Volkswagen lancia la Wolfsburg cinese: costi ridotti fino al 50%

Auto elettriche interamente prodotte in Cina, prezzi finalmente competitivi e costi di produzione fino al 50% inferiori rispetto a quelli sostenuti in Germania: con queste premesse Volkswagen tenta una nuova mossa per ridurre il ritardo accumulato verso i concorrenti locali e per recuperare quote nel più grande mercato automobilistico mondiale.

Il centro di Hefei

Il fulcro dell’operazione è il nuovo centro da 2,5 miliardi di euro realizzato a Hefei, a poco più di due ore di treno da Shanghai. In questo stabilimento sono integrati lo sviluppo del software, del hardware e le attività di validazione dei veicoli, con l’obiettivo di accorciare i tempi e consolidare il controllo sull’intera filiera tecnica.

Il sito rappresenta una novità per il gruppo: è il primo in cui modelli e piattaforme vengono concepiti e sviluppati in loco senza l’intervento diretto del quartier generale di Wolfsburg, che mantiene tuttavia il ruolo centrale per le strategie e le operazioni rivolte ai mercati occidentali.

Il complesso ospita oltre 100 laboratori su una superficie comparabile a circa 15 campi da calcio. La razionalizzazione della catena di approvvigionamento, compresa la gestione delle batterie, tempi di sviluppo ridotti del 30% rispetto ai tradizionali 50 mesi e un costo del lavoro mediamente più basso permettono, secondo l’azienda, di abbattere i costi di produzione di alcuni veicoli elettrici fino alla metà rispetto ai livelli tedeschi del 2023. È previsto il lancio di oltre trenta modelli elettrici destinati al mercato cinese nei prossimi cinque anni.

Per recuperare competitività Volkswagen punta anche a rafforzare le competenze nella guida autonoma e nei sistemi software per vetture attraverso partnership tecnologiche con aziende come Xpeng e Rivian. Il recupero delle quote perse non sarà immediato: il gruppo è stato colto di sorpresa dalla rapida transizione cinese verso l’elettrico, incentivata da politiche pubbliche e sfruttata dai produttori locali con progressi tecnologici e prezzi più accessibili.

Inizialmente pensata per servire esclusivamente il mercato locale, la produzione in Cina viene ora ripensata anche in chiave di esportazione: l’intenzione è di indirizzare i volumi verso i Paesi arabi, per poi espandersi in Asia centrale e nel Sud-est asiatico, mentre per il momento l’Europa rimarrebbe esclusa dalle rotte di esportazione previste.

Questa strategia solleva rilevanti questioni industriali e geopolitiche: la delocalizzazione di parti significative della ricerca e della produzione può alterare equilibri nella filiera globale, influenzare la sicurezza delle forniture di componenti critici come le batterie e richiedere risposte politiche sull’innovazione tecnologica e sulle misure di sostegno per le industrie coinvolte.



Author: Tony
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