Società giapponesi con tesorerie in bitcoin continuano a ottenere rendimenti superiori: la politica fiscale rende facile battere i pari degli Stati Uniti
- 21 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
All’inizio dell’anno, durante la conferenza Bitcoin Asia a Hong Kong, è emersa una crescente frustrazione verso le società che adottano una strategia di Digital Asset Treasury (DAT) a causa delle performance che spesso non rispecchiano l’asset che detengono nei bilanci.
Matt Cole di Strive Asset Management ha osservato:
“Comprate semplicemente un ETF.”
Contesto e funzionamento dei DAT
Le società che adottano un modello DAT accumulano bitcoin nel proprio bilancio e attraggono investitori che desiderano esposizione alla criptovaluta senza possederla direttamente. Questo meccanismo può creare una forte correlazione tra il valore delle azioni della società e le riserve di bitcoin che essa detiene.
Negli Stati Uniti la tassazione è relativamente neutra rispetto a questo tipo di struttura, per cui le azioni che detengono bitcoin tendono a scambiare vicino al valore delle riserve sottostanti. In altri paesi, tuttavia, il quadro fiscale modifica profondamente i comportamenti degli investitori.
Trattamento fiscale in Giappone
In Giappone i profitti derivanti dalle criptovalute sono classificati come redditi diversi e tassati secondo aliquote progressive che possono arrivare fino al 55% per i redditi più elevati. Questi guadagni non possono essere compensati con perdite provenienti da altre fonti né possono essere riportati negli anni successivi.
Al contrario, i proventi derivanti da plusvalenze azionarie rientrano in una categoria fiscale separata, con imposte che si attestano intorno al 20%, la possibilità di riportare le perdite e oneri di compilazione molto più semplici. Questa differenza crea un chiaro incentivo finanziario a ottenere esposizione a bitcoin tramite strumenti azionari invece che detenendo la criptovaluta direttamente.
Effetto sui premi delle azioni quotate a Tokyo
Di conseguenza, le società quotate a Tokyo che detengono bitcoin hanno visto le loro azioni scambiare a premi rispetto al valore delle riserve: gli investitori sono disposti a pagare di più per mantenere i guadagni all’interno della fiscalità azionaria. Questi premi non sono casuali ma sono l’espressione delle diverse condizioni fiscali tra crypto ed equity nel paese.
Se il vantaggio fiscale venisse meno, le azioni di queste società perderebbero rapidamente appeal nei confronti degli investitori che cercano esposizione a bitcoin, e la scelta di acquistare un ETF potrebbe tornare a essere la soluzione preferita anche in Giappone.
Reazioni degli scambi e timori regolamentari
Le borse locali, come la Tokyo Stock Exchange e il gruppo che la gestisce, il Japan Exchange Group, hanno manifestato crescente preoccupazione per la volatilità indotta da questo meccanismo fiscale. Stanno monitorando pratiche come le quotazioni “di retrovia” e hanno iniziato a intensificare i controlli societari, segnalando che il modello DAT potrebbe esporre gli investitori retail a rischi non sempre compresi appieno.
Parallelamente, autorità di diversi paesi asiatici stanno discutendo il tema: alcuni regolatori a Hong Kong, in India e in Australia hanno espresso preoccupazione per la struttura delle società che trasformano la detenzione di criptovalute in un elemento di bilancio volto ad aggirare vincoli o a sfruttare vantaggi fiscali.
Implicazioni per investitori e imprese
Per gli investitori retail il fenomeno pone problemi di trasparenza e di allineamento del rischio: acquistare azioni di una società per avere esposizione a bitcoin non equivale a detenere direttamente la criptovaluta, e la leva fiscale può alterare il prezzo di mercato. Per le imprese, la strategia DAT è una scelta di gestione del tesoro che implica valutazioni su liquidità, governance e comunicazione verso il mercato.
Se le autorità fiscali modificheranno il trattamento tributario delle criptovalute, ciò potrebbe determinare una riconsiderazione generalizzata del modello DAT, con effetti immediati sui multipli di mercato e sulle strategie di bilancio aziendale.
Scenari futuri e raccomandazioni
La possibile revisione della normativa fiscale in Giappone rappresenta l’elemento chiave da monitorare: senza il vantaggio fiscale, i premi sulle azioni delle società che detengono bitcoin verrebbero erosi, e la raccomandazione pragmatica verso strumenti gestiti come gli ETF potrebbe consolidarsi anche nel mercato giapponese.
Per gestire l’incertezza, gli investitori dovrebbero verificare la struttura fiscale del proprio mercato di riferimento, valutare la governance e la liquidità delle società che ostentano riserve di bitcoin, e considerare prodotti finanziari che offrano esposizione trasparente e regolamentata.
Per le autorità e le borse, invece, il compito sarà bilanciare la protezione degli investitori con la necessità di non soffocare l’innovazione: linee guida chiare, requisiti di disclosure e controlli mirati possono mitigare i rischi legati a strategie contabili e fiscali sofisticate.
In sintesi, la convergenza tra fiscalità, regolamentazione e strumenti finanziari determinerà se il consiglio pragmatico di “comprare un ETF” resterà una provocazione o diventerà la soluzione raccomandata anche per il mercato giapponese.