.
Renato Panichi ha osservato:
“In alcuni casi la rilocazione delle attività fuori dall’Europa può significare anche deindustrializzazione: il futuro non è ancora scritto, ma questi segnali non devono essere sottovalutati.”
Questi temi sono affrontati nel rapporto Italian corporate outlook 2026, che analizza i rischi settoriali e le prospettive di credito per le imprese italiane e che sarà presentato durante una conferenza dedicata alle previsioni per il prossimo anno.
Secondo l’analisi, la risposta politica e regolamentare a livello europeo sarà determinante per contenere il rischio di una perdita strutturale di capacità produttiva. Interventi mirati potrebbero attenuare lo spostamento di attività verso paesi con costi energetici e logistici inferiori e con politiche industriali più aggressive.
Renato Panichi ha sottolineato:
“Occorre una risposta che permetta di affrontare nel medio termine i nodi strutturali e per evitare che questa tendenza alla deindustrializzazione che si inizia a percepire in alcuni settori diventi irreversibile.”
La situazione italiana
La Italia si allinea in larga parte al trend europeo, pur beneficiando del recente recupero di credibilità del Paese sui mercati finanziari: il miglioramento del rating sovrano ha facilitato il rifinanziamento delle società private e ha contribuito a migliori condizioni di accesso al credito per alcune imprese.
Va distinta la capacità di reazione delle grandi multinazionali rispetto a quella delle realtà più orientate al mercato domestico. Le prime possono riallocare linee produttive per assorbire più efficacemente shock geopolitici e commerciali; molte Pmi, invece, sono meno flessibili e dipendono maggiormente dalla domanda interna e da catene di fornitura locali.
Per contrastare possibili effetti negativi di medio periodo, gli strumenti a disposizione delle istituzioni includono politiche industriali mirate, incentivi agli investimenti green e digitali, interventi per ridurre i costi energetici e iniziative per rafforzare le infrastrutture logistiche. Un’azione coordinata a livello dell’Unione può aumentare la resilienza del sistema produttivo e tutelare le filiere strategiche.