Sette promozioni di rating e spread in calo: l’anno d’oro dei Btp
- 23 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La catena inedita di sette promozioni arrivate quest’anno dalle agenzie di rating ha scandito un periodo di record per i titoli di Stato italiani: i maggiori benefici si sono registrati sui mercati, che hanno posizionato i titoli italiani in netta controtendenza rispetto al resto della Eurozona.
La “promozione” dei mercati
Nel confronto con i livelli di fine 2024, il BTp decennale è l’unico tra i principali titoli governativi a mostrare una riduzione del rendimento: è passato dal 3,52% dell’ultima seduta dell’anno precedente al 3,46% registrato alla chiusura di venerdì. La discesa è modesta, ma significativa se paragonata all’andamento opposto osservato negli altri Paesi.
Il Bund tedesco, per esempio, è salito fino al 2,7%, con un aumento di 34 punti base rispetto alla fine del 2024. Simili incrementi sono stati osservati nei decennali di Francia e Irlanda (+28 punti base), mentre in Portogallo la crescita è stata di 20 punti, in Spagna di 15 e in Grecia di 10 punti base.
Perché scende lo spread
Queste differenze nei rendimenti si riflettono negli spread rispetto al benchmark tedesco. Nel corso del 2025 la contrazione degli spread è stata generalizzata perché la Germania ha guidato la crescita dei rendimenti a seguito della decisione del governo Merz di sospendere il freno al debito per finanziare un maxi-programma di investimenti ultradecennale in difesa e infrastrutture.
Rispetto al riferimento di Berlino, lo spread italiano si è ridotto di circa 40 punti base; analoghe riduzioni si registrano in Grecia (-24 punti), in Spagna (-19 punti) e in Francia (-6 punti), quest’ultima rallentata da una prolungata fase di incertezza politica che ha complicato il controllo del deficit.
Il rigore di bilancio
Dai minori rendimenti derivano effetti concreti sui conti pubblici, misurabili in termini di risparmi sulla spesa per interessi. Già alla fine dell’anno scorso il Ufficio parlamentare di bilancio aveva stimato una riduzione del costo del servizio del debito pari a 17,1 miliardi in cinque anni, dovuta a curve dei rendimenti che si posizionavano mediamente 30 punti base sotto le ipotesi del Piano strutturale di bilancio approvato tre mesi prima.
Queste cifre variano insieme alle oscillazioni dei mercati e vanno interpretate non come tagli assoluti alla spesa ma come differenze rispetto agli oneri che sarebbero stati sostenuti nelle condizioni precedenti. Tuttavia, il contributo è rilevante per la tenuta del saldo pubblico e per il contenimento del deficit.
Le proiezioni della Commissione Ue collocano il rapporto deficit/Pil italiano per l’anno in corso sotto il 3% (intorno al 2,98%), scenario che consentirebbe all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi con un anno di anticipo rispetto al calendario iniziale, purché vengano mantenute le traiettorie di bilancio previste.
Prospettive e rischi
Il miglioramento dei rendimenti e la compressione degli spread forniscono margini utili per la finanza pubblica, ma restano esposti a fattori di rischio: inversioni di tendenza nei mercati, decisioni di politica economica nei singoli Paesi e sviluppi geopolitici possono rapidamente modificare il contesto.
Per questo motivo, l’effetto positivo sui conti pubblici va considerato come una opportunità da consolidare con politiche fiscali e strutturali credibili, che riducano la vulnerabilità ai movimenti di mercato e favoriscano la sostenibilità del debito nel medio termine.