Stop alle stablecoin in Corea del Sud mentre la BOK spinge per il controllo bancario
- 25 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
È probabile che la Corea del Sud chiuda l’anno senza un quadro normativo definitivo per gli stablecoin emessi localmente, a causa delle dispute in corso sul ruolo che le banche dovrebbero avere nell’emissione di monete digitali ancorate al won.
La Banca della Corea (BOK) e altri organismi di regolamentazione finanziaria sono in disaccordo sull’entità della partecipazione bancaria nella struttura proprietaria degli emittenti di stablecoin, una divergenza che ha già portato a rinvii rispetto al calendario che prevedeva l’introduzione di regole entro la fine del 2025.
Secondo la posizione della BOK, qualsiasi emittente che richieda l’approvazione normativa dovrebbe essere controllato per almeno il 51% da un consorzio di banche, mentre altri regolatori mostrano maggiore apertura verso la partecipazione di attori industriali diversi.
Banca della Corea (BOK) ha dichiarato:
“Le banche, già soggette a vigilanza regolamentare e dotate di ampia esperienza nei protocolli antiriciclaggio, sono nella posizione migliore per essere azionisti di maggioranza negli emittenti di stablecoin.”
Ruolo delle banche e rischi individuati dalla BOK
La BOK sostiene che attribuire alle banche un ruolo preminente nell’emissione degli stablecoin contribuirebbe a ridurre i rischi per la stabilità finanziaria e per la stabilità del cambio. Le preoccupazioni principali riguardano la natura quasi-depositaria di alcuni stablecoin, i requisiti di tutela dei fondi dei clienti e le implicazioni per la politica monetaria.
Banca della Corea (BOK) ha scritto in uno studio:
“Consentire a società non bancarie di emettere stablecoin equivale sostanzialmente a permettere loro di praticare il ‘narrow banking’ — emettere valuta e fornire servizi di pagamento contemporaneamente. Inoltre, stablecoin emessi da società tecnologiche potrebbero comportare rischi di monopolio.”
Iter legislativo e proposte in esame
La Financial Services Commission (FSC) aveva previsto di inserire un quadro regolamentare sugli stablecoin legati al won in un provvedimento governativo, ma il percorso legislativo è ora rallentato a causa delle divisioni tra maggioranza e opposizione.
Il comitato competente dell’Assemblea nazionale sta esaminando tre disegni di legge relativi all’emissione di stablecoin, presentati sia da deputati della maggioranza sia dell’opposizione. Due proposte provengono dal Partito Democratico della Corea (DPK) e una dal People Power Party (PPP).
Tutte le proposte prevedono un requisito minimo di capitale per gli emittenti pari a 5 miliardi di won, ma restano controversie su aspetti come la possibilità per gli emittenti di corrispondere interessi sulle partecipazioni degli utenti.
Una delle divergenze principali riguarda il trattamento degli interessi: il disegno di legge presentato da Kim Eun-hye prevede la possibilità di pagare interessi, mentre quelli di Kim Hyun-jung e di Ahn Do-geol puntano a vietare tale pratica.
Reazioni del settore tecnologico e iniziative concrete
Nonostante l’incertezza normativa, gruppi tecnologici locali stanno accelerando progetti legati agli stablecoin. Tra questi, Naver ha intensificato le proprie iniziative in vista di una possibile integrazione con Dunamu, la società che gestisce l’exchange Upbit.
È prevista a breve l’introduzione di un portafoglio per stablecoin sviluppato da Naver Financial in collaborazione con Hashed e la Busan Digital Exchange, operazione che mostra come il settore privato stia preparando infrastrutture operative in attesa di regole chiare.
Parallelamente, otto grandi istituti bancari hanno annunciato un piano per sviluppare un stablecoin ancorato al won, indicando che il sistema bancario intende essere presente nel mercato degli asset digitali in modo coordinato. Tra queste banche figurano KB Kookmin, Shinhan, Woori, Nonghyup, Corporate, Suhyup, Citi Korea e SC First Bank.
Implicazioni regolamentari ed economiche
La disputa fra autorità di vigilanza e banca centrale riflette questioni più ampie: bilanciare la tutela della stabilità finanziaria e la prevenzione del riciclaggio con la necessità di non soffocare l’innovazione fintech e la concorrenza. La scelta tra un modello dominato dalle banche o uno più aperto agli operatori tecnologici avrà effetti su accesso al credito, servizi di pagamento e struttura del mercato finanziario.
Dal punto di vista operativo, un regime che richieda una maggioranza bancaria negli emittenti potrebbe garantire standard più rigorosi in termini di governance, gestione della liquidità e requisiti patrimoniali, ma potrebbe anche limitare l’ingresso di nuovi attori e la varietà di soluzioni disponibili per i consumatori.
Per superare l’impasse sarà probabilmente necessario un coordinamento formale tra BOK, la FSC e altre autorità — oltre a un compromesso legislativo fra maggioranza e opposizione — prima che venga definito un quadro stabile e operativo per gli stablecoin in Corea del Sud.
Nel frattempo, investitori, istituzioni finanziarie e operatori tecnologici continueranno a monitorare l’evoluzione normativa e a realizzare iniziative pilota, preparandosi a scenari diversi a seconda delle scelte che emergeranno dal processo legislativo e dalla collaborazione interistituzionale.