Moody’s dà nuovo slancio all’Italia: rating alzato dopo 23 anni
- 22 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Moody’s ha deciso di migliorare il giudizio sul debito sovrano italiano, portando il rating a Baa2 da Baa3 con outlook stabile; si tratta di una modifica con significato particolare, considerata anche alla luce delle promozioni già ricevute quest’anno dai BTp.
Il precedente storico
L’ultima volta che Moody’s aveva migliorato l’Italia risale a maggio 2002, in una fase politica ed economica molto diversa rispetto a oggi. Allora il rapporto debito/Pil si attestava intorno al 106%, circa 30 punti percentuali in meno rispetto agli attuali livelli. L’agenzia ha storicamente mantenuto un intervallo temporale consistente tra un upgrade e l’altro, ma la recente decisione interrompe questa prassi dopo oltre due decenni, anche alla luce del precedente avanzamento dell’outlook da stabile a positivo avvenuto qualche mese prima.
Reazione politica e disciplina di bilancio
La scelta dell’agenzia è stata influenzata dalla strategia di contenimento dei conti pubblici perseguita dall’esecutivo, che ha comportato negoziati intensi all’interno della maggioranza per definire i margini degli emendamenti alla manovra.
Giorgetti ha dichiarato:
“Siamo soddisfatti della promozione di Moody’s. È la prima dopo 23 anni e rappresenta un’ulteriore conferma della ritrovata fiducia verso questo governo e, di conseguenza, verso l’Italia.”
La traiettoria dei conti pubblici
Un elemento determinante per l’upgrade è stato il profilo dei saldi di bilancio. Dopo il ritorno di un avanzo primario nel 2024, la previsione per l’anno in corso indica un avanzo pari allo 0,9% del Pil (circa 20 miliardi) con un percorso che dovrebbe portare a un avanzo del 1,9% del Pil (circa 46,5 miliardi) entro il 2028. Questo miglioramento è reso possibile da un deficit che si colloca sotto il 3% del Pil quest’anno e che è atteso scendere verso il 2,3% alla fine del prossimo triennio.
Secondo le proiezioni utilizzate dagli analisti, il rapporto debito/Pil potrebbe aumentare ancora nel breve periodo — toccando circa il 137,4% — prima di avviare una fase di graduale riduzione che, dopo un moderato miglioramento nel 2027, dovrebbe portare il valore verso il 136,4% l’anno successivo.
Fattori strutturali e impatto sui mercati
La struttura attuale del debito riflette, in parte, oneri passati legati ai crediti d’imposta e a misure come il cosiddetto Superbonus. La riduzione o la chiusura di tali strumenti è stata interpretata dai mercati come un segnale di maggiore sostenibilità dei conti pubblici.
Un altro fattore chiave è l’uscita anticipata dalla procedura per disavanzi eccessivi dell’Unione europea, che toglie ai conti italiani il vincolo di sorveglianza rafforzata. Questa evoluzione tende a favorire la fiducia degli investitori internazionali, a ridurre i premi al rischio sui titoli di Stato e ad ampliare lo spazio di manovra per la politica economica nazionale.
Il miglioramento del rating non cambia automaticamente le scelte politiche, ma facilita l’accesso ai mercati a condizioni più favorevoli e rappresenta un riconoscimento della combinazione di misure correttive e delle prospettive di consolidamento fiscale. Restano tuttavia criticità strutturali, come l’elevato livello di debito e la necessità di crescita economica sostenuta, che richiedono politiche di lungo periodo per consolidare i progressi ottenuti.