Il presidente esecutivo di MSTR torna a parlare mentre montano i timori su MSCI

Negli ultimi giorni il titolo di MSTR ha continuato a perdere terreno, spingendo il presidente esecutivo Michael Saylor a intervenire per la seconda volta in quindici giorni al fine di rassicurare gli investitori.

La settimana scorsa Saylor ha smentito voci secondo cui la società avrebbe venduto parte delle proprie riserve di bitcoin.

Michael Saylor ha dichiarato:

“Non c’è alcuna verità in quella voce.”

Tuttavia, le tensioni sui mercati sono aumentate quando una valutazione di JPMorgan ha messo in evidenza che una prossima decisione del provider di indici MSCI potrebbe escludere MSTR da alcuni indici azionari di riferimento, con il rischio di amplificare la volatilità al ribasso.

Contesto sull’indice MSCI e implicazioni per gli investitori

MSCI è uno dei principali fornitori di indici utilizzati da fondi pensione, fondi comuni e ETF per replicare il mercato azionario. L’esclusione di una società da un indice può costringere i gestori che replicano passivamente quell’indice a vendere le azioni interessate, generando pressioni di vendita significative e movimenti di prezzo accentuati.

Per questo motivo la possibile rimozione di MSTR da indici di ampia capitalizzazione è stata interpretata come un fattore capace di innescare ulteriori discese del titolo, soprattutto in un contesto di mercato già nervoso.

La replica pubblica di Michael Saylor

In risposta all’allarme sull’appartenenza agli indici, Michael Saylor è tornato a scrivere sui social per precisare la natura dell’attività della società e della sua strategia patrimoniale.

Michael Saylor ha detto:

“Strategy non è un fondo, non è un trust e non è una holding. Siamo una società operativa quotata in borsa con un’attività software da circa 500 milioni di dollari e una strategia di tesoreria unica che utilizza bitcoin come capitale produttivo.”

Con questo messaggio Saylor ha cercato di distinguere Strategy dalle entità che detengono passivamente asset digitali, sottolineando come la società svolga attività operative e finanziarie che, a suo dire, la rendono diversa dai veicoli puramente custodiali.

Michael Saylor ha aggiunto:

“Solo quest’anno abbiamo completato cinque offerte pubbliche di titoli di credito digitali, STRK, STRF, STRD, STRC e STRE, per un valore nozionale complessivo superiore a 7,7 miliardi di dollari.”

Con tali affermazioni la dirigenza ha voluto mettere in evidenza la componente di finanza strutturata e la capacità della società di emettere prodotti, nonché la presunta difficoltà per un veicolo passivo o una semplice holding di replicare questa combinazione di attività.

Prodotti, strategia e impatti sul mercato

Per comprendere le argomentazioni di Saylor è utile chiarire cosa si intende per titoli di credito digitali e per finanza strutturata sostenuta da bitcoin: tali strumenti cercano di trasformare l’esposizione a risorse digitali in prodotti negoziabili e regolamentati, combinando elementi di finanza tradizionale e tecnologie crittografiche.

Se da un lato questa strategia può creare nuove fonti di ricavo e soluzioni per la gestione del capitale, dall’altro introduce complessità normative e rischi legati alla valutazione degli asset digitali e alla loro idoneità rispetto ai criteri di inclusione nelle principali famiglie di indici.

Gli osservatori del mercato seguiranno con attenzione la decisione di MSCI: un’esclusione potrebbe accentuare la volatilità nel breve termine, mentre un mantenimento dello status quo contribuirebbe ad alleggerire le pressioni di medio termine.

Sul fronte dei prezzi, le azioni di MSTR hanno registrato un’ulteriore flessione del 3% nella sessione di venerdì, scambiando intorno ai 171 dollari, riflettendo la sensibilità del titolo alle notizie che riguardano la sua classificazione e la liquidità associata.

In sintesi, la discussione pubblica promossa dalla direzione mira a ricollocare MSTR nel perimetro delle società operative con attività finanziarie innovative; la reazione del mercato dipenderà però tanto dalle decisioni degli operatori di mercato quanto dalle determinazioni formali degli indici di riferimento.