Il fondatore di Bridgewater Ray Dalio afferma di detenere circa l’1% del proprio patrimonio in Bitcoin
- 21 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, ha indicato che la sua esposizione in bitcoin rappresenta da tempo una quota modesta del portafoglio, intorno all’1%. Pur mantenendo questa posizione, ha sottolineato che la criptovaluta presenta ancora significative criticità strutturali che ne ostacolano l’adozione come asset di riserva globale.
Ray Dalio said:
“Ho una piccola percentuale di bitcoin. Ce l’ho da sempre, circa l’1% del mio portafoglio.”
Secondo Dalio, i principali limiti che frenano il riconoscimento del bitcoin come valuta di riserva riguardano aspetti tecnici e di policy, quali la tracciabilità delle transazioni, la trasparenza pubblica dei registri e le potenziali vulnerabilità derivanti dall’evoluzione della computazione quantistica. Questi fattori rendono difficile per gli Stati adottare strumenti finanziari registrati in modo pubblico e permanente.
Ray Dalio said:
“Penso che il problema del bitcoin sia che non diventerà una valuta di riserva per i grandi paesi perché può essere tracciato e potrebbe essere, concepibilmente con la computazione quantistica, controllato, hackerato e così via.”
Questa valutazione implica che, nonostante l’interesse degli investitori privati e alcune istituzioni, l’adozione ufficiale da parte delle banche centrali o degli Stati rimane improbabile se permarranno rischi legati alla sicurezza e alla possibilità di rintracciare flussi finanziari.
Posizione su bitcoin e oro
Dalio ha suggerito in passato una strategia di diversificazione che includa sia bitcoin sia oro, arrivando a proporre, per alcuni investitori, un’allocazione combinata intorno al 15% del portafoglio. Tra i due asset manifesta una preferenza personale per il oro, soprattutto per la sua natura fisica e la minore dipendenza da terze parti.
Ray Dalio said:
“Il vantaggio dell’oro è che è un bene che puoi possedere fisicamente e non dipendi da qualcuno che te lo fornisca.”
Limiti tecnici e scenari di adozione
Le problematiche richiamate includono la tracciabilità delle transazioni sulla blockchain — che può facilitare controlli e sanzioni — e l’esposizione a sviluppi tecnologici che potrebbero compromettere chiavi crittografiche e infrastrutture. Inoltre, la natura pubblica e permanente dei registri distribuiti entra in conflitto con le esigenze sovrane di riservatezza e controllo sulle risorse nazionali.
L’indicatore di bolla e le conseguenze macroeconomiche
Dalio ha anche avvertito che l’economia dei Stati Uniti mostra segnali simili a quelli che precedettero bolle rilevanti del passato, come il crollo del 1929 e lo scoppio della bolla tecnologica del 2000. Tale valutazione deriva da un modello che misura una serie di variabili storiche per valutare la vulnerabilità del mercato.
Il suo indicatore di bolla analizza dati che risalgono a inizio Novecento e incorpora metriche come il livello di leva finanziaria, l’espansione della massa monetaria e la concentrazione della ricchezza per stimare la probabilità di una correzione profonda dei prezzi.
Ray Dalio said:
“Il quadro è abbastanza chiaro: siamo in quella zona di una bolla.”
Questa diagnosi ha implicazioni pratiche per investitori e responsabili di politiche: suggerisce attenzione alla gestione del rischio, diversificazione e riflessione su strumenti meno esposti a valutazioni eccessive. Per le autorità monetarie e fiscali, segnala l’importanza di monitorare leva e squilibri patrimoniali per evitare aggiustamenti bruschi che possano danneggiare l’attività economica.
In sintesi, la posizione esposta da Ray Dalio combina una cautela tecnica nei confronti del bitcoin come possibile riserva di valore sovrana con raccomandazioni pratiche per la diversificazione degli investimenti, mentre richiama l’attenzione sui rischi macroeconomici identificati dal suo indicatore storico.